Cosa si beve a Expo Dubai? Ecco i migliori cocktail bar che parlano italiano

Francesco Galdi
Francesco Galdi (crediti: Michele Tamasco)
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Se mai vi capitasse di sentire un nostro concittadino vantarsi dell’economia italiana all’estero, è probabile che stia portando a esempio uno di quei settori che vengono individuate come le “4 A”.

Nell’economia del nostro Paese ci sono quattro comparti trainanti: abbigliamento-moda, arredo-casa, automazione-meccanica-plastica e alimentari-vini. Questi settori sono stati capaci di generare dal dopoguerra a oggi non solo grandissimi fatturati e marginalità, ma anche enormi ritorni a livello di prestigio internazionale. Sono sinonimi di qualità e unicità del made in Italy.

I ricavi dalla B di Bar

Ma se passiamo a un grado d’analisi di maggior dettaglio, resteremmo sorpresi dalla crescita di reputation, vendite e ricavi che sta derivando dalla “B” di Bar.

Non è un mistero infatti che la liquoristica italiana sia stata in grado dall’800 a oggi di mantenere in piedi la propria leadership sul mercato globale. Con aziende che si sono strutturate per competere nel mondo globalizzato, e acquisire i competitor in tutto il mondo consolidando così la propria posizione. Ci sono intere categorie merceologiche fondamentali per la miscelazione il cui nome in una e propria brand equity è ormai sinonimo della categoria. Si dice Campari più di Bitter, Branca più di Fernet, Disaronno più di Amaretto.

È questo plus valoriale non è solo collegato alla materia prima, ma anche al materiale umano che il nostro Paese esporta: da decenni i migliori barman del mondo sono italiani. Ad esempio a Londra, vera capitale globale della miscelazione, l’avere un bartender nato nel Bel Paese è da sempre sinonimo di qualità.

    Rex Pop-Up bar per Expo Dubai (crediti: Michele Tamasco)
    Simone Caporale per Rex Dubai (crediti: Michele Tamasco)

Gli occhi rivolti a Dubai

Con Expo 2022 a Dubai gli occhi del mondo sembrano tutti puntati sulla città degli Emirati. E anche qui esiste una vibrante comunità di professionisti italiani che si è saputa imporre a livello locale, e non solo. Oggi Dubai conta numerosi locali nella prestigiosa classifica internazionale “The World’s Best Bar 2021” e la maggior parte di essi sono guidati da nostri concittadini.

Inoltre, in questi mesi alcuni grandi nomi internazionali hanno voluto apporre la loro firma sul grande evento. Un esempio? Simone Caporale, che nel Pop-Up Bar “Rex”, al quarantanovesimo piano del InterContinental Dubai Marina, an IHG Hotel, ha firmato un cocktail a base di birra e bitter in perfetto stile italiano.

Ma per chi non avesse occasione di andarci in questi mesi, siamo andati a provarne tre dei più importanti per raccontarvi cosa si beve durante Expo 2020. E dove bere in ogni futuro viaggio a Dubai.

Dario Schiavoni a Bulgari Bar Dubai

Dario Schiavoni
Dario Schiavoni (crediti: Michele Tamasco)

Sorto su un’isola artificiale, il Bulgari Hotel & Resorts è tra le strutture più prestigiose ed eleganti della città. Qui infatti troviamo tutta l’eleganza e il savoir-faire all’italiana esaltato all’ennesima potenza. Dagli arredi alla ristorazione, dal personale all’attenzione per i dettagli, tutto qui è l’esaltazione del bello che il nostro paese sa offrire. Il Cocktail Bar si è in brevissimo tempo ritagliato un ruolo di spicco a livello locale e internazionale. Il merito è senza dubbio dell’incredibile lavoro svolto dal bar manager Dario Schiavoni e dal suo staff.

Dario proviene da un mix di esperienze internazionali d’alto profilo ed è arrivato a Dubai proprio per seguire questo progetto. In meno di due anni è riuscito a farlo entrare nell’olimpo della mixology mondiale. Un menù concettualmente semplice e tecnicamente complesso, dove ogni drink porta il nome di un ingrediente chiave (di solito un frutto o un ortaggio). L’equilibrio tra gli ingredienti rende la somma maggiore del valore delle singole parti, in un esperimento riuscitissimo di ricerca all’origine del concetto stesso di sapore. Per gli amanti dei classici, assolutamente da non perdere è il Negroni al carrello (così legato al suo creatore da essere servito con dei golosi baffi di cioccolato in accompagnamento) o il Martini con un taglio di Sakè, che rende un gusto familiare un’avventura.

Francesco Galdi e Giacomo Vezzo a Buddha Bar

    Giacomo Vezzo (crediti: Michele Tamasco)
    Francesco Galdi (crediti: Michele Tamasco)
    Siddharta Lounge by Buddha Bar (crediti: Michele Tamasco)

Dietro al successo dell’outlet di Dubai della celeberrima insegna Buddha Bar (presente ormai in moltissimi Paesi del mondo) c’è la coordinazione e l’impegno di due grandi professionisti ovvero Giacomo Vezzo, F&B manager del Grosvenor House a Luxury Collection Hotel (struttura in cui sono presenti anche altri due meravigliosi bar, ovvero il Siddharta e il Bar 44, che prende il nome dal piano a cui è collocato) che segue tutto l’andamento della struttura, affiancato da Francesco Galdi, che per il gruppo ricopre il ruolo di global beverage director per il brand Buddha Bar. In un ambiente esotico e affascinante si trova il meglio della tradizione panasiatica in convivenza con la modernità e l’intrattenimento ai massimi livelli. L’impronta italiana nello staff è il valore aggiunto che ha permesso di portare questo bar a essere meta di pellegrinaggio per tutti gli appassionati del bere bene, che sotto l’ombra della gigantesca statua dorata della divinità, si divertono a superare nuovi confini gustativi tra est e ovest del mondo.

Zuma Dubai

    Laura Marnich e Angelo Immorlano
    Zuma Dubai

Anche qui ci troviamo difronte a un format di grandissimo successo internazionale (presente anche in Italia, con Zuma Roma), e anche in questo caso l’outlet che più è noto per l’altissimo livello di miscelazione è quello di Dubai. Alla guida troviamo Laura Marnich, affiancata da Angelo Immorlano. Il ristorante Zuma è una versione sofisticata e contemporanea del tradizionale stile izakaya giapponese, e anche sul bar questo stile viene rispettato, ma i paralleli tra la cultura nipponica e quella italiana danno modo di sbizzarrirsi nella ricerca di punti di tangenza: ad esempio il “Nomikai” è in fondo una versione giapponese dell’aperitivo, e quindi il team di Zuma può permettersi di osare con drink a base di vermouth, amari e rosoli che permettono di tenere bassa la gradazione dei drink pre-cena. Di grandissimo successo è, non a caso, la reinterpretazione di un classico del bar italiano, il “Garibaldi”, creato utilizzando bitter, succo d’arancia appena pressato e un cordiale yuzu chiarificato fatto in casa. Ma le reinterpretazioni sono tante, dall’Amerikonos tributo a uno degli ultimi ristoranti, aperto a Mykonos, fino al twist sul Ramos Gin Fizz che utilizza una Yuzu-Pannacotta fatta in casa al posto della tradizionale doppia panna.

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