L’arte tatuata di Gabriele Pellerone dalla Biennale di Venezia alle mostre

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Articolo tratto dal mese di giugno di Forbes Italia

di Anna Della Rovere

Ha iniziato a disegnare all’età di appena tre anni, coltivando questa passione come un semplice hobby. Difatti, all’inizio, è lo stesso Gabriele Pellerone, giovane artista di origini calabresi, a non credere che quella stessa passione si sarebbe trasformata poi nel suo lavoro a tempo pieno. “A 24 anni ho deciso di sfruttare il dono che avevo così, quasi per gioco, ho cominciato a tatuare. Qualche anno dopo ho aperto uno studio tutto mio e in breve tempo ho ricevuto diversi inviti per partecipare ai più importanti eventi del settore al mondo visitando città come New York, Pechino, Milano, Barcellona e Berlino”, racconta Pellerone. Nel 2017, complice un viaggio nella grande mela, il creativo ha iniziato ad avvicinarsi all’arte contemporanea e, da quel momento, ebbe inizio la sua ricerca artistica. Proprio in quel momento, l’intuizione: “Volevo portare il tatuaggio a un livello successivo, cosi pensai che il mondo dell’arte, fatto di musei, gallerie e collezionisti, fosse il posto giusto”. Con tante idee in mente e una grande dose di creatività, comincia a  creare quadri di pelle sintetica da tatuare, in modo da poter incidere un quadro come solitamente faceva con le persone, usando però macchinette, aghi e inchiostri.

Il risultato? Poter esporre un tatuaggio in un contesto artistico, e in modo permanente, proprio come si farebbe con un tradizionale dipinto artistico. Si chiamano infatti quadri tatuati e se cerchi sul web, finora Gabriele è l’unico ad aver sperimentato questa nuova forme d’arte. Forma d’arte per nulla semplice, in quanto a metodo di realizzazione: “Tatuare un quadro è come tatuare una persona, oltre a non potermi permettere alcun margine d’errore, bisogna mantenere una certa attenzione durante l’intero processo esecutivo; per alcuni quadri ho impiegato anche sei mesi di lavoro”, spiega.

Un movimento artistico insomma, figlio di trend come la street art, la pop art o ancora il cubismo. “A scuola ero appassionato del Rinascimento, ma ho iniziato a studiare il mondo dell’arte contemporanea solo dopo aver conosciuto e apprezzato i lavori di Banksy e Maurizio Cattelan, che hanno influenzato molto la mia visione”, racconta Pellerone. Che dopo aver esposto per la prima volta le sue opere nel 2017 nel contesto della Biennale di Venezia, è riuscito in poco tempo ad attirare l’attenzione e l’interesse di istituzioni del settore come Arte Fiera a Bologna e una collettiva a New York nel 2018 presso una galleria di Manhattan. “Il mio prossimo obiettivo? Portare l’arte del tatuaggio ai massimi livelli e contesti artistici, interagendo con musei, istituzioni e collezionisti. Pensando al difficile momento che stiamo attraversando, inoltre, sono ottimista: non credo che il collezionismo risentirà di questa crisi anzi, forse, sarà pronto a investire in un campo innovativo come la tattoo art”, conclude.