Un piccolo comune del Trentino userà la sua centrale idroelettrica per minare criptovalute: è il primo caso in Italia

Trentino
Borgo d’Anaunia, un piccolo comune in provincia di Trento di appena 2500 abitanti
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Nel 2021 la mappa geografica delle criptovalute è cambiata. Da una parte c’è stato lo sdoganamento del Bitcoin come valuta legale a El Salvador, dall’altra la “guerra” alle criptovalute portata avanti dalla Cina e la conseguente fuga delle società di cripto verso il Kazakistan.

Quale sarà il ruolo dell’Italia in tutto questo? Un piccolo segnale arriva dal Trentino Alto Adige, dove Borgo d’Anaunia, un piccolo comune di 2500 abitanti in provincia di Trento, ha deciso di trasformare la sua centrale idroelettrica in una mining farm. Un centro di supercalcolo per l’estrazione di bitcoin che potrà contare, come si legge dagli avvisi dell’albo pretorio del comune, su 40 computer forniti dall’azienda di innovazione Idm srl. Garantiranno una potenza di calcolo totale di 4 petahash (100 terahash a macchina per 40 macchine). L’energia per le operazioni sarà assolutamente green, grazie al moto dell’acqua: si tratta del primo caso in Italia.

Da centrale idroelettrica a mining farm

Realizzata nel 1925 dal Consorzio idroelettrico Alta Novella per alimentare di corrente le attività produttive della valle, fu nazionalizzata dall’Enel nel 1972. Poi la centrale è rimasta abbandonata e inattiva per decenni finché non è stata rilevata dal Comune trentino e riattivata circa 25 anni fa. Il 31 dicembre 2021 la giunta comunale si è riunita attorno al sindaco trentottenne Daniele Graziadei per approvare l’accordo con l’Idm di Trento per la fornitura dei 20 supercomputer e sostenere la conversione dell’impianto verso l’estrazione di criptovalute. Il centro di super calcolo avrà un costo di 131 mila euro, Iva escusa, e il costo del noleggio del centro viene fissato a 2,78 euro al giorno.

I costi del mining in Italia

Come riportato da Il Sole 24 Ore, l’attività di mining delle criptovalute assorbe nel mondo 130 miliardi di chilowattora all’anno (gli stessi che vengono consumati dall’intera Argentina). Per fare un confronto, il nostro Paese ha consumi elettrici annui per circa 320 miliardi chilowattora. È difficile dunque che l’Italia diventi un paese conveniente in cui estrarre criptomonete. “Perché valga la pena, è necessario che l’energia costi circa 4 centesimi di dollaro per kilowatt. Tariffe del genere si trovano in Cina o nei paesi dell’ex Unione sovietica” afferma Gabriele Stampa, pioniere del mining e filosofo entusiasta della blockchain.

I costi dell’energia rendono inaccessibile questo business ai miner in Italia, dove però si può trovare qualche eccezione a Milano, con la startup Criptomining, a Calenzano, ad appena 27 chilometri a nord di Firenze, e da oggi anche a Borgo d’Anaunia. Qui, in Trentino Alto Adige, la possibilità di fornire un’energia completamente pulita proveniente da una centrale idroelettrica – quella del Kazakistan si basa quasi esclusivamente su centrali a carbone – e la totale assenza delle turbolenze dell’Asia Centrale si rivelano senz’altro due elementi propizi.

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