I migliori calendari perpetui per affrontare i capricci dell’anno bisestile

Patek1518Steel_(Courtsy Phillips)
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orologi con calendari perpetui
Patek Philippe ref. 1518 (Courtsy Phillips)

Chissà perché a un uomo quando va in pensione, e il tempo smette finalmente di essere un problema, si regala un orologio. L’aforisma è di Robert Sherriff. Fa squisita eccezione l’anno bisestile, perché al polso dell’uomo elegante, a riposo o meno, non dovrebbe mancare un calendario perpetuo.

Avete ancora due giorni allora, prima del 29 febbraio, per decidere (trovando magari anche una buona scusa in famiglia) quale modello preferite indossare tra alcuni capolavori che brillano nel catalogo del nuovo, o delle ancor più esclusive auction house.

Patek Philippe ref. 1518 (Courtsy Phillips)

Se la pioggia vi dovesse sorprendere in Park Avenue sarete obbligati (la scusa è inattaccabile) a cercar riparo. Entrando casualmente da Phillips avrete forse l’occasione di vedere da vicino alcuni modelli di questa “complicazione” che vi permetterà di coniugare storia dell’orologeria e una pietra miliare del vostro stile. L’anno bisestile vi sta offrendo insomma la fortuna d’incontrare Alex Ghotbi (head of Watches per l’Europa e Medio Oriente presso Phillips) per una rassegna informale dei modelli più iconici.

Patek Philippe ref. 3448 (Courtsy Phillips)

Nel suo blazer di sartoria italiana Ghotbi ricorda, e non potrebbe essere altrimenti, il Patek Philippe ref. 1518. Nato nel 1941, durante la Seconda Guerra Mondiale, è stato il primo cronografo a calendario perpetuo ad essere prodotto in serie ed è rimasto l’unico sino ai primi anni Ottanta. Si ragiona naturalmente in milioni di euro.

Fate due conti, oppure, suggerisce Alex, “orientatevi verso la referenza 3448, sempre Patek Philippe. E’ stato il primo calendario perpetuo automatico: in produzione dai primi anni Sessanta fino alla fine dei Settanta. Elegantissimo.” Con 200mila dollari dovreste riuscire a fare un buon affare, sempre ricordando la massima assoluta: buy the seller not the watch.

Il Royal Oak di Audemars Piguet (Courtesy Phillips)

Ma siccome eleganza e sportività, nell’orologio da uomo, sembrano ormai inscindibili, la terza menzione riguarda il Royal Oak. “Nel 1982, nel pieno della crisi dell’orologeria, Audemars Piguet unì in matrimonio questa grande complicazione con il design sportivo”, ricorda Ghotbi. Oggi, quarant’anni dopo, tutti tentano ancora d’imitare quella rivoluzione.

Se invece volete essere esclusivi, senza per forza essere anche collezionisti, molto interessanti sono i modelli nuovi; per restare intorno al milione di euro o poco meno ecco il Jaeger-LeCoultre Master Grande Tradition Gyrotourbillon Westminster Perpétual.

Per attestarsi invece sopra i 50mila euro ma sotto i 70, si fa notare il Parmigiani Fleurier Toric Quantieme Perpetuel Retrograde.

E se non sapete proprio decidervi e siete già a marzo: optate per un “semplice” Philippe Dufour. E’ il dominus della categoria watchmaker indipendenti. Il suo Simplicity riesce infatti a creare l’ossimoro perfetto, perché vi colloca nel club unico dei gentlemen che, spendendo un quarto di milione, interpretano un inattaccabile low profile.