La battaglia tra la Cina e Jack Ma si infiamma. E il titolo di Alibaba continua a crollare

Jack Ma, Alibaba
Jack Ma, fondatore di Alibaba (Wang He – Getty Images)
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Jack Ma Alibaba
Jack Ma, fondatore di Alibaba e uomo più ricco della Cina (Wang He – Getty Images)

Oltre 115 miliardi di dollari in fumo nel giro di quattro giorni. Il titolo di Alibaba, il gigante cinese dell’e-commerce, ha perso oggi il 7,98% a Hong Kong: il secondo crollo consecutivo, dopo il -8,1% della seduta di giovedì. I numeri sono la conseguenza dell’ultimo atto della battaglia in corso tra il governo di Pechino e Jack Ma, fondatore di Alibaba e uomo più ricco del Paese, iniziata nello scorso ottobre.

Il 27 dicembre, la Banca centrale cinese ha infatti messo sotto accusa Ant Group, il braccio fintech di Alibaba che gestisce la app Alipay, il sistema di pagamento digitale più utilizzato in Cina.

Le accuse contro Ant Group

“Le autorità hanno chiesto ad Ant di rettificare le attività finanziarie illegali, comprese quelle di credito, assicurazione e gestione patrimoniale”, ha dichiarato il vicegovernatore della Banca centrale cinese, Pan Gongsheng. Pechino chiede dunque alla società di tornare a occuparsi solo di sistemi di pagamento e di rinunciare a operare come una banca.

“Oltre a non rispettare le regole”, ha aggiunto Pan Gongsheng, “Ant ha edificato un meccanismo di governo societario incompleto. Utilizza il vantaggio di mercato per escludere gli operatori del settore e danneggiare i diritti legittimi dei consumatori”. La Banca centrale ha chiesto poi ad Ant di “integrare lo sviluppo aziendale nel panorama della crescita nazionale”.

L’indagine su Alibaba

Le accuse contro Ant sono arrivate pochi giorni dopo la notizia dell’avvio di un’indagine su Alibaba, sospettata di “pratiche monopolistiche”.  Secondo l’Amministrazione statale per la regolamentazione del mercato, la società avrebbe costretto i grossisti a utilizzare solo la sua piattaforma, tramite “accordi di negoziazione esclusiva”. Una pratica che era già stata denunciata nel 2017 da un concorrente, JD.com di Liu Qiangdong. All’epoca, Pechino aveva deciso di non intervenire.

“La Cina non ha cambiato il suo atteggiamento favorevole e incoraggiante verso le piattaforme internet”, ha scritto l’indomani il Quotidiano del popolo, organo del Partito comunista cinese. “L’indagine contribuirà invece a garantire lo sviluppo del settore”. Nelle stesse ore, i media di Pechino parlavano anche di “colloqui di supervisione e guida” tra le autorità e i vertici di Ant Group.

La Cina contro Jack Ma

Le tensioni tra Jack Ma e il governo cinese sono emerse nello scorso ottobre. In un discorso tenuto a Shanghai, Ma aveva accusato Pechino di “concentrarsi solo sul controllo dei rischi e non sullo sviluppo”. “I regolatori”, aveva aggiunto, “tengono in considerazione solo di rado le opportunità per i giovani e per i paesi in via di sviluppo”. Poche settimane più tardi, la borsa di Shanghai aveva sospeso l’imminente Ipo da record di Ant Group: un’operazione da 34,5 miliardi di dollari, che avrebbe rappresentato la più grande quotazione in borsa della storia.

In questo mese, il Politburo del Partito comunista ha fatto sapere di voler tenere a freno “la disordinata espansione capitalistica”, e di volere quindi incrementare gli sforzi anti-monopolistici. E già in novembre Pechino aveva delineato restrizioni riguardanti proprio il settore web.

“Le nuove regolamentazioni stanno colpendo le grandi piattaforme internet, non solo Alibaba”, ha spiegato Li Chengdong, analista cinese del settore tech. “Il fatto che il bersaglio sia proprio l’azienda di Jack Ma, poi, esaspera la reazione dei mercati”. Il crollo delle azioni di Alibaba, che nemmeno l’annuncio di un nuovo piano di riacquisto da 10 miliardi di dollari è riuscito a prevenire, ha infatti contagiato altri giganti. Nella seduta di oggi, 28 dicembre, il colosso del food delivery Meituan è crollato del 6,9%. Tencent è calata del 6,6%, e perfino la concorrente di Alibaba, JD.com, ha perso il 2,1%.