Perché Warren Buffett e Tim Cook stanno snobbando la blockchain

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Photo by Scott Olson – Getty Images
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Articolo di Michael del Castillo apparso su Forbes.com

Delle 10 più grandi società quotate al mondo, ben otto sono convinti sostenitori della blockchain – e sviluppano una vasta gamma di prodotti basati su questa tecnologia resa popolare per la prima volta dai bitcoin. Eppure, quando si guarda ai fan della blockchain non vi è assolutamente traccia di due colossi come la Berkshire Hathaway di Warren Buffett e l’Apple di Tim Cook.

Lo dimostrano i risultati contenuti nella classifica Global 2000 di Forbes che identifica le più grandi società quotate in borsa al mondo, sulla base delle vendite, dei profitti, dell’attività e del valore di mercato. È significativo che la metà delle prime 10 società presenti in questa classifica, è possibile ritrovarla anche nell’annuale classifica di Forbes, Blockchain 50. Guardando alla vetta, la più grande società al mondo quotata in borsa società è ancora una volta l’Industrial and Commercial Bank of China, di proprietà del governo cinese, che ora conta 30 applicazioni blockchain che tracciano la copertura sanitaria, le donazioni filantropiche e altro ancora. E anche se Apple (6ª in classifica) e Berkshire Hathaway (3ª) hanno più volte parlato pubblicamente di blockchain, finora, il loro lavoro sembra essere solamente alla fase iniziale. Si stanno lasciando sfuggire una rivoluzione tecnologica?

La quasi totale negligenza di Apple nella blockchain è la più sorprendente. Visto che ha creato l’intero settore degli smartphone e dei tablet e ha aperto la strada alla connessione di questi dispositivi con l’economia globale, grazie a servizi come Apple Pay (con 500 milioni di utenti iPhone) e Apple Card, emessa da Goldman Sachs (26ª nella classifica delle più grandi società al mondo quotate in Borsa). L’anno scorso, Raoul Pal, ex dirigente di Goldman Sachs e sostenitore di bitcoin, ha solo ipotizzato cosa significherebbe se Apple trasferisse solo una piccola parte della sua potente cassa da 200 miliardi di dollari in bitcoin. E l’anno prima, il vicepresidente di Apple, Pay Jennifer Bailey, ha provacatoriamente dichiarato che la criptovaluta ha un “potenziale a lungo termine”.

Nonostante ciò, l’unica prova concreta del lavoro di Apple nella blockchain è un brevetto e un deposito Sec. Nel febbraio 2016 Apple ha depositato un primo brevetto blockchain per l’utilizzo di questa tecnologia per “timbrare” documenti digitali con una data ben precisa, per consentire un monitoraggio più accurato dei propri movimenti e per prevenire le frodi. E se cinque anni fa, il brevetto è finito nel mirino dei media, adesso sembra essere una normalità in questo settore, visto che anche IBM (60ª), Xerox e altri hanno depositato brevetti simili. Si tratta, probabilmente, solo di una misura difensiva in un mondo dominato dalla tecnologia open source.

Nel 2019, Apple ha presentato un report alla Securities and Exchange Commission specificando il suo “supporto” nello sviluppo di linee guida blockchain per la no profit Responsible Business Alliance, la più grande coalizione industriale al mondo dedicata alla responsabilità sociale delle imprese nelle catene di approvvigionamento globali, che cerca anche di eliminare quei materiali che vengono venduti solamente per finanziare la guerra. Negli ultimi tre anni non è stato più rivelato pubblicamente nulla sul coinvolgimento di Apple in questa colazione, e la società non ha risposto alle molteplici richieste di informazioni aggiuntive.

Apple nel febbraio 2020 ha assunto l’ex head of new technology di Warner Music Group, Jeff Bronikowski, che ha aiutato Warner Music nei suoi primi lavori con gli Nft, incluso un investimento in Dapper Labs, valutato recentemente 2,6 miliardi di dollari. Bronikowski ha anche studiato il modo attraverso il quale i fan potrebbero dare un sostegno economico (praticamente una ‘mancia’) ai propri musicisti preferiti con la criptovaluta. Apple ha preferito più volte non chiarire se Bronikowski stesse continuando in questa direzione.

Ci sono diverse possibilità per cui Tim Cook e Apple potrebbero lasciar stare la blockchain. Prima di tutto, Apple Pay è stato progettato per risolvere molti dei problemi della criptovaluta, comprese le transazioni lente e la difficoltà di effettuare acquisti retail a livello globale. Inoltre, i canali di pagamento, come PayPal e Square, oltre ad accettare i bitcoin, consentono anche ai clienti di acquistare e detenere l’asset. Un aspetto che lo rende più simile un veicolo di investimento che a un mezzo di pagamento.

In secondo luogo, Apple, nel bene e nel male, ha costruito il proprio nome su reti chiuse. Mentre Microsoft (in 15ª posizione nella classifica delle più grandi società al mondo quotate in Borsa) – leader nella blockchain – ha fatto la sua fortuna scrivendo software che potrebbero essere implementati da tutti i fornitori di hardware, risultando anche intercambiabili. I prodotti Apple, invece, sono notoriamente difficili da adattare, tanto che non si inseriscono bene con gli altri. E questi sono tratti che non si adattano bene all’etica open source della blockchain.

E se la quasi totale assenza nel settore della blockchain da parte di Apple è già sorprendente, ciò che fa più discutere è il fatto che la Berkshire Hathaway non abbia fatto niente. Infatti, anche se il venerato ceo della società, Warren Buffett, ha definito i bitcoin “un veleno per topi al quadrato” e, a maggio, il suo braccio destro, Charlie Munger, ha dichiarato di “odiare” il successo di bitcoin, definendolo “contrario all’interesse della civiltà”, tuttavia, ad aprile del 2018, Richline Group, la sussidiaria di gioielli di Berkshire Hathaway, ha avuto un enorme successo quando Ibm ha annunciato che si sarebbe unita ai giganti della gioielleria, Asahi Refining e Helzberg Diamonds, per utilizzare il sistema blockchain per tracciare il flusso dei gioielli. Assicurandosi che non provenissero da miniere utilizzate per finanziare conflitti. Da allora, quell’iniziativa non ha praticamente mai preso vita, tanto che un portavoce di Ibm ha confermato che non esiste più.

Inoltre, a dicembre 2019, la società di smart contract con sede a New York, ShelterZoom, ha annunciato una partnership con la società di intermediazione immobiliare Berkshire Hathaway HomeServices Professional Realty. Con l’intenzione di spostare i documenti immobiliari su un libro mastro condiviso. ShelterZoom non ha mai risposto in merito.

Sebbene Apple e Berkshire Hathaway siano due aziende totalmente diverse, hanno almeno una grande cosa in comune: un controllo e un potere quasi egemonico sulla propria catena di approvvigionamento. La blockchain rappresenta il potere di aprire reti condivise per uso pubblico. Molte delle più grandi aziende del mondo hanno abbracciato l’efficienza del trasferimento dei flussi di lavoro a questi registri distribuiti. Ma Apple e Berkshire Hathaway sembrano essere l’antitesi di tutto ciò. Sono così grandi che continuano a prosperare grazie ai loro sistemi autonomi, creati proprio da loro. Invece di risparmiare denaro utilizzando reti condivise, questi due giganti fanno affidamento solo sulla loro forza, in modo tale da risucchiare tutti gli altri verso le loro orbite, costringendoli a fare le cose alla vecchia maniera.