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Cultura 1 Febbraio, 2020 @ 2:53

Perché la banana è diventata l’icona dell’arte contemporanea

di Marco Rubino

La mia grande passione è la street art.Leggi di più dell'autore
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Se l’arte contemporanea dovesse essere ridotta ad una sola icona, questa sarebbe sicuramente una banana. 

A riportare questo frutto sulla scena artistica è stato recentemente Maurizio Cattelan: la sua Comedian – la banana appesa al muro con un nastro adesivo esposta ad Art Basel Miami 2019 – ha attirato su di sé una grande attenzione.  Sull’opera sono stati spesi fiumi di parole, in ambiente artistico, sui media, di settore e non, e tra la gente. Il principale merito dell’installazione è senza dubbio quello di aver portato sulla bocca di tutti un tema solitamente di nicchia come l’arte concettuale.

Comedian – la prima opera realizzata con una vera banana – ha destato clamore soprattutto per il suo prezzo di vendita: 120 mila dollari per le prime due edizioni e 150 mila per la terza.  Vista l’enorme bagarre mediatica è bene specificare, come ha fatto Emmanuel Perrotin, gallerista di Cattelan, che “Comedian ha un certificato di autenticità (COA) che contiene le istruzioni esatte per l’installazione e una autentica che attesta che l’opera è di Maurizio Cattelan. Ciò è fondamentale, infatti, senza un COA, un’opera d’arte concettuale non è altro che la sua rappresentazione materiale”.
Ma Cattelan è solo l’ultimo (anzi, probabilmente ormai non più) artista ad aver utilizzato la banana nelle sue opere; sono stati diversi i colleghi che hanno interpretato il celebre frutto e accendendo il desiderio dei collezionisti di tutto il mondo.
La banana certamente più famosa è quella disegnata da Andy Warhol per un album dei The Velvet Underground & Nico, forse la copertina di un vinile più iconica mai realizzata.
Nelle prime edizioni dell’album, il frutto disegnato dal padre Warhol per la band di Lou Reed si poteva sbucciare; anzi, come recitava una postilla sulla cover, da “sbucciare dolcemente e vedere”.  L’album, uscito nel 1967, è presto divenuto oggetto di culto tra i collezionisti di vinili e di oggetti d’arte e oggi ha un valore di circa 2 mila dollari. Questa banana è stata addirittura al centro di una disputa legale sui diritti di utilizzo tra i Velvet Underground & Nico e la Andy Warhol Foundation.
Nella stessa epoca altri due grandi dell’arte contemporanea hanno in qualche modo ritratto il frutto giallo: Basquiat dedica proprio ad Andy Warhol Brown Spots (Portrait of Andy Warhol as a Banana); mentre Keith Haring, nel 1987, in un disegno ad inchiostro su carta ritrae Andy Warhol con in mano una banana.
Andando indietro nel tempo, Paul Gauguin nel 1891, in The Bananas – oggi esposta al Musée d’Orsay di Parigi – dipinge un grande casco di banane; nel 1913 è la volta di Giorgio de Chirico che dipinge un casco di banane ne L’Incertezza del Poeta, opera oggi di proprietà della Tate Gallery e in questi giorni esposta a Milano all’interno della retrospettiva dedicata all’artista; mentre Frida Kahlo nel 1939 realizza The Bride Frightened at Seeing Life Opened,  inserendo il frutto all’interno dell’opera. 

La lista di artisti che hanno dedicato una opera alla banana è infinita davvero e non si ferma qui. Mel Ramos, altro esponente chiave della Pop Art, agli inizi degli anni ‘60, all’interno del suo viaggio artistico contro le pubblicità urlate, realizza Ciquita Banana, una grande scultura che ospita all’interno una pin up. Anche David Hockney, uno degli artisti più valutati al mondo, nel 1970 dipinge Banana, opera che raffigura il frutto realizzato con colori a pastello. Roy Lichtenstein interpreta, invece, il frutto giallo all’interno della sua serie sulla natura morta rivisitata in stile pop. Negli anni ’80 il collettivo artistico femminista Guerrila Girls realizza un’opera per sensibilizzare l’opinione pubblica contro lo strapotere dell’universo maschile nel mondo dell’arte. 

La celebrazione del frutto, complice anche una sua lettura a sfondo erotico, non pare avere confini di secolo e dopo il diciannovesimo e il ventesimo arriva anche al ventunesimo. Prima di Cattelan diversi artisti viventi la hanno celebrato il frutto: nel 2004 il più famoso degli street artist, Banksy, rilegge una delle celebri scene del film di Quentin Tarantino Pulp fiction ritraendo John Travolta e Samuel Lee Jackson, nei panni dei cattivissimi Vincent Vega e Jules Winnfield mentre brandiscono due banane come fossero pistole. Nel 2011 è la volta di Damien Hirst, che realizza Turps Banana una stampa digitale a colori che raffigura il frutto su un fondo blu. Nell’opera L’Unico frutto dell’Amor Francesco De Molfetta, artista ospitato in importati collezioni tra cui quella della famiglia Elkann e quella del CEO di Nike Mark Parker – gioca con la sua consueta ironia su una duplice declinazione di banana. 

Mentre Ron English, poliedrico artista statunitense, ha realizzato Dandy Banana reinterpretando la banana del papà della Pop Art, richiamato anche nel nome dell’opera.
Per concludere questo lungo viaggio virtuale – che non può chiaramente essere esaustivo – della banana nell’arte moderna e contemporanea, Mr Brainwash in Banana Split rappresenta tre fasi della vita del frutto; il giapponese Takashi Murakami, icona pop del Sol levante, che dedica uno dei suoi fiori al frutto giallo. E ancora: Oli Epp, realizza con il suo innato ingegno Pawn inserendo la banana in un contesto dark; Cb Hoyo, che gioca con genialità e ironia sulla celebre opera di Warhol; Pure Evil, uno degli street artist provenienti dal clan in cui Banksy ha mosso i primi passi – che nel 2018 realizza Crazy Bananas, che ritrae Edie Sedgwick, attrice e musa di Andy Warhol, con 10 sculture di banana inserite all’interno della cornice e, sempre tra gli street artist, Angry Dan che a Shoreditch London, uno dei quartieri simbolo dell’arte di Strada – ha dedicato al frutto giallo una delle sue opere che si caratterizzano per una commistione tra arte, poesia e canzoni.
Infine, ultime citazioni per Studio Job, la creatura diretta da Job Smeets e Nynke Tynagel – tra i team di design più influenti per il Financial Times –  realizza la lampada Banana per l’esposizione Art Light alla Carpenters Workshop Gallery di Parigi, l’australiano Mark Whalen, che la inserisce in una delle ultime sue sculture e per Jebila Okongwu, artista nato a Londra che prima di trasferirsi a Roma ha vissuto in Nigeria, Australia e USA, che alla banana ha dedicato diverse scultura tra cui una di grandissime dimensioni esposta a Untitled Miami durante l’art week. Pur non avendo memoria di sue opere raffiguranti banane, sappiamo che Salvador Dalì ne era appassionato: a svelarlo è un ricettario dedicato all’amata Gala, scritto dall’artista nel 1973 e riedito da Taschen. “Les dîners de Gala – affermò Dalì – è dedicato esclusivamente ai piaceri del gusto… Se siete tra quelli che calcolano le calorie e trasformano le gioie del cibo in una forma di penitenza, chiudete subito questo libro; è troppo vivace, troppo aggressivo e troppo impertinente per voi”. Tra le varie ricette del libro, una è dedicata proprio alla torta di banane. Infine, la banana – come frutto – è legata ad un altro dei più grandi artisti internazionali viventi nonché soggetto osteggiato dal Governo di Pechino per il suo impegno politico: Il cinese Ai Weiwei. Durante il suo arresto, come si evince dal libro Hanging Man di Barnaby Martin, la banana diventa il modo in cui chi si occupava della sua custodia mostra un gesto attenzione alle sue condizioni fisiche.  

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