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Business 11 Febbraio, 2020 @ 5:53

L’Inter entra nell’arena miliardaria degli eSports. E “sfida” Totti, Neymar e Ronaldinho

di Massimiliano Carrà

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Dopo l’entrata in scena di diverse società di calcio italiane (Atalanta e Udinese proprio negli ultimi giorni), anche l’Inter ha deciso di fare il suo ingresso negli eSports, il mondo tecno-sportivo che ruota intorno alle competizioni di videogiochi di livello professionistico. Come dimostra il video pubblicato sui canali social del club (in cui il testimonial è il giovane difensore Alessandro Bastoni), la società nerazzurra ha ufficializzato la formazione della propria squadra di eSports: l’Inter | QLASH.

Da quanto si evince dal nome della squadra, per la sua nascita è stata fondamentale la collaborazione con QLASH, la società leader proprio in questo settore che si occupa di creare e supportare community gaming ed eSports a livello globale e locale.

QLASH, tra l’altro, annovera inoltre la vittoria di diversi titoli a livello italiano e internazionale, tra i quali LVP La Copa 2019, Red Bull Factions 2019, DreamHack Valencia 2019, Red Bull MEO of Spain & Italy 2020. Entrando nel merito, invece, dell’Inter | QLASH i due Pro Players scelti sono: Diego ‘Crazy_Fat_Gamer’ Campagnani, eccellenza mondiale degli eSports a tema calcistico, e Luigi “Kirito_Yuuki_00” Loffredo, una delle migliori proposte a livello italiano.

I due Pro Players dell’Inter Qlash – courtesy Inter

eSports: il giro d’affari è da urlo

E se da una parte può stupire l’intenzione da parte delle società italiane di calcio di formare una propria squadra di eSports, dall’altra, guardando ovviamente i numeri e il giro d’affari che muove questo mondo, può essere considerata una necessità e un’opportunità economica. Infatti, secondo il report Global Games Market Report 2019 di Newzoo, il giro d’affari mondiale degli eSports si sarebbe attestato nell’anno appena trascorso a 1,096 miliardi di dollari, in crescita di circa il 26% rispetto agli 868 milioni di euro di fatturato registrati nel 2018.

Ma non è tutto. Secondo Newzoo infatti entro il 2022 il giro d’affari dovrebbe aumentare ancora e attestarsi a 1,8 miliardi di euro. Questo perché il tasso di crescita medio del fatturato degli eSports tra il 2017 e il 2022 è stato fissato al 22,3%. Ovviamente, come ha evidenziato il report, il fatturato globale degli eSports deriva da diversi introiti: sponsor, diritti media, merchandise e biglietti, tasse per gli editori. E i primi, ossia le entrate dagli sponsor, rappresentano circa il 40% del fatturato totale.

Ecco nel dettaglio come è composto il giro d’affari degli eSports:

  • Sponsor: 456,7 milioni di dollari
  • Diritti media: 251,3 milioni di dollari
  • Pubblicità: 189,2 milioni di dollari
  • Merchandise e biglietti: 103,7 milioni di dollari
  • Tasse per gli editori: 95,2 milioni di dollari

Analizzando invece l’area geografica che traina gli eSports e in particolare il suo giro d’affari miliardario è senza dubbio il Nord America. Secondo il report di Newzoo, infatti, con 409 milioni di dollari registrati, rappresenta il 37% delle fatturato totale del 2019. Più distanti la Cina e la Corea del Sud, che rappresentano rispettivamente il 19% e il 6% del giro d’affari degli eSports.

 

Da Totti a Fernando Alonso: gli eSports convincono tutti

Visti i numeri crescenti, gli eSports – prima di attrarre l’interesse di diversi club calcistici mondiali – hanno attirato nel tempo anche l’attenzione di diversi personaggi famosi, dal mondo dello sport fino ad arrivare al cinema.

A livello italiano, i tre sportivi più conosciuti che hanno creduto nelle potenzialità economiche degli eSports sono i tre ex calciatori della Roma Francesco Totti, Alessandro Florenzi e Daniele De Rossi. Se da una parte “il pupone” era entrato in questo mondo con la “Totti Championship League” (torneo online di FIFA 19 in collaborazione con la piattaforma VPL (VirtualProLeague), dall’altra Florenzi e De Rossi investendo nel progetto dei Mkers, uno dei team eSports italiani che hanno avuto più successo negli ultimi anni.

I tre ex capitani della Roma sono stati però gli ultimi calciatori ad aver investito negli eSports. Prima di loro infatti anche Keisuke Honda, Ruud Gullit, Ronaldinho, Neymar Jr, Gerard Piqué e Christian Fuchs (difensore del Leicester) hanno deciso di aprire il proprio portaglio e di investire negli eSports. Keisuke Honda, tra l’altro, è socio di una delle stelle del cinema più amate: Will Smith.

I calciatori però non sono gli unici sportivi ad aver investito nel mondo degli eSports. Tant’è che anche l’ex pilota di Formula 1 Fernando Alonso e tre ex campioni di NBA Michael Jordan, Earvin «Magic» Johnson Jr., e Shaquille O’Neal hanno investito e continuano a investire nel fruttuoso mondo degli eSports. 

Trending 1 Ottobre, 2019 @ 5:37

Come l’Inter beneficerà dell’acquisizione di Carrefour China da parte di Suning

di Forbes.it

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La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
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Zhang Jindong, presidente di Suning
Zhang Jindong, presidente di Suning durante una partita dell’Inter in tribuna allo stadio San Siro di Milano. (Emilio Andreoli/Getty Images)

Mentre gli occhi di tifosi e addetti ai lavori sono focalizzati sugli inaspettati e ottimi risultati dell’Inter di Conte, un’operazione extra-calcistica sembra essere passata in secondo piano. Suning, il gruppo che detiene il 70% dell’Inter, ha ufficializzato ieri il perfezionamento dall’acquisizione di Carrefour China per la cifra di 620 milioni di dollari. L’affare non deve essere essere sottovalutato perché, oltre a dimostrare l’enorme potere di spesa della famiglia Zhang, potrebbe presto avere degli effetti sul club nerazzurro.

“Questo è un passo fondamentale nel piano di vendita al dettaglio di Suning”, ha detto Zhang Jindong, presidente di Suning Holdings Group. “L’esperienza FMCG di Carrefour e le capacità della catena di fornitura possono essere integrate con il modello retail di Suning, dotato di una solida rete logistica e di tecnologia avanzata. Suning può trasformare i negozi Carrefour in supermercati online e offline completamente integrati per soddisfare le esigenze sempre in evoluzione dei consumatori”.

Come spiega Chloe Beresford – esperta di business e sport – su Forbes.com, l’acquisizione potrebbe trasformarsi in un’operazione di marketing per la Beneamata. “I negozi già esistenti rimarranno operativi con il marchio Carrefour, ma comunque Suning aprirà altre 300 filiali”, scrive la giornalista. “La società venderà i propri elettrodomestici all’interno dei negozi e, in particolare, aprirà negozi sportivi con la merce dell’Inter al centro della scena”. Questa strategia multicanale consentirà all’Inter di diventare “un brand sempre più globale”, capace di aumentare il proprio seguito in Cina.

Questa notizia arriva parallelamente ad altre novità, stavolta prettamente calcistiche. Da un lato, i nerazzurri, insieme al Milan, hanno avviato le procedure che porteranno alla costruzione del nuovo stadio, che, non a caso, sarà circondato da un’area commerciale fortemente improntata sul retail. Dall’altro, Steven Zhang è stato eletto nel board dell’European Club Association: una nomina simbolo dell’influenza che il giovane presidente comincia ad acquisire nei tavoli che contano, dovrà potrà mostrare la sua “visione globale” del calcio.  “Se l’Inter dovesse continuare a lottare per lo scudetto”, spiega Chloe Beresford, “la popolarità del brand nel mercato asiatico continuerà a crescere in modo esponenziale”.

 

 

Trending 24 Giugno, 2019 @ 2:00

Con il nuovo stadio Inter e Milan possono superare la Juventus

di Luigi Dell'Olio

Giornalista economico e finanziario.Leggi di più dell'autore
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Stadio San Siro di Milano. (Getty Images)

Probabilmente non scalderà il cuore dei tifosi come l’acquisto di un top player, ma la decisione di Inter e Milan di mettersi assieme per costruire un nuovo stadio al posto dello storico Meazza potrà portare benefici enormi ai due club milanesi, consentendo loro di lanciare un serio guanto di sfida allo strapotere economico della Juventus.

 

La novità

Dopo un lungo susseguirsi di rumors e smentite, i due club meneghini per bocca del presidente rossonero Paolo Scaroni e dell’ad nerazzurro Alessandro Antonello, hanno annunciato che costruiranno “un nuovo San Siro accanto al vecchio, nella stessa area della concessione. Il vecchio verrà buttato giù e al suo posto ci saranno nuove costruzioni”. I due top manager hanno auspicato che il nuovo impianto possa ospitare la cerimonia d’inaugurazione delle Olimpiadi invernali del 2026 per le quali Milano è candidata con Cortina, anche se su questo punto il sindaco Giuseppe Sala (il Meazza è di proprietà del Comune) ha frenato sui tempi. Su questo si vedrà, intanto è stato fatto un passo in avanti mettendo in conto un investimento da circa 600-700 milioni di euro, con tempi di costruzione intorno ai tre anni.

 

Il progetto

In attesa dei dettagli, che al momento non sono stati forniti, restiamo alle ipotesi circolate nelle scorse settimane. I tecnici ingaggiati dalle due società avrebbero messo a punto un progetto da 60mila posti (in linea con i dettami Uefa per ospitare le finali delle competizioni europee, inferiore agli 80mila posti del Mezza), con la previsione di un piano sotto il livello stradale per minimizzare l’impatto visivo sul quartiere. Il nuovo impianto sarà ubicato vicino al vecchio stadio, per cui potrà continuare a essere indicato come San Siro (dal nome del quartiere) e ospiterà anche spazi commerciali, con un ingresso distinto per i due club.

 

Ragioni di business e non solo

Dietro questa scelta, che nel tempo ha superato l’ipotesi alternativa della ristrutturazione, c’è la consapevolezza che il Meazza – che pure resta uno degli stadi più belli della Penisola – non è in grado di rispondere all’evoluzione dello scenario competitivo. Gli spazi di crescita in termini di fatturato sono enormi laddove gli impianti affiancano all’ospitalità delle partite di calcio un ventaglio di opportunità 365 giorni all’anno. Un concetto di polivalenza che riguarda non solo la possibilità di espandere le attività commerciali, ma anche di integrare la struttura con le esigenze del territorio circostante.

Non è un caso se negli ultimi dieci anni in tutto il mondo sono stati avviati (e in due casi su tre già completati) 495 nuovi stadi, di cui 240 legati al calcio.

 

Cosa cambia per Milan e Inter

L’avvio dello stadio di proprietà è stato alla base della rinascita della Juventus dopo lo scandalo Calciopoli, che ha portato alla retrocessione del club bianconero in Serie B.  Nel 2010-2011, l’ultima stagione disputata allo Stadio Olimpico, la Juventus ha incassato dal botteghino poco più di 10 milioni di euro, ma al primo anno del nuovo impianto gli incassi erano già saliti a 33 milioni e nel 2014/15 il dato era salito a 51 milioni. Il bilancio 2017/18 ha visto entrate per 56 milioni, dunque un dato superiore di cinque volte rispetto a quello di partenza, ma con un trend di crescita che va rallentando sensibilmente.

Inter e Milan partono da circa 40 milioni a testa, ma hanno ampio spazio per superare nettamente il risultato dei bianconeri sia perché il nuovo impianto sarà di 60mila posti contro i 41mila di quello torinese (già oggi i due club milanesi sono al top in Italia per media di spettatori paganti a partita), sia perché con uno stadio di proprietà potranno accelerare sulla redditività per spettatore, oggi zavorrata dai costi di locazione corrisposti al Comune e dalla già citata scarsa efficienza del Meazza. Con l’avvio di attività commerciali intorno all’impianto, potranno inoltrare arrivare nuove risorse che i due club andrebbero poi a spartirsi equamente.

Per fare qualche esempio internazionale, ogni anno il Barcellona incassa dallo stadio circa 160 milioni di euro e il Real Madrid arriva a 145 milioni. Milan e Inter invece, come detto, non arrivano a 40 milioni a testa, pur avendo la città un appeal in termini di attrattività non inferiore ai due grandi centri iberici.

Riuscire anche solo a dimezzare il gap nel giro di un triennio vorrebbe dire avere a disposizione non meno di 60 milioni aggiuntivi che entrano in cassa ogni anno. Senza considerare l’impatto in termini di merchandising e sfruttamento dei diritti legati al nuovo impianto.

 

Uefa meno rigida sul Ffp

E non finisce qui: nell’era del Fair Play Finanziario, i costi sostenuti per le infrastrutture rientrano nel capitolo delle spese virtuose e vengono scorporati dal bilancio esaminato dall’Uefa. Anzi, quest’ultima guarda di buon occhio agli investimenti che irrobustiscono la dotazione patrimoniale delle società di calcio, mostrandosi meno severa in caso di sforamento di altri parametri finanziari. Senza dimenticare che anche le banche, quando si trovano di fronte alla richiesta di un finanziamento (ad esempio finalizzato all’acquisto di un nuovo calciatore), sono più propense a concederlo dietro la presentazione di una garanzia solida come quella immobiliare.