Trasformare la scuola per trasformare l’economia: la didattica del futuro secondo Chiara Burberi, fondatrice di redooc.com

Chiara Burberi Redooc.com
Chiara Burberi, fondatrice di redooc.com
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È un caso di successo redooc.com, la piattaforma di apprendimento dall’infanzia all’università. Rigorosamente digitale, impiega strategie e metodologie aggiornate per mettere le ali ai saperi. L’ha fondata nel 2013 Chiara Burberi, bocconiana con un passato in McKinsey e nel management di Unicredit.  Cosa c’entra un’economista con la didattica pura? Il punto è questo. Siamo nell’era dell’economia della conoscenza, nel bel mezzo della quarta rivoluzione: il presente, ma anche il passato prossimo, ci obbligano a ripensare radicalmente i modelli educativi, per cavalcare l’onda anziché esserne sommersi.

Per riaccendere il Paese abbiamo bisogno di una scuola rinnovata nelle forme di insegnamento e apprendimento, finalmente centrata sugli studenti della generazione Z e Alpha. Una scuola volta a promuovere anziché fiaccare il capitale umano, inclusiva: non solo verso il basso, però. Perché merito ed eccellenza – si sa – in tanta (troppa?) scuola risultano addirittura fastidiosi: primeggiare è una macchia. Eppure, come ci ricorda il sempre lucido Roger Abravanel in Aristocrazia 2.0, “l’impegno di un milione di giovani nella ricerca dell’eccellenza nell’istruzione e nel lavoro può essere un volano per iniziare a cambiare la cultura del Paese”. 

Per trasformare l’economia dobbiamo trasformare la scuola. Abbiamo parlato di questo, di formazione profittevole e di redooc.com (si legge come si scrive) con Chiara Burberi, dodicesima ospite della serie Fattore R. Riscrivere per Rinascere.

Redooc.com nasce dalla disperazione. Corre l’anno 2012. Il rapporto Ocse-Pisa ci consegna una scuola in caduta libera: italiani 35esimi in matematica. Lei decide di reagire. Ci racconti.

Ricordo che i principali quotidiani dedicavano pagine e pagine alla notizia senza suggerire uno straccio di risposta, nessuna chiave di soluzione. Io leggevo con gli occhi di cittadina, di professionista, ma anche di mamma di ragazzi che seguivano gli stessi miei programmi scolastici, quelli del millennio precedente. Possibile che proiettiamo i nostri figli nel futuro con uno sguardo al passato?

E cercò una soluzione. 

Partii dalla matematica, che è alla base delle materie scientifiche, e quindi dello sviluppo tecnologico di un Paese. Lanciai redooc.com nel dicembre del 2013.

Dove trovò la benzina per questa macchina pronta a sfidare un sistema secolare? 

Coinvolsi alcuni soci investitori. Oltre a noi tre di partenza, altri otto. 

Quanto hanno messo sul piatto?

Da allora a oggi, due milioni di euro. Abbiamo fatto miracoli con queste risorse.

Come è riuscita a convincere i venture capitalist?
In realtà sono business angel. Nell’educazione non ci sono investimenti massicci in Italia, anzitutto per un limite linguistico: ciò che fai da noi non lo puoi esportare all’estero. Non abbiamo il mercato di cui dispongono paesi come Cina, Spagna, Inghilterra e Stati Uniti. 

E i ricavi?

Quest’anno, per la prima volta, si va in pareggio. I nostri business angel dovranno aspettare ancora un po’ per essere ripagati. redooc.com è nata come startup innovativa, a vocazione sociale, ed è ora una Pmi alla continua ricerca di partner strategici e finanziari. 

redooc.com fa bene ai ragazzi, ma è pur sempre un business.

L’idea non era di creare una fondazione, ma un’azienda che potesse diventare profittevole. Fermo restando che il settore della formazione richiede investimenti, anche privati, per essere un business moderno e redditizio: oggi è soffocato da burocrazia e assistenzialismo.

Quali sono i numeri di redooc.com?

Abbiamo superato il mezzo milione di registrazioni alla piattaforma: il 60% sono studenti, il restante 40% è fatto di docenti e genitori. Abbiamo realizzato 2,5 milioni di lezioni, 15milioni di esercizi svolti, 5mila videolezioni. Più di trecento scuole ci utilizzano in modo ufficiale. A queste si aggiungono poi quelle che ci seguono tramite singoli docenti.

Una parte della scuola italiana, quindi, vuole essere svecchiata.

Confesso che spesso sono le scuole di provincia a essere più ricettive. Sono un’ex allieva del liceo classico Berchet di Milano, per questo mi piaceva l’idea di donare l’accesso gratuito alla piattaforma. Per quatto anni non ho avuto risposta, recentemente mi hanno detto: “No, grazie”.

Cosa ha portato in redooc.com dell’esperienza maturata in McKinsey?

Premetto che sono sempre stata un’appassionata di matematica, ma lì ho capito cosa sia la matematica in concreto. La consulenza sviluppa l’istinto dei numeri, ti fa capire la bellezza di fare ipotesi con i numeri. Poi ha chiarito una cosa fondamentale: il cliente viene prima di tutto. 

Un principio che, applicato alla scuola, significa mettere lo studente al centro.

Purtroppo abbiamo ancora una scuola plasmata dalla riforma Gentile, vecchia esattamente cent’anni, ideata per creare buoni soldati. Pensiamo se la riforma fosse stata approntata da Maria Montessori: avremmo un’Italia più concreta e lungimirante, capace di promuovere anziché spegnere l’iniziativa personale.

Il punto è che la scuola è fuori controllo e mal digerisce i pochi controlli. Basti pensare alle battaglie contro l’Invalsi. 

Gli oltre 800mila docenti fanno didattica nella più completa libertà. Viva la libertà. Però bisognerebbe poter misurare gli esiti di questo approccio, altrimenti è anarchia. Come è possibile che i nostri ragazzi dopo otto anni di lezioni di inglese ancora facciano fatica a esprimersi? C’è qualcosa che non va.

Fermo restando che i margini di manovra sono ridotti, che differenza può fare un buon dirigente scolastico?

È un capo d’azienda importante. In redooc.com ne conosciamo tanti che sono magnifici, al timone di scuole che filano come un orologio nonostante la normativa dia loro pochi strumenti per poter intervenire. Così come vi sono docenti splendidi. Però non sono la maggioranza: se questo livello di capacità fosse diffuso, saremmo invincibili.

Investimenti nella scuola e Next Generation EU. Dovrebbero arrivare miliardi a sostegno dell’istruzione. Ma il punto è un altro…

Il tema non è la quantità dei soldi, ma come e dove vanno, come si misura il risultato. Oggi gli investimenti arrivano alle scuole sotto forma di bandi e non tutte le scuole aderiscono, perché è fatica. Così, se l’istituto frequentato da tuo figlio ha un direttore amministrativo che non conosce la prassi, oppure è assente in quel determinato periodo, non arriveranno mascherine, gel e banchi con rotelle, sebbene tu paghi le tasse. Come si fa a lavorare in un’azienda a bandi? Il ministero eroga finanziamenti alle sue filiali, le quali sono completamente autonome. Paga e basta.

Con la pandemia e l’accelerazione digitale, redooc.com starà volando.

Sì, ma neanche troppo, nel senso che il nostro è stato un crescendo graduale e la scuola è lenta nel cambiare. A questo va aggiunto il fatto che le famiglie sono tramortite dalla comunicazione negativa sulla didattica a distanza (Dad), e fondamentalmente pensano che Dad stia per didattica digitale. La Dad è un fallimento. La didattica digitale è una necessità presente e futura.