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Aiutare i ragazzi di tutto il mondo a entrare nelle migliori università del pianeta, assicurando un futuro lavorativo all’altezza delle loro aspettative. È l’idea che sta alla base di Edusogno, una startup sorretta dal lavoro di cinque ragazzi: quattro italiani e un’americana. Un’intuizione che nasce tra un continente e l’altro, a cavallo tra Boston e Bari: “Ci siamo conosciuti nella città statunitense, mentre io frequentavo l’Eth di Zurigo e stavo facendo un progetto di scambio con il Mit”, racconta Domenico Campanaro, fondatore di Edusogno, “io e gli altri membri parlavamo di quando tornavamo in Italia per le vacanze e, puntualmente, venivamo assaliti da domande su come fare per andare a studiare o lavorare all’estero. Così un giorno, quasi per gioco, creai una pagina su Instagram su questo argomento: ebbene, con mia somma sorpresa, nel giro di una settimana avevamo 2-300 persone che ci seguivano”. Era il giugno 2019. Sono passati circa 7 mesi e oggi quella stessa pagina Instagram ha oltre 7mila follower e si superano i 9mila se si comprendono quelli di Facebook e TikTok. “Sembrano numeri poco significativi”, continua Campanaro, “ma va detto che in Italia le realtà universitarie o comunque nel settore educational sono poco seguite sui social: per esempio, la pagina ufficiale dell’Università di Pisa ha solo 15mila followers”.

Il successo iniziale ha dato l’impulso al gruppo di amici per provare a farne un business. Così, alla semplice pubblicazione di contenuti, è stata affiancata l’attività di tutoring da novembre dello scorso anno. Ed è nata la prima struttura nel nostro paese a fornire un aiuto articolato in questo modo agli studenti che vogliono entrare in top university all’estero. Al momento, decine di ragazzi si sono rivolti a Edusogno per una consulenza: “Spieghiamo loro quali sono le migliori università per i vari settori e come entrarci”, spiega ancora Campanaro, “dallo studio delle tecnologie di intelligenza artificiale alle arti figurative. Postiamo video-tour delle università e ne descriviamo il campus raccontando le nostre esperienze al loro interno, parliamo del mondo del lavoro del futuro, toccando tematiche di attualità come la crescente attenzione accademica sui temi ambientali e le energie rinnovabili”. All’interno dell’offerta, anche consigli e strategie su come affrontare un colloquio all’estero.

Domenico Campanaro

A guidare la truppa è appunto Domenico, 25 anni, ragazzo pugliese che ha da poco ottenuto un master of research all’università di Cambridge in ingegneria aerospaziale e sta completando un dottorato di ricerca a Oxford. Al suo fianco ha un team che si è cementato all’ombra delle più importanti università del pianeta: a partire dal fratello Luigi, 26 anni, anche lui alle prese con un dottorato di ricerca in robotica sempre a Oxford. Claire Ufongene, 23enne del Connecticut, al momento research assistent ad Harvard presso il Boston Children Hospital, è impegnata nel servizio di tutoring. Così come Ario Battolla, 25 anni, di Sestri Levante e attualmente impiegato nella divisione ricerca e sviluppo presso il team di Formula 1 di Sauber, in Svizzera. Mentre Filippo Licordari, 25 anni, anche lui di Sestri Levante, è a capo del marketing e attualmente lavora per Boston Consulting Group a Zurigo. “Siamo molto soddisfatti dei primi risultati”, prosegue il fondatore, “pochi giorni fa abbiamo saputo che uno dei ragazzi da noi seguiti è riuscito a entrare alla London School Of Economics. E l’altro giorno ci ha mandato un video dove ci ringraziava”. Si rivolgono a Edusogno ragazzi giovani, nella fascia d’età che va dai 15 ai 28 anni: “Sono persone motivate, che magari hanno fatto il liceo in Italia e vogliono prendere una triennale all’estero. Oppure laureati triennali italiani che sono interessati a una specialistica oltre confine o a un dottorato. Nel nostro paese, purtroppo, ci sono pochi investimenti per chi vuole fare un Phd e quindi si pensa di rivolgersi all’estero”.

Chi cerca di andarsene non necessariamente ha un brutto rapporto con l’Italia, anzi. “Personalmente sono molto legato al mio Paese”, ci tiene a sottolineare Campanaro, “e se avessi buone opportunità tornerei senza problema. Tuttavia, in Italia lo stipendio medio di ingresso per un ingegnere è di 1.400 euro. Mentre a Zurigo, in Svizzera, in media è molto più alto, logico quindi che lo sguardo si rivolga altrove”. Basti pensare che, secondo un report dell’istituto svedese Universum, datato 2017, si parla di un’aspettativa di salario nel primo anno dopo la laurea che nel paese elvetico sfiora gli 80mila dollari (oltre 72mila euro, al cambio attuale). Il primo passo, tuttavia, non è mai facile. Bisogna muoversi in un contesto non conosciuto e nei colloqui di lavoro non si sa come ci si deve comportare: “Edusogno serve anche a questo: affiancare alcuni accorgimenti a una base solida per aumentare di parecchio le possibilità di superare il colloquio di ingresso”.

Business 18 Dicembre, 2019 @ 4:27

Cosa non deve mancare in un Ateneo per aspiranti top manager

di Forbes.it

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Camplus Universita 3

Intervista di Pasquale Sasso a Maurizio Carvelli, Founder & CEO di Camplus

Top manager si nasce o si diventa? Ovviamente si diventa. Secondo un recente rapporto realizzato per Unioncamere e Anpal (per saperne di più potete leggere questo articolo sulle lauree più richieste) nei prossimi cinque anni, in Italia, si assisterà a un cambiamento profondo del panorama professionale. Il 60% degli occupati avrà un diploma qualificante o una laurea, mentre oltre il 35% sarà in possesso di un titolo di studio altamente specializzante. Dallo stesso studio, inoltre, emerge che nel quadriennio 2019 – 2023 gli indirizzi di laurea più richiesti dal mondo del lavoro riguarderanno, in ordine, le materie medico-sanitarie, economiche, ingegneristiche, giuridiche e quelle legate al mondo della formazione.
Ma l’indirizzo di studio non è certamente l’unico fattore che spinge i top manager, pubblici e privati, di domani a scegliere gli Atenei o la città dove studiare e formarsi; questi ultimi, infatti, sono sempre di più alla ricerca di esperienze che guardano oltreoceano. Su questo tema ho avuto la possibilità di parlare con Maurizio Carvelli, un “ex top manager di domani” e oggi alla guida di una vera eccellenza tutta italiana, leader nel settore dello student housing, come Camplus. Nel corso della sua attività, Carvelli ha avuto la possibilità di essere direttamente a contatto con migliaia di studenti e, molti di questi, diventati top manager in Italia e all’estero.

Siete presenti in importanti città italiane come Roma, Torino, Bologna e Milano. Secondo voi quali sono i fattori che incidono sulla scelta dei futuri manager della “città giusta” dove andare a studiare e magari fare carriera?
Nella nostra esperienza abbiamo potuto constare come il richiamo verso i grandi Atenei sia influenzato in maniera significativa da fattori collegati, non soltanto con l’offerta, la storia e il prestigio di questi centri universitari, ma anche con la soggettività del singolo studente e con la capacità d’investimento della propria famiglia. Sono giovani che hanno dei numeri da giocare, una certa ambizione e una certa propensione all’eccellenza. Questo può valere per città come Milano. Ma esistono anche studenti che scelgono delle facoltà di “nicchia”, come quella degli studi internazionali di Forlì; altri seguono le orme dei genitori; altri ancora, semplicemente, seguono i loro amici.
A queste variabili, se ne aggiunge anche un’altra: gli “spostamenti tradizionali”, che interessano il flusso degli studenti. Se inizialmente questi spostamenti avvenivano a distanze non troppo estese (chi proveniva dal Sud studiava al Sud, chi proveniva dal Nord studiava al Nord), l’evoluzione ha gradualmente registrato una tensione verso l’offerta degli atenei stranieri.

Venezia, dove il 9 dicembre avete aperto a Santa Marta, si conferma come una delle città molto ambite per la formazione universitaria dei futuri manager. Cosa spinge secondo voi questi ragazzi a sceglierla?
Venezia, nonostante sia considerato un ateneo di medie dimensioni, ha una forte vocazione universitaria con i suoi 12.000 iscritti fuorisede di cui il 17% sono nuovi studenti. È un’ottima università che ha delle nicchie interessati, tra cui certamente l’Università Ca’ Foscari, inserita nella classifica QS World University Rankings tra le migliori 150 università al mondo per ‘Arts & Humanities’ e ‘Languages’ e tra i migliori 250 atenei al mondo per ‘History’e ‘Economics’. Offre, poi, molti percorsi di specializzazione, come master e business school e, non da ultimo, è una città bellissima.
Con Scenari Immobiliari, Istituto indipendente di studi e ricerche, abbiamo realizzato l’indagine “Osservatorio sulle nuove forme di residenza per studenti, giovani e lavoratori” di cui esiste già una seconda edizione. Questo studio è molto significativo per gli imprenditori che desiderano investire nello student housing, ma offre anche spunti interessanti per individuare i fattori che incidono sulla domanda. Dall’analisi realizzata, Venezia emerge nel rating dei “territori innovativi”, raggiungendo il secondo posto per quanto riguarda l’attrattività urbana (che considera la presenza di aree verdi e impianti sportivi, la vitalità sociale/culturale/artistica, il – basso – tasso di criminalità) e l’innovazione del comparto (ovvero la capacità degli atenei di saper intercettare finanziamenti, promuovere l’internazionalizzazione, incentivare la ricerca e l’innovazione d’impresa).

Camplus Universita 1

Oggi si parla sempre di più di coworking e spazi condivisi. Secondo voi come è messa l’Università italiana su questo tema e come Camplus le supporta nel suo ruolo di gestore?
Su questo tema, le Università non sono ancora del tutto in linea con le nuove tendenze. I Politecnici sembrano essere quelli che si stanno allineando maggiormente. Noi, come gestori, veniamo chiamati dagli atenei per curare, non solo gli aspetti prettamente residenziali, ma anche quello che per noi è il “coworking”: la creazione di luoghi di community come punto di incontro fra gli studenti e tutta la cerchia di collaboratori – interni ed esterni – che ruotano attorno alla nostra realtà. Parliamo di ricercatori, dottorandi, startappisti e professionisti che, con l’aiuto del nostro staff di Direzione, organizzano workshop e lezioni con i nostri studenti. Mentre le università politecniche possiedono degli spazi dedicati al coworking e aiutano i giovani che desiderano diventare imprenditori, noi come Camplus prendiamo l’essenza del coworking stesso, inteso, non come mero spazio di condivisione, ma come attivo confronto con l’ambiente universitario e lavorativo. In sostanza, offriamo loro un ventaglio di opportunità, li rendiamo protagonisti nella costruzione del loro progetto formativo e professionale, esplorando ciò che c’è al di là del percorso accademico. Il rapporto con le università è certamente la chiave per raggiungere l’efficacia di questo intento e, del resto, è ciò che le università stesse ci chiamano a fare.

Grazie alla vostra attività, siete a contatto ogni anno con migliaia di giovani futuri manager. Ci citate qualche caso di successo?
In Camplus abbiamo un’attenzione particolare per gli Alumni, ex studenti che hanno terminato gli studi e sono entrati nel mondo del lavoro. Creiamo attivamente dei punti di contatto tra loro e gli attuali studenti: l’esperienza comune della vita in residenza, le attività a cui hanno partecipato e il percorso formativo intrapreso, sono gli elementi fondanti di un ricco processo di condivisione. Gli Alumni sono un patrimonio prezioso per Camplus; un punto di contatto con aziende e multinazionali. Per questo li coinvolgiamo attivamente nelle nostre attività di formazione e diamo loro la possibilità di mettere a disposizione le proprie conoscenze e incontrare i loro futuri colleghi.
Sono diversi i casi di ex studenti di successo. Tra questi, per esempio, Luigi Cascone, laureato in Relazioni Internazionali a Bologna. Dopo un periodo di lavoro al Parlamento Europeo a Bruxelles, è tornato in Italia, a Roma dove ha superato l’esame per diventare diplomatico. Attualmente è diplomatico presso il Ministero degli Esteri.
Angela Bongiorno, laureata in Astrofisica, ha seguito un post dottorato presso il Max Plank Institute di Monaco. Attualmente è ricercatrice presso l’INAF (istituto nazionale di astrofisica) di Roma.
Infine, Marco Belardinelli, laureato in Ingegneria Gestionale, lavora da diversi anni a Chicago dove è Direttore dell’Area Nord America di un’azienda italiana che progetta e realizza sistemi per risonanza magnetica.

Camplus Universita 2

Classifiche 29 Agosto, 2019 @ 1:30

Le 20 università che formano il maggior numero di futuri milionari

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

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Laureandi alla Harvard University. (Photo by Robert Spencer/Getty Images)

Tra i fattori di successo per diventare milionari c’è senza dubbio l’aver frequentato la ‘giusta’ università. Se poi questa si chiama Harvard University, si è già a metà dell’opera. Secondo un report di Wealt-X sulle università che formano più ricchi al mondo, Wealthy Alumni: University UHNW Alumni Rankings 2019, il prestigioso ateneo americano è al primo posto di questa speciale classifica, dal momento che – viene stimato – ben 13.650 studenti sono poi diventati ultra-high-net-worth (persone con un patrimonio netto superiore a $ 30 milioni). Una cifra che è più del doppio della Stanford e della University of Pennsylvania, rispettivamente al secondo e al terzo posto.

Le università statunitensi dominano la top 20. Una prevalenza che rispecchia lo status degli Stati Uniti come paese con la più grande popolazione Uhnw del mondo: una caratteristica che è – in un perfetto circolo virtuoso – anche merito delle sue università, tra le migliori al mondo. Solo tre sono fuori dagli Usa: Oxford e Cambridge rappresentano il Regno Unito, mentre l’Insead francese è al 19° posto.

Secondo il report anche le caratteristiche degli stessi Unhw differiscono in base alla università frequentata.  L’84%, gli ex studenti Uhnw che si sono laureati all’Università della Virginia e dell’Università di Chicago costituiscono la più alta percentuale di persone self-made. Di contro, la ricchezza ereditata è rara. In media, solo il 7% di questi ex studenti Uhnw ha ereditato la sua fortuna. La Columbia University ha il maggior numero di ricchi ereditieri, ma il 12% è in ogni caso una percentuale relativamente bassa. Gli ex studenti di Cambridge, invece, sono sostanzialmente internazionali e la loro ricchezza tende a essere una mix tra eredità e patrimonio autogenerato.

Escludendo le università degli Stati Uniti, la classifica cambia in maniera sostanziale, ma anche in questo caso, tra le prime 20 manca – e non è una sorpresa – l’Italia. Dominano le inglesi, sette su 20, con Cambridge e Oxford rispettivamente al primo e al secondo posto. Tre sono australiane e due in Canada; due, infine, hanno sede in Cina e India. Da sottolineare che 18 delle prime 20 sono università pubbliche, in netto contrasto con la classifica generale (dove sono incluse anche gli istituti americani) nella quale prevalgono quelle private.

Classifiche 20 Giugno, 2019 @ 9:08

Le 10 migliori università del mondo e d’Italia nel 2020

di Forbes.it

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Harvard University. (Getty Images)

Le università americane continuano a guidare il ranking dei migliori atenei mondiali, nel quale si affacciano tuttavia i primi esponenti dell’Asia, mentre l’Italia si guadagna posizioni di rispetto grazie alle proprie eccellenze.
E’ quanto emerge dalla sedicesima edizione, riferita al 2020, di quella che viene considerata la classifica delle università globali più consultata al mondo: la QS World university rankings, pubblicata dagli analisti di QS Quacquarelli Symonds basandosi sulle opinioni di quasi 100mila accademici e ricercatori, oltre che di 45mila manager dell’area delle risorse umane.

Guidano la classifica generale – come detto – tre università statunitensi:

1 – Massachusetts Institute of Technology (MIT) – Usa
2 – Stanford University – Usa
3 – Harvard University – Usa
4 – University of Oxford – Uk
5 – California Institute of Technology (Caltech) – Usa
6 – ETH Zurich – Swiss Federal Institute of Technology – Svi
7 – University of Cambridge – Uk
8 – UCL – Uk
9 – Imperial College London – Uk
10 – University of Chicago – Usa

Fuori dalla top 10 spiccano due università di Singapore, classificate rispettivamente all’undicesimo e al dodicesimo posto: la Nanyang Technological University e National University di Singapore.

Gli atenei che guidano la classifica generale ricorrono spesso anche nelle classifiche “di specialità”, quelle riferite a singole aree di studio o facoltà.

Per le arti e le materie umanistiche il terzetto di testa è composto da: Oxford, Harvard e Cambridge.
Per ingegneria e tecnologia: MIT, Stanford, ETH Zurich – Swiss Federal Institute of Technology, istituto quest’ultimo tra quelli maggiormente cresciuti rispetto alla classifica dello scorso anno.
Per scienze della vita e medicina: Harvard, Oxford e Cambridge.
Per matematica, fisica e facoltà scientifiche: MIT, Stanford e Harvard.
Per scienze sociali: Harvard, London School of Economics and Political Sciences (LSE) e Stanford.

Tra le italiane guida il Politecnico di Milano, l’unico ateneo tra le prime 150 posizioni. Di seguito le Top 10 università italiane con il rispettivo posizionamento in classifica.

149  – Politecnico di Milano
177  – Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa
177  – Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
203  – Università Sapienza Roma
204 – Scuola Normale Superiore di Pisa
234 – Università di Padova
302 – Università di Milano
348 – Politecnico di Torino
389 – Università di Trento
389 – Università di Pisa

Classifiche 7 Giugno, 2019 @ 12:41

Le migliori lauree in Italia per ottenere stipendi più alti

di Forbes.it

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cappello della laurea
(Shutterstock)

Quali sono le lauree che consentono a distanza di pochi anni dal conseguimento di ottenere i migliori stipendi? La risposta è contenuta nell’ultimo rapporto AlmaLaurea sulla condizione lavorativa dei laureati.

Tra i laureati magistrali biennali sono soprattutto i laureati di ingegneria, dei gruppi scientifico e
chimico-farmaceutico che possono contare sulle più alte retribuzioni: rispettivamente 1.762, 1.675
e 1.595 euro mensili netti. Non raggiungono invece i 1.200 euro mensili le retribuzioni dei laureati
dei gruppi psicologico e insegnamento.
Tra i magistrali a ciclo unico le retribuzioni più elevate sono percepite dai laureati del gruppo
medico (2.007 euro). Più contenute quelle del gruppo giuridico, che raggiungono i 1.343 euro
mensili.

i dati del rapporto almalaurea
Laureati magistrali biennali del 2013 intervistati a cinque anni dal conseguimento del titolo: retribuzione mensile netta per gruppo disciplinare. Anno di indagine 2018 (Rapporto Almalaurea)

In termini di maggiori possibilità occupazionali, i laureati in ingegneria, del gruppo economico-statistico e quelli delle professioni sanitarie mostrano le migliori performance occupazionali, dal momento che il tasso di occupazione è ovunque superiore all’89,0%. Sono invece al di sotto della media i tassi di occupazione dei laureati dei gruppi giuridico, letterario, geobiologico e psicologico (il tasso di occupazione è inferiore all’80,0%).
Anche tra i laureati magistrali a ciclo unico, intervistati a cinque anni, si evidenziano importanti
differenze tra i gruppi disciplinari: i laureati del gruppo medico hanno le più elevate performance
occupazionali, registrando un tasso di occupazione pari al 92,4%. Al di sotto della media, invece, i
laureati del gruppo giuridico, dove il tasso di occupazione si ferma al 76,7%.

All’aumentare del livello del titolo di studio posseduto diminuisce comunque il rischio di restare intrappolati nell’area della disoccupazione. Generalmente i laureati sono in grado di reagire meglio ai
mutamenti del mercato del lavoro, disponendo di strumenti culturali e professionali più adeguati. I
laureati godono infatti di vantaggi occupazionali importanti rispetto ai diplomati di scuola
secondaria di secondo grado durante l’arco della vita lavorativa: nel 2018, il tasso di occupazione
della fascia d’età 20-64 è pari al 78,7% tra i laureati, rispetto al 65,7% di chi è in possesso di un
diploma. Inoltre, la documentazione più recente a disposizione evidenzia che, nel 2014, un laureato
guadagnava il 38,5% in più rispetto ad un diplomato di scuola secondaria di secondo grado. Certo,
il premio salariale della laurea rispetto al diploma, in Italia, non è elevato come in altri Paesi
europei (+52,6% per l’UE22, +66,3% per la Germania e +53,0% per la Gran Bretagna), ma è
comunque apprezzabile e significativo.

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Tecnologia 26 Maggio, 2019 @ 11:25

VGen, così gli studenti italiani si organizzano per guidare l’innovazione

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
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In soli 5 mesi è riuscita a diventare protagonista nel panorama dell’innovazione italiano con oltre 150 membri, 60 startups nel network e oltre 10 eventi organizzati. E’ VGen, iniziativa nata con lo scopo di preparare gli studenti universitari ad essere i leader del cambiamento tecnologico. Per gli stessi promotori dell’iniziativa VGen sta infatti per Value Generation, con un doppio significato. Da un lato generare valore, dall’altro rappresentare la “generazione del valore”, cioè gli studenti e i giovani che vedono nell’innovazione un’opportunità per cambiare la società. “VGen è una community di visionari che vogliono immaginare e costruire i lavori e la società del futuro”, spiega il co-founder Riccardo Madrigali.

L’iniziativa combina la presenza online con quella offline. “Tra i nostri obiettivi c’è quello di rendere l’esperienza della nostra community pratica per arricchire dal punto di vista professionale i nostri studenti e prepararli al mondo del lavoro.” afferma Gabriele Belfiore, anch’egli co-founder del progetto. Da quest’obiettivo è nato il VGen LAB, un nuovo concept di open innovation che coinvolge gli studenti universitari in progetti di crowdsourcing con startup e aziende.

gli studenti di vgen
I ragazzi di VGen

“Ad oggi abbiamo elaborato un progetto per una delle partecipate di una delle primarie società di consulenza internazionali e stiamo supportando una fintech norvegese a comprendere il mercato italiano”, afferma Ludovica Arconte, head of VGen Lab, bocconiana, 20 anni e tanta voglia di vivere il mondo in cambiamento da protagonista. “Siamo attivi con oltre 50 smart talent tra l’Università Bocconi, il Politecnico di Milano e l’Università Bicocca, per provare a guidare il cambiamento nelle università”.

VGen: gli eventi e i prossimi progetti

“La nostra community è solo agli arbori, in 5 mesi siamo riusciti ad affermarci con successo sul panorama dell’innovazione italiano. Nei prossimi mesi siamo pronti a portare una vera e propria rivoluzione nell’ecosistema coinvolgendo, come mai prima d’ora, gli studenti universitari in maniera sempre più capillare da tutte le università italiane” – afferma Matteo Ruggeri, responsabile eventi di VGen – “È strategica anche la partnership con Capital Venture Consulting, boutique finanziaria che collega i capitali alle imprese ad alta crescita. Studenti, startup e corporate uniti da un’unica mission: innovare il Paese!”.

L’ultimo evento in ordine di tempo è stato il primo “Italia 2030” tenutosi il 7 maggio scorso al Talent Garden Calabiana di Milano. L’evento ha proposto un format di contaminazione e innovazione tra studenti, startup e grandi aziende per raccontare lo stato attuale dell’innovazione e come questa stia cambiando il futuro del nostro paese. Dopo le tavole rotonde su tematiche come l’ecosistema startup, l’open innovation e il fintech è avvenuta la premiazione della vincitrice del VGen Startup Award: la startup “Emotiva”, un software di IA che analizza le risposte emotive delle persone per predirne i futuri comportamenti di acquisto. L’evento si è concluso nell’area networking & recruiting dove gli studenti hanno potuto interagire direttamente con le startup e le corporate presenti.

“Ringrazio la mia squadra a Milano che ci ha permesso di arrivare a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissati. In pochissimo tempo siamo riusciti a portare a bordo partner strategici di grande calibro, come EY, Consulenza e Risorse, TechMood, YourCFO e tanti altri” afferma Luca Carlomagno, head of VGen Milan, con responsabilità verso l’espansione e il marketing strategico.

Le attività in agenda non si sono esaurite e prevedono diverse iniziative nelle prossime settimane tra cui un Investor Day presso la sede romana di Azimut Capital Management per valorizzare le startup del proprio network, un hackathon e un evento di open innovation su un verticale industriale; il tutto accompagnato dalle attività giornaliere del VGen Lab.

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