“Sono un esempio, non una leader. E a 83 anni ho un futuro in tv”: Jane Fonda si racconta a Forbes

Jane Fonda
(foto Caroline McCredie/Getty Images for Chopard)
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Ha saputo reinventarsi a 83 anni, mettendo a nudo le sue fragilità e sapendo invecchiare con ironia. Non nascondendo nemmeno di essere ricorsa, talvolta, alla chirurgia plastica, oltre che allo sport e alla dieta. Soprattutto, Jane Fonda ha lanciato una nuova era: quella delle persone anziane che, invece di andare in pensione, avviano business o lottano come attivisti. Nella popolarissima serie Netflix Grace and Frankie, la cui settima stagione dovrebbe uscire nei primi mesi del 2022, lei, che è anche produttrice esecutiva, e la sua cara amica di set e di vita, Lily Tomlin, inventano, tra l’altro, un vibratore e un lubrificante speciali per chi ha passato la menopausa.

Quest’anno Jane Fonda si è perfino avvicinata al mondo della tecnologia, partecipando a Dreamforce di Salesforce. Ha discusso di problemi ambientali insieme a Douglas McCauley, professore di scienza degli oceani alla UC Santa Barbara e direttore della Benioff Ocean Initiative, e ha parlato del suo libro, in cui propone soluzioni invece di esporre solo problemi: What can I do? The Path from Climate Despair and Action.

“La crisi climatica è una crisi esistenziale, perché è determinante per la nostra vita e dobbiamo agire per evitare la catastrofe totale”, dice. “Non ci resta molto tempo. Inoltre questa crisi fa crescere il malcontento, crea altre crisi, come quella della democrazia, ed emergenze come quella del razzismo, della disuguaglianza, del potere dei patriarchi. Agire dipende dagli esseri umani ed è una responsabilità. Per questo decisi di partecipare alle proteste di ‘Fire Drill Fridays’, per cui sono stata anche arrestata a ottobre 2019, a Washington. Chiedevamo azione immediata per un Green New Deal, interventi da parte dei governi per l’energia pulita entro il 2030 e nessuna nuova esplorazione o trivellazione per i combustibili fossili”. 

Jane è stata anche una delle maggiori portavoci del movimento #MeToo. Per questa causa ha marciato qualche anno fa al Sundance Film Festival, fondato dal suo amico Robert Redford, dove ha presentato anche il documentario a lei dedicato, Jane Fonda in Five Acts. Qui racconta in prima persona tutto il suo percorso, anche attraverso i suoi tre mariti, da cui ha divorziato: il regista Roger Vadim, lo scrittore, attivista e politico Tom Hayden, l’imprenditore, magnate dei media e filantropo Ted Turner. Ma, soprattutto, si rivela nel suo percorso di donna e in quello professionale. “Sono cresciuta ispirata da mio padre, il grande attore Henry Fonda. Lo adoravo. Per molto tempo, per essere felice, ho cercato l’approvazione di un uomo. Col tempo ho imparato a essere indipendente e a scoprire prima di tutto me stessa e quello che desideravo”.

Ammette di essere stata in grado di emergere proprio perché è rimasta fedele a se stessa, ai suoi principi, e per non avere mollato mai, anche quando le cose non andavano per il meglio. Ancora adesso colpisce per i suoi bellissimi occhi blu che sfumano nello smeraldo, per il suo carattere forte e per la sua determinazione. Nel 2004 ha creato la Jane Fonda Foundation, investendo in prima persona un milione di dollari, per sostenere progetti in cui credeva. E già nel 2005, insieme a Robin Morgan e Gloria Steinem, ha fondato Women’s Media Center, un’associazione per dare voce alle donne nel campo dei media, che offre anche formazione per diventare buoni leader. 

Dalla sua posizione contro la guerra in Vietnam, per cui fu addirittura posta per un periodo sulla lista nera di Hollywood, alle proteste contro la guerra in Iraq, contro la violenza alle donne, contro il cambiamento climatico: lei è sempre stata una femminista e un’attivista.  
Per me l’attivismo è sempre stato una lotta per quello in cui credo, per cercare di cambiare il mondo in meglio. È una parte significativa di quello che sono. 

Come ha deciso di prendere parte anche alla protesta sul clima in tempi recenti? 
Fu il libro di Naomi Klein, On Fire: The Burning Case for a Green New Deal, a ispirarmi. Mi convinse ad agire, perché compresi quanto il pericolo fosse imminente. Naomi fornisce dati chiari e scientifici su come i combustibili fossili siano al centro della crisi climatica e come non dobbiamo permettere che il riscaldamento climatico raggiunga 1,5 gradi Celsius entro il 2030. Se non agiremo, quella soglia sarà superata, e comprometteremo così la nostra sopravvivenza. Dopo avere contattato Naomi Klein, Annie Leonard di Greenpeace Usa e Bill McKippen di 350.org, decidemmo di fare una manifestazione ogni venerdì contro il cambiamento climatico: i ‘Fire Drill Fridays’ (nel 2020 sulle piattaforme e programmi online hanno superato i nove milioni di persone che li seguivano, ndr). 

Si sente una leader e un esempio per le giovani generazioni?
Non sono convinta di essere una leader, magari più un esempio o una fonte di ispirazione. Una volta Robert Redford mi ha chiesto perché non facessi anch’io la regista, ma la verità è che preferisco fare bene il mio lavoro di attrice e non mettermi alla direzione di un progetto. So dare tutta me stessa per una causa in cui credo o una professione che amo, ma questo non vuol dire che sia brava a dire agli altri che cosa fare. 

Lei è un’innovatrice e una visionaria, come ha dimostrato quando ha lanciato, nel 1982, un video per fare esercizi di aerobica, Jane Fonda’s Workout. Seguirono altri 22 video simili, usciti in un periodo di tredici anni, che vendettero oltre 17 milioni di copie. Ancora oggi molte donne seguono i suoi esercizi di ginnastica.
Ho sempre avuto questa passione. Lo sport e una dieta sana sono stati elementi di equilibrio e benessere per me. Lanciai questi video per fare sport prima di chiunque altro, e allora non sapevo che potessero piacere tanto e diventare così popolari. Ma mi resi ben presto conto che esisteva un vasto mercato. Fui innovatrice anche perché attuai una rivoluzione nelle palestre: fino ad allora erano soprattutto gli uomini a curare i muscoli. Inaugurai un nuovo modo di fare sport per le donne. 

Come ha deciso di lanciarsi nelle serie tv invece? 
Onestamente in principio ero un po’ scettica verso tutte le piattaforme digitali, ma poi ho provato a recitare nella serie drammatica Hbo The Newsroom e mi sono trovata benissimo. Da qui è nata l’idea della serie Grace and Frankie per Netflix, che è stata da subito un successo strepitoso. Mai avrei immaginato di poter recitare ancora dopo gli 80 anni. Amo avere un lavoro stabile alla mia età e potere andare ogni giorno sul set, mi sento davvero gratificata. E poi mai mi sono divertita tanto sul lavoro. Mi sono resa conto che la televisione è il mio futuro, perché offre molte più possibilità del cinema a una donna della mia età. Ho cominciato perfino a guardarla di più, scoprendo altre serie che mi appassionano e mi ispirano. 

Lei è anche la modella più anziana, e il volto, di L’Oréal. 
Lavoro con loro da diversi anni, perché sono molto attivi nella ricerca per rendere i loro prodotti sostenibili. Stanno cercando di limitare l’uso della plastica e di utilizzare materiali alternativi. Noto di persona quanto il problema sia grave, dato che, quando ero giovane, sulle spiagge non c’erano così tanti rifiuti di plastica. Ora si trovano addirittura dentro gli animali marini. È terribile come stiamo inquinando l’ambiente, specialmente l’oceano, che io amo perché mi ha sempre dato molta pace e serenità.

Ha mai temuto di invecchiare?
Come tutte le attrici, naturalmente, ero spaventata dal passare del tempo. Ma adesso non tornerei indietro. Mi piace essere più saggia e in pace con me stessa. Mi sto proprio godendo questo periodo come fosse una nuova, e meravigliosa, stagione della mia vita. 

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