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Leader 27 Luglio, 2020 @ 2:22

“Indossare la mascherina è galateo sociale”. Parla Adrian Cheng, miliardario di Hong Kong ambasciatore della cultura italiana

di Riccardo Maurizio Silvestri

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Adrian Cheng al K11 MUSEA (Credits: NWD)

Miliardario, collezionista d’arte e filantropo, Adrian Cheng è un amico dell’Italia. Il giovane imprenditore che gestisce un impero da $76 miliardi ha deciso di sostenere il nostro Paese nei giorni più bui della pandemia. Quarant’anni e una laurea ad Harvard, è a capo di New World Development (NWD), un gruppo che investe in proprietà, infrastrutture, centri commerciali, alberghi, cliniche e istruzione. Fondatore di K11, l’innovativo concept di museo-retail che espone opere d’arte nei centri commerciali, combina sapientemente il business alla cultura. Dai numerosi progetti con brand e designer italiani agli investimenti a Venezia e Montalcino con il gruppo Rosewood Hotels, Adrian è un sostenitore del patrimonio culturale italiano. Durante l’intervista, indossa la mascherina – rigorosamente di design – che il suo gruppo ha prodotto durante l’emergenza sanitaria e donato a molti Paesi, tra cui l’Italia. Un gesto di #AmoreSenzaConfini, come ha chiamato la sua iniziativa.

Qual è stata la sua risposta all’emergenza COVID-19?

Quando l’emergenza COVID-19 ha colpito, abbiamo pensato di sostenere la comunità in un modo nuovo. La mia generazione di imprenditori vede la filantropia come un gesto diretto e spontaneo. Le ONG locali hanno segnalato il bisogno di mascherine: allora perché non produrle, anziché donare risorse per acquistarle? In due mesi ho organizzato un team, individuato gli impianti di produzione e procurato macchinari e materiali da tutto il mondo. Ho voluto dare un tocco di design alle nostre mascherine, scegliendo quattro stili e colori che le rendessero accattivanti. Oggi siamo in grado di produrre fino a 7 milioni di mascherine monouso al mese e, a regime, possiamo raggiungere oltre un milione di fruitori. Volevamo essere originali anche nella distribuzione e abbiamo lanciato l’iniziativa “Mask To Go”, inserendo le mascherine in distributori automatici sparsi per la città. I cittadini bisognosi possono ritirarle autonomamente con un codice QR. È il semplice principio che chi ha bisogno può prendere, senza dover necessariamente chiedere. Un modo diverso di fare filantropia, dal volto più umano.

Come hanno reagito gli asiatici alla crisi sanitaria rispetto agli europei?

La differenza principale sta nell’atteggiamento verso l’uso di mascherine. A Hong Kong, il 98,8% della popolazione ha iniziato volontariamente ad indossarle prima ancora che le autorità lo richiedessero. È una forma di galateo sociale: chi non indossa una maschera manca di rispetto agli altri cittadini. Gli europei invece sembrano riluttanti. Ho notato tuttavia più disponibilità ad indossare le mascherine se queste vengono personalizzate, come una sorta di accessorio moda. Un accessorio che può salvarci la vita. Spero che maschere dall’aspetto più artistico ne incoraggino sempre di più l’uso anche in Europa. Noi abbiamo donato molte delle mascherine che abbiamo prodotto all’Italia.

Perché donare mascherine all’Italia?

Sono molto legato all’Italia e il mio gruppo NWD collabora con molti marchi di moda, artisti, designer e venditori italiani. La ragione alla base del gesto però è stata l’amicizia. I miei amici italiani ed europei avevano bisogno di mascherine per i loro collaboratori o la loro comunità. Così è nato #LoveWithoutBorders, ossia “amore senza confini”. Abbiamo lavorato efficacemente con il Console Generale d’Italia a Hong Kong, Clemente Contestabile, per spedire maschere pronte per l’uso al nostro Paese. In tutto ne abbiamo donate più di 2,5 milioni tra Italia, Francia, Regno Unito e Corea del Sud e altre 500 mila all’UNICEF per bambini e soggetti vulnerabili.

In che modo il coronavirus influenzerà i settori dell’ospitalità e del retail?

L’unica certezza del domani è una persistente incertezza. Mi aspetto cambiamenti significativi nel modo in cui viaggiamo. Oggi nessuno ci sa dire se ci sarà un COVID-21, 22, o qualcos’altro. Nel nostro business alberghiero, la sanificazione influenzerà sempre di più le scelte dei viaggiatori. Questi si proteggeranno da quarantena e misure restrittive anche preferendo le brevi distanze, rendendo il turismo più localizzato. Nel mondo del retail invece i cicli di vita dei prodotti si accorceranno ulteriormente. Il nostro team di ricerca monitora costantemente Millennial e Gen Z, ossia i nati tra il 1980 e gli anni 2000, per decodificarne il modello di consumo (link al report). Questo segmento di consumatori in Cina conta 566 milioni di individui, più dell’intera popolazione dell’Unione Europea. Durante la pandemia e l’isolamento, i giovani consumatori hanno reagito ancora più rapidamente alle nuove tendenze, perciò prodotti e innovazioni devono costantemente adattarsi. Questo spiega i miei sforzi per rinnovare il nostro modello di business.

Qual è la sua visione futura per il gruppo NWD?

Non ho ereditato un gruppo con 50 anni di storia per conservarlo così com’è. Lo sto rivoluzionando e modernizzando seguendo le mie passioni per arte, cultura e sostenibilità. Da maggio sono ceo del gruppo che comprende NWS Holdings, il braccio cinese New World China Land, il leader mondiale nella gioielleria Chow Tai Fook con $8 miliardi di fatturato e 2.400 negozi, oltre alla proprietà di Rosewood Hotels and Resorts che gestisce 40 strutture di alto lusso nel mondo, tra cui Venezia e Montalcino.

Nel 2009 ho creato K11, un concept dove arte e business si fondono dando vita a centri commerciali, uffici e hotel unici nel loro genere. L’ultimo monumentale progetto è stato il Victoria Dockside di Hong Kong, un distretto culturale da $2,6 miliardi la cui costruzione ha richiesto 10 anni. Il complesso include K11 MUSEA, K11 ATELIER, K11 ARTUS e il primo Rosewood Hong Kong. Lo sviluppo continua nonostante la pandemia e K11 avrà 35 strutture in 9 città della Cina continentale entro il 2024. Dall’arrivo del COVID-19, grazie a una serie di misure di rilancio, il traffico in K11 MUSEA è aumentato del 50% e le vendite a maggio 2020 sono raddoppiate rispetto a febbraio. L’integrazione costante di tecnologia al retail è fondamentale per il nostro successo. Per questo ci siamo affiancati al colosso Tencent, sviluppatore di WeChat, per permettere ai consumatori di provare tutti i nostri prodotti tramite un avatar.

Come si integrano arte, innovazione e business?

Un perfetto esempio è stato “Master of Impressionism” al K11 Art Mall di Shanghai, la prima mostra delle opere di Claude Monet in Cina. Abbiamo preso in prestito capolavori dal museo Marmottan di Parigi e messo in campo tecnologie all’avanguardia per creare una full-immersion senza precedenti. I consumatori hanno amato la novità, tanto che le vendite durante l’esibizione sono cresciute del 30%. Questo è il DNA di K11: combinare l’esperienza retail con arte e innovazione digitale. Il nome K11 è un simbolo che non vuol dire nulla, ma diventa un emblema universale comprensibile in tutte le lingue. È proprio la sua natura simbolica e casuale a renderlo significativo.

Cosa pensa dell’arte in Italia?

Gli italiani vivono contornati da arte e musei sin dalla nascita. Amo l’Italia perché istituzionalizza l’arte e rende tributo agli artisti. In Cina, la cultura della conservazione è un fenomeno recente. Gli italiani dedicano naturalmente più tempo alla cultura, mentre gli asiatici amano l’efficienza e apprezzano l’estetica in modo differente. Per questo motivo sto accompagnando il pubblico ad innamorarsi dell’arte. K11 MUSEA non è un centro commerciale, ma un luogo dove i più giovani possono imparare, sperimentare cose nuove ed immergersi in culture diverse. K11 è anche educazione: ospitiamo una scuola di cucina in collaborazione con la prestigiosa accademia Le Cordon Bleu e il primo campus fuori da Parigi di Van Cleef & Arpels dove si impara l’arte della gioielleria.

Prevede progetti futuri con l’Italia?

Nel 2022 apriremo un hotel della catena Rosewood a Venezia, nel sontuoso Palazzo Dona’ Giovannelli del XV secolo. È la seconda proprietà del gruppo in Italia, che segue il Rosewood Castiglion del Bosco a Montalcino, nella Val d’Orcia. Abbiamo anche partecipato alla Biennale di Venezia con una mostra pop-up dell’artista contemporanea Liang Yuanwei e siamo interessati ad esplorare una partnership con la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica a Venezia. Mi piace collaborare con architetti e designer italiani; uno dei miei preferiti è Vincenzo De Cotiis. Ha ideato la meravigliosa boutique Antonia a Milano così, quando abbiamo portato il brand a Hong Kong in K11 MUSEA, l’architetto De Cotiis ha progettato gli spazi. Stiamo lavorando molto con l’Italia e vogliamo ancora esplorare tante opportunità. La tecnologia ci permette di attivare collaborazioni con artisti internazionali anche oggi che viaggiare è difficile.

In conclusione, ci consiglia un artista, un film e un libro?

Ammiro l’artista contemporanea italo-francese Tatiana Trouvé e la sua capacità di vedere arte negli oggetti di tutti i giorni. Come film scelgo In the Mood for Love del regista di Hong Kong Wong Kar-wai, presentato nel 2000 al Festival di Cannes. Adoro l’estetica della pellicola e l’indimenticabile colonna sonora. Ho anche scritto una tesi sui film di Wong Kar-wai durante i miei studi ad Harvard Business School. Un libro che consiglio è Essere Originali: Come gli Anticonformisti Cambiano il Mondo di Adam Grant. L’autore esamina come nascono idee rivoluzionarie e cosa hanno in comune gli anticonformisti di successo. È un testo pratico che combina arte e scienza e posso applicarlo direttamente al mio lavoro.

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