Xi Jinping continua la guerra contro i miliardari. E ora fa tremare anche l’Inter

Steven Zhang Inter
(foto Emilio Andreoli/Getty Images)
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Le purghe di Xi Jingping contro i ricchi continuano. A grande velocità. Il presidente ha infitto una punizione esemplare a Didi, la app modello Uber che si è presentata a Wall Street prima di ricevere il nulla osta sulla sicurezza informatica delle autorità di Pechino. Il titolo, ammesso nella Borsa statunitense con un valore di 77 miliardi di dollari, ne ha persi ben 22 dopo la sospensione della sua app. Didi non potrà sottoscrivere nuovi contratti, così come altre società digitali che, al pari del tycoon Jack Ma, hanno trascurato le indicazioni del Partito. E il pugno di ferro del presidente fa tremare anche l’Inter.

I tifosi sono in apprensione per le sorti del club controllato da Suning, il colosso cinese della distribuzione di elettrodomestici (16mila punti vendita) che fa capo alla famiglia Zhang, proprietaria della quota di controllo della squadra nerazzurra. La medicina di Xi si è infatti abbattuta anche sul gruppo della provincia di Jiangsu. Le autorità hanno prima vietato a Zhang Jindong (il cui patrimonio è di 7 miliardi di dollari) di procedere a un aumento di capitale garantito dal colosso immobiliare Evergrande (125 miliardi di dollari di debiti), che, a sua volta, sarebbe stato finanziato da Zhang, secondo uno schema alla Sindona. Poi, allo scopo di salvare l’occupazione (Suning è l’impresa più importante della regione), Pechino ha imposto un’operazione di salvataggio che ha il sapore della tortura cinese.

Che cosa succede all’Inter

È stato varato così un aumento di capitale per 1,4 miliardi di dollari, che sarà sottoscritto da Alibaba, il colosso di Jack Ma (in cima alla lista dei ricchi che si devono pentire), ma anche da Xiaomi e dal gruppo Haier, uno dei giganti degli elettrodomestici. I soci privati riceveranno il 17% circa di Suning, ma la maggioranza del veicolo che eseguirà l’operazione finirà nelle mani delle autorità della provincia di Jiangsu. Che, già oggi, potrebbero essere i padroni dei destini di Barella e Lukaku. 

Oggi, infatti, l’assemblea dell’Inter dovrà ratificare i rapporti parasociali tra l’attuale proprietà, Suning.com e il fondo americano Oaktree, che ha concesso alla Grand Tower, la holding lussemburghese in cima alla piramide degli interessi calcistici di Zhang, un prestito da 275 milioni (a tassi di interesse molto elevati). La somma serve a soddisfare le esigenze di cassa della società nerazzurra, che ha ulteriori 375 milioni di debiti sotto forma di bond in scadenza nel 2022. In tutto, più di 600 milioni che vanno ad aggiungersi al debito di 6,6 miliardi di dollari (o, pare, molti di più) che gravano sulle spalle della casa madre cinese.

L’ingresso di Jack Ma

L’arrivo tra i soci di Alibaba, che vanta una situazione di cassa invidiabile, potrebbe però ribaltare in extremis la situazione. Per Jack Ma – il cui patrimonio è di 45,9 miliardi di dollari – i fondi per finanziare i nerazzurri sono poco più che spiccioli. E potrebbero aiutare il tycoon a fare la pace con Xi, grande appassionato di calcio, deciso a portare in Cina i Mondiali 2030 e ad allestire per l’occasione una squadra in grado di ben figurare. Ma il calcolo sembra azzardato. Il presidente Xi non si è fatto commuovere dallo scudetto. E, pur avendo benedetto a suo tempo l’ingresso di una società cinese nell’azionariato del Manchester City, da lui visitato con tanto di selfie con Guardiola, non è tipo da farsi convincere dai campioni del calcio. E per quanto riguarda i Mondiali, la Cina può vantare una lunga fila di federazioni amiche, a fronte dei prestiti della Via della Seta.

Le novità in arrivo dalla Cina peseranno comunque nell’assemblea. Le autorità di Pechino potrebbero decidere di rilevare il debito in vista di una cessione successiva, utilizzando le azioni della famiglia Zhang, ormai fuori dalla gestione, come garanzia per una parte dei debiti di Suning. Oppure cancellare la presenza cinese dal club. L’Inter, del resto, vale più dei debiti, e non inciderebbe sulle sorti del gruppo già costretto a liquidare lo Jiangsu, vincitore del titolo in patria.

L’epilogo più probabile, a questo punto, è che il fondo californiano, che ha ricevuto in garanzia del prestito triennale l’intero pacchetto dell’Inter, possa fare un primo passo verso il controllo della società. Nell’agenda dell’assemblea figura infatti anche la nomina di membri del consiglio di amministrazione. L’occasione giusta perché Oaktree metta un occhio anche sulla gestione. In attesa del derby della Madonnina, anzi di Wall Street, contro i nemici rossoneri targati Elliott.