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Leader 30 Aprile, 2020 @ 3:02

La lettera di Marco Balich a 5 anni dal “suo” Albero della Vita all’Expo di Milano

di Forbes.it

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La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
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Marco Balich (Imagoeconomica)

Marco Balich è considerato una delle figure più rilevanti e innovative nella produzione di Cerimonie Olimpiche e grandi eventi dal vivo. Nel 2015 ha ideato l’Albero della Vita per l’Expo di Milano (dove ricopriva il ruolo di direttore artistico del Padiglione Italia) e il suo prossimo impegno è legato ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020/2021.

Balich ha rivolto una lettera a Milano e a tutta Italia. La riportiamo di seguito.

 

Sono passati esattamente 5 anni dal momento in cui partiva quella che è stata definita la “rinascita di Milano”. Dal 1 maggio 2015 si è infatti scatenata un’energia meravigliosa che dall’Expo si è diffusa a tutta l’Italia riportandoci al centro dell’attenzione globale.

Sono ricordi questi che oggi assumono ancora più valore poiché stiamo vivendo un momento traumatico senza precedenti: tutto il mondo ora è fermo, come sospeso.

E, naturalmente, per noi che di professione costruiamo sogni e viviamo di emozioni, per noi che lavoriamo negli spettacoli, nei concerti, negli eventi, i dubbi sul domani sono molto forti. Stiamo soffrendo professionalmente ed emotivamente, il nostro settore è probabilmente uno dei più colpiti dalla pandemia in tutto il mondo, dalla Cina al Canada. Da alcuni miopi è anche considerato superfluo, ma noi dobbiamo difendere gli spettacoli, gli eventi e l’intrattenimento, perché sono la parte viva della nostra cultura senza la quale l’umanità sarebbe profondamente impoverita.

Io sono nato a Venezia, città che ha sofferto molto negli ultimi anni e ora, paradossalmente, si sta riscoprendo nella sua bellezza originaria e naturale. Ho avuto poi la fortuna di conoscere più di mezzo mondo grazie ad un lavoro fantastico che mi ha fatto scoprire i lati più belli e autentici di tantissime culture diverse.

E oggi, che mi sembra di vivere dentro un film dell’orrore, come tutti, mi interrogo e osservo le persone che, non essendo in prima linea negli ospedali e nella gestione di questa crisi, stanno reagendo in diversi modi, chiusi nelle loro case: persone che soffrono di solitudine o persone esasperate in case sovraffollate, persone che aumentano di peso e persone che muoiono di fame.

Stiamo anche comprendendo quante cose sono state superflue nella nostra vita e non sono più sostenibili per questo pianeta: acquistiamo troppi beni inutili, facciamo troppi viaggi non necessari e creiamo troppo inquinamento dettato solo dalle performance.

Si dovrà recuperare la qualità a discapito della quantità, anche nelle esperienze.

Mi interrogo quindi su cosa sia davvero necessario. Personalmente credo che abbiamo bisogno di “essere umani”, di avere contatti ed emozioni. È così da tremila anni, il teatro greco e la piazza come luogo per la comunità esistono da allora. Questo è ciò di cui la gente avrà sempre bisogno: tornare a sognare e ritrovarsi in una grande passione collettiva. 

Quando sarà finito il tempo dell’emergenza, quando gli scienziati ce lo permetteranno, con la distanza o, si spera, con il vaccino, verrà il tempo di tornare a sognare e immaginare il nostro futuro. Verrà il tempo delle risate e delle passioni, verrà il tempo degli stadi, della musica e della meraviglia. 

Cambieremo molte cose, la tecnologia ci aiuterà, ma il bisogno di incontrarci e meravigliarci assieme davanti alla bellezza non scomparirà e non potrà mai essere sostituito dalla virtualità o mediato da uno schermo. Così come YouPorn non sostituisce il sesso, così le piattaforme digitali che oggi stiamo utilizzando non risponderanno mai definitivamente al bisogno del tutto umano di vivere insieme le nostre passioni.                      La vita va vissuta dal vivo!

E allora noi saremo pronti. Tutti noi, creatori di eventi, di spettacoli, di concerti, di bellezza, tutti noi dovremo essere pronti. Perché è la grande magia del nostro lavoro, il potere straordinario di trasformare i sogni in realtà, che riaccenderà il nostro futuro. 

Risento l’energia oggi ripensando al simbolo creato 5 anni fa per l’Expo di Milano, che all’inizio nessuno voleva, ma poi si è rivelato un grande aggregatore di emozioni, che tutti volevano guardare, col naso all’insù, per tornare un po’ bambini.

Nel 2015 l’Albero della Vita è stato definito simbolo di rinascita anche dal Presidente Mattarella e oggi c’è bisogno di una nuova rinascita, per Milano e per l’Italia.

Expo ha cambiato la faccia di una città; sappiamo che è possibile ricominciare.                

Non smettiamo di sognare, e facciamolo assieme, ma con nuovo ruolo: sostenere il cambiamento creando quelle emozioni necessarie a diffondere orgoglio, coraggio ed energia per il futuro.

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