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Innovazione 4 Agosto, 2020 @ 1:05

Nasce 42 Roma Luiss: la scuola di coding gratuita per talenti digitali

di Forbes.it

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Una “piscina digitale” dove imparare a nuotare scrivendo i codici del futuro. Si chiama 42 Roma Luiss, la nuova scuola di coding rivolta ai talenti digitali che aprirà le porte il prossimo gennaio a 150 studenti di età compresa tra i 18 e 35 anni. Caratteristiche richieste: essere appassionati di programmazione informatica e avere la volontà di mettersi in gioco in un percorso innovativo. Sarà proprio la Luiss Guido Carli a fare da apripista, in Italia, a questo nuovo modello educativo: nato a Parigi con il nome École42 e presente oggi in oltre 20 città in tutto il mondo, ha l’obiettivo di formare una nuova generazione di giovani innovatori in grado di guidare la transizione verso l’industria digitale.

Il modello di 42 Roma Luiss è basato su una formula educativa peer to peer  letteralmente da pari a pari  e permetterà ai ragazzi di apprendere sul campo, svolgendo attività, imparando dai propri errori. Non si pagano rette e non servono titoli di studio: la selezione si basa solo sulle proprie capacità. Tre i test da superare, le cosiddette “Piscine” che, dal prossimo ottobre fino a dicembre 2020, selezioneranno 150 studenti tra i più meritevoli per “nuotare nell’oceano sconfinato del digitale”. Gli studenti della 42, infatti non sosterranno i classici esami di profitto, ma saranno messi alla prova con problemi da risolvere, allenandosi fin da subito a lavorare in squadra e a pensare fuori dagli schemi. Le lezioni frontali saranno sostituite da una serie di progetti connessi tra loro che simuleranno la configurazione del lavoro nel mondo reale.

“Con l’apertura di 42, Luiss porta in Italia un modello educativo totalmente disruptive, che consentirà ai suoi studenti, agenti del cambiamento, di apprendere, gratuitamente, i segreti del digitale, per contribuire alla trasformazione tecnologica in atto nel nostro Paese e vincere, con risorse e talenti formati al futuro, la grande sfida dell’innovazione che ci aspetta” ha dichiarato Giovanni Lo Storto, direttore generale dell’Università. “La scuola rivoluzionaria che permette di sviluppare l’expertise digitale partirà inizialmente da Roma, con l’obiettivo di espandersi in altre città italiane, anche nel Mezzogiorno” ha concluso Lo Storto.

42 Roma Luiss, che ha aperto le iscrizioni proprio in questi giorni, ha come primo sostenitore Riccardo Zacconi, chairman di King, azienda leader nel gaming online e inventrice di successi globali come Candy Crush Saga, e Alumnus Luiss. “L’École 42 è un progetto nato in Francia per formare profili di carriera digitale che possano competere a livello internazionale. Gli studenti in tre anni imparano a programmare ad un livello che gli permetterà di lavorare in società tecnologiche di avanguardia o addirittura di mettere su una loro impresa. La scuola è gratuita e gli unici criteri di ammissione sono: avere tra i 18-35 anni e passare un test di logica. Il progetto 42 di Parigi ha avuto un successo tale da essere esportato, grazie al forte senso di give-back di numerosi imprenditori digitali, in 20 Paesi al mondo. Tra le molte sedi ce n’è anche una in Silicon Valley. L’Università Luiss Guido Carli ha concluso un accordo per avviare l’École 42 in Italia. La prima sede sarà a Roma e il lancio è previsto a Gennaio 2021. Il processo di selezione è già stato aperto in questi giorni. È un progetto in cui credo molto e nel quale sto investendo personalmente insieme alla Luiss. Desidero che i 150 ragazzi che frequenteranno ogni anno la scuola diventino dei fuoriclasse del digitale e che abbiano successo a livello internazionale. Farò di tutto per aiutarli”.

42 Roma Luiss sorgerà nella Stazione Termini in Via Marsala 29h, proprio sopra l’acceleratore di startup Luiss EnLabs, in uno spazio di oltre 1000mq.

BrandVoice
3 Agosto, 2020 @ 10:38

European School of Economics, una scuola per sognatori pragmatici

di Forbes.it

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Cerimonia di Graduation presso la European School of Economics (Courtesy ESE)

“Ho sognato una scuola che crede che la felicità sia economia, che insegni che il ‘sogno’ è la cosa più reale che ci sia, che solo un uomo capace di sognare può creare ricchezza. Una scuola dove una nuova generazione di leader possa apprendere che l’economia è l’arte di sognare”. E’ il manifesto dell’economista, filosofo e artista Elio D’Anna, fondatore della European School of Economics. Negli ultimi trent’anni l’istituzione ha seguito il sogno di un modello educativo rivoluzionario, una scuola dell’Essere in grado di capovolgere il tradizionale sistema formativo, coltivando l’arte del sogno: “Una scuola orientata all’individuo, che prepara filosofi d’azione, capaci di nutrire il sogno di un’economia globale e di una politica di responsabilità planetaria, consapevoli che il proprio miglioramento è condizione di ogni progresso della società”, ci dice D’Anna.

Elio D’Anna, presidente della European School of Economics (Courtesy ESE)

E ancora: “La European School of Economics è una scuola di business che vuole formare sognatori pragmatici, uomini visionari capaci di dare concretezza all’impossibile, capaci di creare ricchezza e di sostenerla. Perché la Felicità è Economia: solo uomini felici possono creare una società stabile e prospera”. Questa è nella visione della business school la preparazione del futuro: una “seconda educazione” che non insegna tradizionalmente, ma ricorda agli studenti la loro unicità, la creatività che gli permetterà di governare prima sé stessi e poi il mondo che li circonda.

La ESE segue il principio ” Small Classes, Big Care “: si prende cura di ogni singolo studente attraverso un percorso di crescita personale, una rivoluzione individuale che riesca a “portar fuori” ( exduco – educare ) da ogni individuo la propria eccezionalità, reinventando le regole dell’economia verso un futuro più sostenibile.

I programmi ESE sono progettati per amplificare il potenziale degli studenti attraverso moduli specifici e svariate attività di apprendimento, esplorando i temi della felicità, dell’ozio creativo e della Inner economy. Il modello d’apprendimento non si ferma ad una semplice preparazione accademica nei principi di economia, management, marketing o finanza: l’obiettivo di ESE è lo sviluppo dell’”Inner Being”, per prendersi cura di sé stessi, degli altri, del mondo intero e del futuro. In questa visione non esiste una qualsiasi conquista dell’uomo, sia essa economica, sociale o scientifica, che non sia stata preceduta da una conquista interiore. E allo stesso modo le conoscenze scientifiche di una nazione, così come il suo benessere e la maturità delle sue istituzioni sono il riflesso del suo livello di coscienza, delle sue idee e della ricchezza dei suoi valori, della forza e della natura delle sue convinzioni.

Un corso alla European School of Economics (Courtesy ESE)

Su questi presupposti si fondano i pilastri portanti di ESE: programmi di studio totalmente in lingua inglese validati dalla University of Chichester ( UK ); la possibilità di usufruire di una straordinaria esperienza intra-campus internazionale ( sei i centri tra cui scegliere: Milano, Firenze, Roma, Madrid, Londra e New York ); una Faculty internazionale composta da imprenditori e professionisti di vari settori; e ancora, stage curriculari in aziende leader a livello globale, che accompagnano lo studente verso il mondo del lavoro, anticipandone l’inserimento.

Nel 2020 è stato lanciato un innovativo progetto stage denominato “Smart Internship”, nato dall’impossibilità di poter svolgere lo stage tradizionale per via della recente crisi sanitaria. Smart Internship collega ogni studente con il proprio tutor aziendale attraverso incontri virtuali, con l’obiettivo di sviluppare un progetto condiviso, coordinato dall’ufficio Internship ESE. Il tutto permette allo studente di sviluppare doti di autonomia organizzativa e gestione del tempo, garantendo all’azienda l’apporto creativo degli alunni ESE.

Un altro progetto innovativo, che ben rappresenta il motto della Scuola “visibilia ex invisibilibus” (la vera conoscenza proviene dall’interno) è ExDuco: un’opportunità per gli studenti ESE di mostrare i propri talenti e condividere conoscenze ed abilità con i compagni, diventando docenti per un giorno.

Questi pilastri, su cui si è basato fin dall’inizio il metodo di istruzione di ESE, sono, in questo momento molto specifico, fondamentali per continuare a garantire un’istruzione di alta qualità, congiuntamente alla garanzia di sicurezza e salute di tutti gli studenti in ogni centro.

Essendo una business school privata, la European School of Economics garantisce un numero massimo di 12 studenti per classe. Siamo perciò in grado di soddisfare tutte le regole di distanziamento sociale, dando così a tutti i nostri studenti l’opportunità di entrare in un ambiente totalmente sicuro.

Gli studenti sono sempre assistiti dal dipartimento Student Affairs, che fornisce un supporto individuale, attento e costante. L’atmosfera internazionale che si respira nei Campus e le tante attività extra-accademiche organizzate e coordinate dai vari dipartimenti arricchiscono il percorso, rendendolo unico nel suo genere e dal grande valore esperienziale.

Sono ancora aperte le iscrizioni per i corsi in presenza, online e blended, in partenza a settembre 2020, presso tutti i centri ESE. https://apply.ese.ac.uk

illimity
10 Luglio, 2020 @ 2:08

Come funziona “illimitHER”,  il nuovo progetto per promuovere la formazione scientifica al femminile

di Forbes.it

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Corrado Passera, fondatore e ceo di illimity (Imagoeconomica)
 

Parlare di temi quali diversity e inclusione non è mai abbastanza. Ecco perché illimity ha deciso di lanciare il programma “illimitHER” con l’obiettivo di promuovere la cultura STEM e ispirare i giovani a intraprendere strade coraggiose e alternative sia negli studi sia nel lavoro. Il programma della banca ad alto tasso tecnologico quotata all’MTA di Borsa Italiana si rivolge in particolare alle donne under 35 che si sono distinte nel loro percorso personale e professionale sfruttando la vicinanza generazionale per realizzare connessioni ancora più profonde.

illimitHER nasce in collaborazione con associazioni e iniziative quali STEM in the City, SheTech, Young Women Network, Unstoppable Women di StartupItalia, Smart Future Academy, BAM Biblioteca degli Alberi Milano, Scuola di Politiche. Intanto, nei prossimi mesi saranno tante le iniziative e le occasioni di confronto su molteplici temi: scienza, imprenditorialità, sostenibilità, digitale e finanza. Il primo appuntamento si terrà il 21 luglio alle ore 17 e vedrà come protagonista Diva Tommei, biotecnologa, inventrice, imprenditrice – che si è formata alla Cambridge e alla Singularity University – e oggi Direttrice di Eit Digital Italia, una innovation factory per startup ad alto impatto tecnologico. Diva è tra le 50 donne della tecnologia più influenti d’Europa, è l’unica italiana nella “Top Women in Tech” di Forbes.

Il secondo evento, a settembre, sarà una “illimitHER marathon” organizzata in collaborazione con BAM Biblioteca degli Alberi Milano, che ospiterà personalità di spicco di diversi mondi, dalla scienza all’istruzione, dalla fisica all’imprenditoria, in linea con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e gli SDG dell’ONU condivisi. “Siamo orgogliosi di dare il via a illimitHER, progetto in cui crediamo fortemente e che nasce come iniziativa di ecosistema tra partner che credono nelle nuove generazioni e nell’importanza di sbloccare il potenziale dei giovani e, soprattutto, delle giovani. Con una percentuale di solo il 18% di ragazze iscritte alle Facoltà Stem*, riteniamo che il supporto e la vicinanza, anche generazionale, delle nostre Role Model sia fondamentale per ispirare tutte coloro che entrano nel mondo dello studio e del lavoro. Vogliamo che l’inclusione sia sempre più diffusa a vantaggio non solo delle donne, ma di tutti”, ha commentato Isabella Falautano, chief communication & stakeholder engagement officer di illimity.

illimity è il gruppo bancario fondato e guidato da Corrado Passera, nato con l’obiettivo di rispondere a specifiche esigenze di mercato attraverso un business model innovativo. In particolare, illimity fornisce credito a PMI ad alto potenziale, acquista crediti distressed corporate e li gestisce attraverso la propria piattaforma Neprix. La società con sede a Milano conta già oltre 500 dipendenti e nel suo primo anno di attività ha chiuso il bilancio con attivi pari a 3 miliardi di euro.

Business 18 Giugno, 2020 @ 4:57

Esiste un sito dove chiunque può insegnare qualsiasi cosa. Ecco perché vale miliardi

di Forbes.it

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Udemy, corsi online
(shutterstock.com)

Articolo di Susan Adams su Forbes.com

Con 150.000 campi che vanno da come vincere al poker online ai principi della meccanica quantistica,la pandemia ha coinciso con un’esplosione della startup di formazione online Udemy.

Gregg Coccari (il ceo di Udemy) si sente combattuto. Siamo agli inizi di giugno e la pandemia di coronavirus ha fatto perdere il lavoro a decine di milioni di persone. Ma l’azienda che gestisce la piattaforma di apprendimento online Udemy, è fiorente. “Naturalmente ne siamo molto entusiasti”, afferma. “Ma stiamo anche osservando le persone licenziate e le vediamo lottare”.

Molte di queste persone si affollano nello scegliere tra le 150.000 lezioni online di Udemy, molte delle quali vengono vendute a prezzi tra i 10 e i 20 dollari. Solo a maggio, la società ha registrato 25 milioni di nuove iscrizioni, rispetto ai 9 milioni del maggio precedente. Anche la divisione Udemy for Business, che vende abbonamenti annuali per 360 dollari per utente a società come Adidas e Toyota, è in forte espansione. Tra le lezioni più popolari: best practice per una videoconferenza Zoom e come gestire un team virtuale.

Da marzo a maggio gli incassi di Udemy sono stati il doppio rispetto allo stesso periodo nel 2019, afferma Coccari. L’aumento della domanda porterà probabilmente entrate superiori a 400 milioni di dollari quest’anno, secondo due fonti informate sulle finanze di Udemy (Coccari dice che il numero si avvicina alle stime). Coccari afferma che Udemy sarebbe già redditizia se non avesse intenzione di assumere 200 persone quest’anno e di investire nell’espansione all’estero. Esistono già corsi in 65 lingue e clienti in 190 paesi.

Con indosso una larga maglietta grigia, Coccari, 67 anni, gestisce attività da una camera da letto nella sua casa in stile coloniale spagnolo degli anni ’20 a Santa Monica, in California. A partire dall’inizio del 2019, quando è diventato ceo, quasi tutti i lunedì ha preso un volo delle 6:30 per San Francisco, dove ha sede la compagnia da dieci anni, o si è diretto in una delle sue filiali a Denver, Dublino, Ankara, San Paolo o Gurgaon, in India. Ora la sua vita imita un corso Udemy e non ne è entusiasta. “Ieri ho avuto dieci ore di riunioni Zoom”, afferma. “Vorrei rompere il mio laptop. Preferisco l’interazione umana”.

Ma Udemy sta beneficiando dell’isolamento sociale mondiale. Mentre le scuole e i college fanno fatica a insegnare online, Udemy sta semplicemente allargando le possibilità di un modello di business del quale è stato apripista. La sua piattaforma ospita corsi tenuti da istruttori che creano autonomamente lezioni su videocassette e rispondono alle domande e-mail degli studenti su una bacheca di Udemy. La società raccoglie una percentuale, di solito il 50%, sul costo del corso. Gli utenti determinano quali corsi ottengono più traffico pubblicando valutazioni e recensioni con stelle.

Il fondatore Eren Bali, 35 anni, che presiede il consiglio di Udemy, ha avuto l’idea di creare questa azienda dopo essere cresciuto in un villaggio povero nel sud-est della Turchia, dove ha perseguito la sua ossessione per la matematica ricercando problemi sul web. Credeva che i grandi insegnanti online non avessero bisogno di diplomi fantasiosi. “Volevamo creare una società di istruzione basata sul mercato in cui qualsiasi esperto al mondo potesse tenere il proprio corso”, afferma. Ha provato a lanciare una versione live del sito in Turchia nel 2007. Ha fallito, ma SpeedDate, un sito di incontri online dal vivo con sede nella Silicon Valley, lo ha reclutato come ingegnere.

Lui e due cofondatori hanno avviato il lancio negli Stati Uniti di Udemy (il nome è una fusione di “You” e “academy”) nel 2010 dopo che oltre 200 finanziatori li avevano bocciati. L’investitore Edtech Daniel Pianko della University Ventures di New York si rammarica di non aver creduto nell’occasione. “Pensavo che l’idea fosse troppo pazza”, dice. L’istruzione online all’epoca era dominata da giganti accreditati come l’Università di Phoenix. “Era un concetto totalmente rivoluzionario che qualcuno non affiliato con un’università potesse insegnare un corso”, dice.

I primi corsi di Udemy includevano come fare soldi giocando a poker online e come “rimorchiare”. Ma i fondatori hanno presto capito che le capacità di coding, di data science e di team building erano più richieste. Questi corsi costituiscono i due terzi della selezione di Udemy. Ma la piattaforma è ancora aperta a chiunque voglia insegnare. Corsi di disegno e di massaggi Reiki sono stati molto popolari durante la pandemia.

Siti di formazione online concorrenti, tra cui LinkedIn Learning e Coursera, lavorano con professori universitari (Coursera) o selezionano in maniera molto rigida gli aspiranti istruttori (LinkedIn Learning) e respingono la maggior parte dei candidati. Al contrario, gli istruttori di Udemy devono solo soddisfare sei elementi presenti in una checklist di requisiti minimi come la pubblicazione di almeno 30 minuti di contenuti video per corso. Tutti gli argomenti sono benvenuti a parte un elenco di argomenti vietati come porno, armi da fuoco e discorsi di odio. Una manciata dei migliori istruttori di Udemy guadagna fino a 1 milione di dollari all’anno. Leggi qui la storia di uno di loro.

Coccari afferma che diverse centinaia di istruttori realizzano entrate almeno a sei cifre in un anno, e tale numero probabilmente raddoppierà quest’anno. Tra questi Teresa Greenway, 61 anni, che ha guadagnato 12.400 di dollari a maggio con i suoi corsi di panificazione. Dopo aver abbandonato il liceo, Teresa si è sposata a 21 anni, ha avuto 10 figli tra cui un figlio con autismo, prima di sfuggire al suo matrimonio violento circa 10 anni fa. “Non avevo una laurea, nessuna storia lavorativa ed ero abbastanza abbattuta emotivamente”, dice. Nel 2015, inciampò su Udemy e mise insieme un corso di lievito madre di tre ore.

Ora Teresa ha 13 corsi, che alimentano molti altri flussi di reddito, tra cui otto libri autopubblicati, che vende su Amazon. Registra in anticipo tutti i suoi video di Udemy. Una volta pubblicati, girano sulla piattaforma in automatico. La sua unica interazione con gli studenti è attraverso una bacheca di Udemy in cui gli studenti postano domande. Trascorre 20 minuti al giorno a scrivere risposte. L’anno scorso Udemy ha rappresentato la più grande parte dei 78.000 dollari che ha guadagnato. Quest’anno si aspetta che le sue entrate raddoppino.

Eren Bali è partito come ceo nel 2014 e la società ha sfornato altri due amministratori delegati prima che Coccari subentrasse l’anno scorso (nel 2014 Bali ha co-fondato una startup a San Francisco, la Carbon Health, di cui è ceo). Laureato a Wharton e ceo di una serie di startup, l’ultimo lavoro di Coccari è in Stella & Chewy’s, fornitore di alimenti per animali domestici con sede a Milwaukee. Uno dei sostenitori di quella società, Ken Fox, della società di venture capital con sede a New York Stripes, è un investitore e membro del consiglio di amministrazione di Udemy. E’ stato lui a chiedere a Coccari di assumere l’incarico di ceo e gestire l’espansione di Udemy.

A febbraio Coccari ha chiuso un round di investimento di 50 milioni di dollari guidato da Benesse Holdings, il conglomerato di istruzione e assistenza agli anziani con sede a Tokyo che possiede le scuole di lingue Berlitz. L’accordo ha portato il capitale totale investitio in Udemy a oltre 200 milioni di dollari e la sua valutazione è passata da  710 milioni a 2 miliardi di dollari. Sebbene il lockdown per la pandemia in Giappone siano stati meno restrittivi di quelli di altri paesi, le entrate di Udemy dal Giappone nei primi cinque mesi del 2020 hanno triplicato le vendite rispetto allo stesso periodo nel 2019, secondo il ceo di Benesse, Tamotsu Adachi.

Coccari è cauto nel prevedere come la pandemia modellerà il futuro della formazione. Ma i sostenitori dell’apprendimento online, come l’investitrice edtech Deborah Quazzo di GSV Ventures, credono che il mercato dell’istruzione virtuale raggiungerà il valore di 1 trilione di dollari nel 2026, più del doppio di quanto si aspettasse prima della pandemia. Dice che Udemy è pronta a ingrandirsi e si rammarica di non aver finanziato la compagnia. “Sono stata stupida”, dice.

Coccari dice che si sta concentrando sul presente. “Siamo davvero concentrati sull’assicurarci di poter gestire questi enormi picchi di traffico”, afferma. “Non sappiamo come sarà il mondo alla fine di tutto questo.”

Business 17 Giugno, 2020 @ 5:00

Escp, nuovi modelli formativi per una nuova leadership

di Forbes.it

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La sede del campus torinese di ESCP (Courtesy ESCP)

Forbes.it ha incontrato Francesco Rattalino, direttore del Campus di Torino della business school ESCP, per discutere di imprenditoria, del ruolo delle istituzioni educative nella genesi dei nuovi imprenditori e di nuovi modelli formativi e di leadership.

In particolare, con Rattalino, Forbes.it ha parlato di come l’imprenditoria possa essere un valore centrale anche dell’approccio accademico e di come questo contribuisca ad aumentare la propensione degli studenti a diventare imprenditori.

Qual è il ruolo di una business school nel crescere le future generazioni di imprenditori, manager e leader? Ecco, nel video che segue, cosa ci ha risposto Rattalino.

Business 15 Giugno, 2020 @ 11:14

Migliori lauree in Finance, la Bocconi sale al settimo posto nel mondo

di Forbes.it

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Università Bocconi
Courtesy: Università Bocconi

Laureati che hanno tutti un lavoro a tre mesi dal conseguimento del titolo e che tre anni dopo la laurea hanno visto il loro salario incrementare in media di più di 2/3. Questi sono alcuni degli indicatori che spingono la laurea magistrale in Finance della Bocconi a guadagnare una posizione, e salendo così al 7mo posto nel mondo superando il Mit che scende all’ottavo posto, nel ranking Global Masters in Finance 2020, pubblicato oggi dal Financial Times. La Bocconi è l’unica università italiana presente.

Il programma valutato dal quotidiano londinese sulla base di 19 criteri, tra dati forniti dalle scuole e valutazione degli alumni, è il corso di laurea magistrale in finanza (Master of Science in Finance). Un programma bilanciato tra solida formazione teorica e applicazione sul campo, che si avvantaggia di un ambiente internazionale, tra studenti e faculty, e che offre diverse opportunità di carriera in qualità di manager, analisti ed economisti in banche e altre istituzioni finanziarie, nella funzione finanza di aziende o in autorità di vigilanza e supervisione nazionali e internazionali.
“Il Master of Science in Finance consolida anno dopo anno la sua reputazione, evidenziata dalla classifica più prestigiosa e più competitiva come quella di FT”, afferma il Prorettore all’internazionalizzazione, Stefano Caselli, che segue per l’Università i ranking. “Il successo dipende da una combinazione di fattori che rendono il programma attraente e robusto: la selezione degli studenti a livelli di eccellenza, il successo costante del placement a livello internazionale, la qualità della didattica e lo standing della faculty che sviluppa la propria ricerca nell’ambito di Finance”.
Business 12 Giugno, 2020 @ 9:42

La formazione ai tempi del Covid-19: cosa cambierà nel prossimo futuro?

di Forbes.it

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Intervista a Teresa del Torto, Responsabile Formazione e Community di Camplus di Pasquale Sasso

Dopo mesi di lock-down totale, quando il mondo si è fermato e molte cose sono cambiate, gli italiani si stanno esercitando in prove tecniche di ripartenza, provando a riprendere in mano la propria vita e le proprie abitudini.  In questi mesi di lock-down gli italiani hanno “costruito”, a volte anche solo digitalmente, comunità allargate che non aspettano altro di essere vissute. Mentre gli italiani danno prova di estrema voglia di tornare a vivere, il loro Governo non sembra essere in grado di dare delle risposte concrete sui tempi della ripresa e sull’efficacia delle azioni previste nei tanti decreti; un tema su tutti la scuola e l’università.  Quando si parla di comunità, infatti, non si può non parlare dei suoi templi sacri: scuola e università. Come hanno vissuto i giovani questo “esperimento sociale” di isolamento forzato? Cosa è cambiato nel modo di fare formazione? Cosa cambierà nel mondo della scuola e dell’università? In attesa di conoscere la posizione ufficiale del Governo sul tema, abbiamo cercato di rispondere a queste domande intervistando Teresa del Torto, Responsabile Formazione e Community di Camplus, azienda leader in Italia e nel mondo nel settore dello student housing.

Il lock-down totale ha necessariamente colpito anche il mondo della formazione che, però, ha scoperto le potenzialità dell’e-learning; passata l’emergenza sanitaria, quali saranno le sfide che attendono questo settore?

L’emergenza sanitaria provocata dalla pandemia Covid-19 ha costretto il mondo della formazione a muoversi verso l’erogazione di soli corsi online, in tutte gli ambiti e in tutte le discipline.

Chiaramente, c’è chi era meglio preparato a rispondere a questa sfida e chi ha dovuto sperimentare per la prima volta nuovi metodi legati alla didattica a distanza. Farlo in modo efficace, però, non è solamente questione di tecnologia e di piattaforme, ma di riprogettazione dell’approccio formativo e degli obiettivi e orientamenti pedagogici. La sfida più grande non riguarda semplicemente il cambiamento della tecnica didattica, ma la sua efficacia e valutazione.

Poter rafforzare questi aspetti, in questi mesi, scoprendone tutto il potenziale, è stata sicuramente una grande occasione per non fermarsi, dare spazio all’innovazione e far emergere ciò che della formazione ci sta davvero a cuore.

L’esperienza che Camplus oggi può raccontare, essendo una rete diramata sul territorio nazionale – dunque, in parte, già abituata ad avvalersi di strumenti on-line per la formazione e il networking – è il grande lavoro svolto per la creazione della piattaforma “Camplus Educational”. Il portale era già nato diversi mesi prima della pandemia, come “biblioteca multimediale”, per poi essere significativamente potenziato una volta giunti in piena emergenza.

Oggi Camplus Educational ci permette di raggiungere i nostri studenti ovunque siano e di rispondere a tutte le loro esigenze formative, dai corsi tecnici (lezioni di Pyton e Latex, studio dei casi clinici o corsi sulla mediazione civile in ambito giuridico…) a quelli incentrati sulle loro passioni (imparare a fare il pane in casa o scoprire la grandezza dell’opera lirica). La piattaforma è stata anche un prezioso veicolo per diffondere informazioni sul Covid-19 e le sue ripercussioni, osservandolo dal punto di vista medico, economico, giuridico e dell’informazione.

Ciò che, tuttavia, affiora prepotentemente anche in questa difficoltosa circostanza è che, affinché la formazione possa rispondere a un bisogno di crescita e maturazione della persona, la partita è comunque da giocarsi in un luogo chiamato “relazione”.

Fare l’università o fare scuola, non coincidono con la didattica a distanza; al tempo stesso, il “fare formazione” non coincide con la mera erogazione di contenuti ma con qualcosa che accade. L’università, la scuola e la formazione necessitano di un luogo di rapporti e di appuntamenti. Non c’è apprendimento senza rapporto. Se il contenuto che apprendiamo non può giocarsi in un rapporto con il reale, con qualcuno o qualcosa che me lo chiede, non si impara.  Oggi il lockdown ha esaltato la necessità di riscoprire quanto sia profondo il bisogno di conoscere, di comprendere, di realizzare un percorso; ma questo desiderio può emergere solo se qualcuno o qualcosa contribuisce nel sollecitarlo.

La grande sfida che ci attende in futuro è rimettere a fuoco alcune domande fondamentali: rispetto a cosa vogliamo formare ed essere formati? Ci basta il “sapere” o desideriamo i tre livelli della formazione (il sapere, il saper fare e il saper essere)? La didattica a distanza è sufficiente? Come l’e-learning può essere strumento di innovazione a servizio dell’apprendimento: stimolando la creatività̀, supportando le nuove dinamiche di interazione, favorendo il confronto e il lavoro collaborativo tra i discenti, rendendo efficace la modalità blended (la combinazione tra sessioni in classe e approfondimenti digitali)? Come sarà possibile valutare tutto questo?

 

L’emergenza Covid19 ha forzatamente isolato le persone e in particolare i giovani che, più di tutti, risentono negativamente dell’impossibilità di “costruire” comunità. Quanto è importante per i ragazzi mantenere questo aspetto? Quali rischi intravede nell’individualismo che la situazione di questi mesi ha generato?

Oggi parte dei giovani universitari presenti in Camplus ha deciso di restare presso le nostre residenze nel periodo di lockdown proprio per non rinunciare al senso di comunità, a quei rapporti significativi che normalmente costituiscono la loro vita quotidiana ma, soprattutto, quella universitaria. Parte di coloro che sono andati via, avrebbero per questo voluto tornare.

Chi è rimasto in Camplus, ha potuto creare un “microcosmo” in cui trovare sostegno nelle difficoltà. Il rischio che questa pandemia ha in alcuni casi rafforzato il senso di isolamento che esisteva anche prima del Covid-19, un problema che investe soprattutto le nuove generazioni. Vivere il virtuale e la community on-line ci illude di avere tanti amici, collezionandoli come figurine, osservando le loro vite dalla finestra; cerchiamo di generare attenzione attraverso le foto di ciò che mangiamo o stiamo facendo in quel preciso istante, rilevante o meno che sia. Ma sono i legami reali quelli che davvero generano comunità e favoriscono la possibilità di scoprire quanto la vita possa svelarsi avvincente e interessante, anche nelle difficoltà e nonostante tutti i compromessi e le negoziazioni che un rapporto richiede. La lontananza può essere in parte colmata dai numerosi strumenti digitali a nostra disposizione offrendoci incredibili opportunità, ma guardare su uno schermo, seppur in diretta, lo sbocciare del Giglio dell’Amazzonia, non sarà mai come sentirne il profumo.

 

Siamo stati alle prese con una sorta di “esperimento sociale” e lo stare in casa ha accelerato l’affermazione del ruolo della tecnologia come elemento mediatore nei rapporti con l’esterno. Come cambierà il mondo del lavoro nel prossimo futuro? Quali saranno le professionalità più richieste? Le Università italiane sono pronte a soddisfare la richiesta di queste nuove professionalità?

L’”esperimento sociale” che ci siamo trovati a vivere è stato una sorta di assolutizzazione del ruolo della tecnologia come elemento mediatore dei rapporti con l’esterno, cosa che, in termini seppur non assoluti, avveniva ormai già da tempo.

Posso chiacchierare guardando negli occhi la mia amica Adele che è a Chicago godendo del suo nuovo taglio di capelli; posso lavorare quotidianamente con il mio collega che è a Bologna; posso leggere un libro senza nemmeno andare in libreria: posso fare un colloquio di lavoro con una azienda di Dublino ed essere selezionata senza mai esserci andata prima. Ma per l’ambito della formazione, restano i dubbi che ho espresso prima: capire fino a dove può spingersi l’uso della tecnologia per continuare a garantire la crescita della persona.

Il virus ha coinvolto oggi 183 Paesi nel mondo mettendo in ginocchio le loro economie e portando a ingenti perdite di capitali ma, soprattutto, di vite umane.

Il lavoro a distanza è cresciuto del 90% grazie all’uso delle tecnologie e all’adattamento di alcuni contesti professionali al “lavoro da casa”, affievolendo le pesanti ricadute sul tasso di disoccupazione.

Per quanto riguarda le professioni, questa emergenza ha dato una grande spinta, ovviamente ai lavori legati al mondo sanitario, ma anche ad altri settori: trasporti, logistica, e-commerce e piattaforme web in genere. Continuano, però, ad essere tra le più ricercate, le professioni con skill legate all’analisi e all’interpretazione di dati e processi digitali: data specialist, digital marketing e SEO expert, e-commerce specialist, esperti di comunicazione (soprattutto per la gestione della crisi) e IT developer. Essi sono chiamati a favorire l’ormai prorompente necessità di una riconversione, non solo di prodotto ma anche di processo. Ma è proprio questo bisogno che a breve porterà alla nascita di nuovi ruoli che potrebbero ridisegnare i trend professionali più ricercati nel prossimo futuro.

Abbiamo certamente avuto un rapido slancio in avanti, accelerando i tempi di un’innovazione che stava già pian piano cambiando le nostre esperienze, sia come abitudini che come logiche dei servizi, privilegiando l’on-line nella comunicazione e negli acquisti, grazie all’accesso a servizi sempre più innovativi di take away e delivery.

Tutto questo inciderà su molti ambiti, come quello medico, dove osserveremo la creazione di nuove app e dispositivi per le diagnosi e la gestione personalizzata di alcune malattie; oppure quello legato al benessere personale, con wearablet per tenere sotto controllo i nostri parametri fisiologici e migliorare la qualità degli ambienti in cui viviamo, per esempio tramite cardiofrequenzimetri e depuratori d’aria.

Non torneremo più indietro. Le nostre esperienze saranno comunque modificate anche nel futuro, ma la novità più sorprendente sarà la riscoperta di come la vita ci chiami costantemente a svelare qualcosa di nuovo su noi stessi, non nell’isolamento, nella disinfezione o nella facilitazione tecnologica, ma nell’apprendere, nel produrre o generare qualcosa di nuovo se si è dentro la vita e nel mondo. Solo così potremo scoprire cosa ci soddisfa davvero nello studio, nel lavoro, nel tempo trascorso con le persone a cui vogliamo bene.

Forbes Italia 26 Febbraio, 2020 @ 10:17

Un nuovo gruppo di Csr manager per guidarci verso un futuro sostenibile

di Forbes.it

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sostenibilità-csr manager-Corporate Social Responsibility
(Shutterstock)

Si è conclusa la prima edizione dell’Executive Master in Corporate Social Responsibility Management di BlueAcademy, di cui Forbes è media partner. La consegna degli attestati di partecipazione, che si è tenuta venerdì scorso presso la sede centrale di Milano di Prysmian Group (azienda italiana protagonista dell’industria dei cavi e sistemi per l’energia e le telecomunicazioni che opera in oltre 50 Paesi con circa 29.000 dipendenti e 112 impianti produttivi), è stata l’occasione per discutere di sostenibilità e formazione.

Lorenzo Caruso, chief communication officer & non financial reporting di Prysmian Group, ha fatto gli onori di casa illustrando il concetto di sostenibilità dell’azienda. Prysmian accoglie gli obiettivi di sviluppo sostenibile stilati dalle Nazioni Unite e a essi si ispira per definire la propria strategia di sostenibilità che è attuata attraverso una serie di obiettivi aggiornati annualmente dal management. L’intero processo è monitorato dal Sustainability Steering Committee presieduto dal Chief Operating Officer del Gruppo. Gli sforzi di Prysmian nell’ambito della sostenibilità, racconta Lorenzo Caruso, si concentrano in tre aree principali: innovazione e prodotti sostenibili, riduzione del consumo delle risorse naturali e sviluppo delle comunità.

Come si diventa CSR Manager? L’approccio didattico di BlueAcademy

Aziende complesse necessitano di manager competenti e preparati per affrontare il futuro. Come ci si prepara a diventare dei CSR Manager? Con lo studio delle strategie delle imprese; con il confronto diretto con chi in azienda si occupa quotidianamente di questi temi. L’Executive Master di BlueAcademy ha proprio questa impostazione: le sessioni d’aula hanno visto infatti la partecipazione di qualificati docenti ed esponenti aziendali che hanno portato la loro testimonianza. Al termine della fase in aula inoltre, sulla base dei concetti visti a lezione, i partecipanti hanno elaborato veri e propri casi di studio, che hanno poi presentato e discusso in questa giornata speciale, al termine dell’intervento di Lorenzo Caruso, in una tavola rotonda condotta da Enzo Argante, Responsibility Editor di Forbes Italia.

Sono stati proposti dai corsisti diversi argomenti, differenziati per settore produttivo, che hanno reso la discussione profondamente interessante, mai ripetitiva e per nulla banale. Giacomo Maggiore ha analizzato il problema del caporalato in agricoltura e ha elaborato un progetto di responsabilità di impresa per risolvere il problema del trasporto dei braccianti. Andrea Zattarin ha presentato un progetto di CSR nel settore assicurativo, che coinvolge un’impresa che valuta la creazione di prodotti assicurativi dedicati alle persone con disabilità, ai loro famigliari e ai relativi volontari e sostenitori. Flavia Loner si è invece incentrata sul settore della moda e dell’abbigliamento sportivo portando come esempio le strategie correnti di economia circolare di Adidas. Ugo Assandri ha poi considerato il caso della CSR nella grande distribuzione organizzata, settore per il quale, stante la marcata perdita di profittabilità e di attrattività dei grandi ipermercati, si propone un progetto di semi prossimità di negozi di medie dimensioni, dislocati in posizioni strategiche della città. Xenia Tovar, avendo un incarico presso il Sottosegretariato del Ministero del Lavoro con competenze istituzionali relative alla “Promozione della Responsabilità Sociale d’Impresa”, ha esposto la necessità di attivare un dialogo tra istituzioni e aziende in materia di CSR, nel contesto attuale del Paese. Infine, Guido Amoruso Manzari si è soffermato sul ruolo della comunicazione a sostegno delle politiche di CSR e sull’opportunità di generare un meccanismo di trasparenza e rendicontazione necessario per incentivare un ruolo attivo della collettività nel raggiungimento del bene comune.

BlueAcademy Executive Master in Corporate Social Responsibility Management

BlueAcademy ha fin da subito creduto nell’organizzazione dell’Executive Master in Corporate Social Responsibility Management, e i risultati ottenuti in termini di soddisfazione di docenti, corsisti e partner confermano la correttezza del percorso intrapreso: un corso di formazione altamente professionalizzante il cui punto di forza è la presenza di prestigiose aziende impegnate nel mondo della sostenibilità. Relatori e partecipanti hanno assistito attivamente alle lezioni, interagendo in maniera costruttiva, e creando un ambiente stimolante in cui la libera espressione delle idee era incentivata.

La nuova edizione Executive Master per CSR Manager

La nuova edizione del master per aspiranti CSR Manager partirà a fine marzo del 2020. Il corso è riservato solo a venti partecipanti e ai primi cinque iscritti verrà garantito uno stage di 3 mesi; a uno dei primi cinque iscritti verrà inoltre offerta una borsa di studio a copertura totale del costo di iscrizione.

Per maggiori informazioni è possibile consultare la scheda dell’Executive Master in Corporate & Social Responsibility Management sul sito di BlueAcademy

Business 11 Dicembre, 2019 @ 10:21

Cosa significa diventare manager “responsabile”

di Forbes.it

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Si è conclusa sabato scorso la fase d’aula dell’Executive Master in Corporate Social Responsibility Management, di cui Forbes è stato media partner, con l’intervento di Monica Mazzucchelli, partner & managing director di Consulnet Italia e partner del Progetto Sircle, che ha approfondito i temi legati all’influenza delle politiche di sostenibilità e responsabilità sociale sulla governance delle imprese. Si è trattata della conclusione di un percorso teso a evidenziare come sia possibile implementare una strategia integrata che assicuri la compliance e crei valore nel lungo periodo, coniugando crescita e solidità economico-finanziaria con sostenibilità ambientale e sociale attraverso un adeguato presidio e monitoraggio dei processi.

CSR Manager: una figura sempre più importante

Appare sempre più evidente come l’attività di un’impresa non possa più misurarsi solo attraverso il calcolo del valore economico o la massimizzazione degli utili, ma necessiti di un’integrazione con gli aspetti ambientali e sociali.

Per questi motivi la figura del CSR Manager assume un ruolo centrale all’interno della compagine aziendale: aiuta aziende e organizzazioni a delineare processi produttivi etici e sostenibili. Considerevoli le opportunità e i benefici derivanti da tali attività: la CSR ha il potenziale per aumentare le prestazioni finanziarie, attirare nuovi clienti e investitori, coinvolgere i dipendenti, aumentare l’innovazione e offrire vantaggi commerciali competitivi e distintivi.

Il CSR manager è una delle professioni del futuro più interessanti, che sarà sempre più ricercata dal mercato: aiuta le imprese a realizzare pratiche, processi e prodotti etici, sostenibili e rispettosi dell’ambiente e a supervisionare lo sviluppo e l’attuazione degli obiettivi di responsabilità sociale.

I protagonisti del Master in Corporate Social Responsibility Management

Numerosi e qualificati sono stati i docenti che si sono succeduti in cattedra nell’Executive Master organizzato da BlueAcademy, scuola di formazione del gruppo BFCmedia dedicata al mondo dei professionisti e alla business community.

Sempre nella giornata di sabato Silvia Batello e Sonia Perone del Team CSR di Rödl&Partner, anch’esse partner del Progetto Sircle, hanno invece affrontato i temi della comunicazione e della disclosure sociale, spiegando i diversi sistemi di reporting, mentre il giorno precedente Alessandra Santacroce e Floriana Ferrara, rispettivamente presidente e direttore di Fondazione IBM Italia, hanno portato esempi concreti di iniziative solidali attuate da IBM.

Il corso era partito agli inizi di novembre e in queste settimane sono intervenuti in aula tra gli altri: Paolo Peroni e Maria Hilda Schettino di Rödl&Partner; Andrea Casadei, fondatore e direttore di Bilanciarsi, nonché docente alla Bologna Business School;  Maria Elena Manzini, Corporate Social Responsibility manager di Cirfood; Francesco Benvenuto,  Government Affairs director di Cisco Italia; Claudia Strasserra, Sustainability Sector manager di Bureau Veritas; Marco Ratti.

Executive Master Corporate Social Responsibility by BlueAcademy

BlueAcademy ha fin da subito creduto nell’organizzazione dell’Executive Master in Corporate Social Responsibility Management, un corso di formazione altamente professionalizzante il cui punto di forza è la presenza di prestigiose aziende impegnate nel mondo della sostenibilità.

“Desidero ringraziare sentitamente tutti i nostri docenti e partner per aver portato la loro testimonianza in aula”, afferma Daniele Tortoriello, responsabile Area Education di BFCmedia e direttore del Master. “Le buone prassi aziendali non si imparano semplicemente attraverso i libri di testo, ma si ha la necessità di un confronto diretto con le aziende e, pertanto, l’analisi di case history ha occupato – e occuperà nelle prossime edizioni dell’Executive Master – un ruolo fondamentale nel programma didattico. Esprimo piena soddisfazione per i contenuti trattati dai relatori e sono certo per il futuro di poter contare sul loro prezioso contributo. Vorrei dedicare infine un pensiero anche ai nostri corsisti che hanno partecipato attivamente alle lezioni, interagendo in maniera costruttiva con i relatori, e grazie ai loro interventi ne ho potuto trarre spunti interessanti per la prossima edizione”.

Nuova edizione Executive Master per CSR Manager

La nuova edizione è in programma nella primavera del 2020 con inizio nel mese di marzo. Il corso è riservato solo a venti partecipanti e ai primi cinque iscritti verrà garantito uno stage di 3 mesi; a uno dei primi cinque iscritti verrà inoltre offerta una borsa di studio a copertura totale del costo di iscrizione.

Per maggiori informazioni è possibile consultare la scheda dell’Executive Master in Corporate & Social Responsibility Management sul sito di BlueAcademy.

Business 28 Agosto, 2019 @ 12:04

I lavori meglio pagati tra quelli per cui non serve una laurea

di Matteo Rigamonti

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gruppo di persone lavora in ufficio
(GettyImages)

Sono tanti i lavori ben pagati per i quali non serve avere una laurea ma basta un percorso di formazione professionale, superiore o post diploma. Ad offrire una dettagliata fotografia con tanto di fabbisogno stimato nel prossimo decennio è il ministero del lavoro statunitense. Si tratta quindi di valori riferiti al contesto degli Stati Uniti, ma che possono fornire indicazioni di tendenza anche per il mercato italiano.

Il controllore del traffico aereo, che sfiora i 125mila dollari di retribuzione annua, è la professione meglio remunerata negli Stati Uniti per chi è sprovvisto di laurea. Basta un titolo (associate degree) che si ottiene con due anni di alta formazione.

Stesso percorso di due anni per svolgere professioni ben retribuite come: radioterapista (80mila dollari l’anno), tecnico nucleare (80mila dollari), manager di un’impresa delle pompe funebri (78mila dollari), tecnici della medicina nucleare (75mila dollari), igienista dentale (74mila dollari), altre professioni in ambito sanitario come, per esempio, gli addetti alle macchine per ecografia (71mila dollari l’anno).

Lavori meglio pagati senza laurea - Associate's degree
Lavori meglio pagati senza laurea – Associate’s degree (Career Outlook, U.S. Department of Labor)

Basta il diploma delle superiori anche per svolgere professioni come l’operatore in impianti nucleari (93mila dollari l’anno), il responsabile di linee in ambito logistico (per esempio trasporti, magazzini, distribuzione che guadagna fino a 92 mila dollari l’anno), detective o responsabile operazioni in polizia (88mila dollari), distributori di energia e spedizionieri (82mila dollari), investigarore privato (80mila dollari), installatori e manutentori di ascensori (79mila dollari), piloti privati di aerei ed elicotteri (78mila dollari).

Lavori meglio pagati senza laurea - High school diploma
Lavori meglio pagati senza laurea – High school diploma (Career Outlook, U.S. Department of Labor)

Attraverso corsi di formazione professionale superiore post diploma si può inoltre accedere a professioni come: manutentori in ambito elettrico ed elettronico (78 mila dollari l’anno), addetti alla sicurezza antincendio e sul lavoro (76 mila dollari), ruoli in ambito ingegneria navale (73 mila dollari), capitani di nave e altre figure a bordo (70 mila dollari), periti in compagnie assicurative (62 mila dollari), meccanici per aeroplani (61 mila dollari l’anno).

Lavori meglio pagati senza laurea - Postsecondary nondegree award
Lavori meglio pagati senza laurea – Postsecondary nondegree award (Career Outlook, U.S. Department of Labor)

Per chi invece non è in possesso di alcun titolo di studio oltre quello dell’obbligo – che negli Stati Uniti varia da Stato a Stato – l’ambizione può essere quella di entrare in settori come le miniere oppure l’oil & gas dove, specializzandosi sul campo in particolari funzioni, si può ambire a guadagnare fino a 56mila dollari l’anno.

Lavori meglio pagati senza laurea - No formal educational credential
Lavori meglio pagati senza laurea – No formal educational credential (Career Outlook, U.S. Department of Labor)