Larry Fink: “La guerra in Ucraina spingerà le valute digitali”

larry fink ceo blackrock
Larry Fink, ceo di Blackrock (foto by Neilson Barnard – Getty Images for New York Times)
Share

“Mentre vi scrivo questa lettera, il mondo sta subendo una trasformazione: il brutale attacco della Russia all’Ucraina ha sconvolto l’ordine mondiale che esisteva dalla fine della Guerra Fredda, più di 30 anni fa. L’attacco a una nazione sovrana è qualcosa che non vedevamo in Europa da quasi 80 anni”. Inizia così l’ormai tradizionale lettera agli azionisti di Larry Fink, chairman e ceo di BlackRock.

La lettera agli azionisti di Larry Fink

Rilasciata sul sito della società, quella odierna è una lettera totalmente diversa, in controtendenza con quelle scritte da Fink nel corso degli anni, dove invitava a inseguire le chiavi del successo, del capitalismo, e i trend che avrebbero guidato la società del futuro. Un appello chiaro, diretto e preoccupato per quello che sta causando a livello sociale ed economico il conflitto. Anche in virtù del fatto che “le ramificazioni di questa guerra sono sovrapposte a una pandemia che ha già avuto effetti profondi sulle tendenze politiche, economiche e sociali”. E che quindi avrà un impatto che “si riverbererà per decenni a venire in modi che non possiamo ancora prevedere”.

“Sono orgoglioso del sostegno di BlackRock ai rifugiati che fuggono dalle loro case. In consultazione con i nostri stakeholder, ci siamo uniti allo sforzo globale per isolare la Russia dai mercati finanziari. E, nelle ultime settimane, abbiamo mobilitato una risposta filantropica per aiutare i bisognosi e sostenere i nostri colleghi in Europa, più vicini alla guerra”, ha sottolineato Larry Fink, che accusa la Russia di aver “posto fine alla globalizzazione che abbiamo vissuto negli ultimi tre decenni”.

Larry Fink: il mercato dei capitali è un privilegio, non un diritto

Parlando delle varie sanzioni imposte alla Russia, Fink non ha dubbi. Anzi, cita le sue stesse parole scritte nella lettera annuale ai ceo. “L’accesso ai mercati dei capitali è un privilegio, non un diritto. E dopo l’invasione della Russia, abbiamo visto come il settore privato ha rapidamente interrotto le relazioni commerciali e di investimento di lunga data”. Decisioni che, sommate a quelle assunte dai paesi e delle organizzazioni internazionali, hanno permesso “sostanzialmente di tagliare fuori la Russia dai mercati dei capitali globali, a dimostrazione dell’impegno delle grandi aziende a operare coerentemente con i valori fondamentali”, ha tuonato il numero di BlackRock, che ha precisato che la società non ha mai effettuato investimenti significativi in ​​Russia per la stragrande maggioranza dei suoi portafogli.

LEGGI ANCHE: “Quali sono le sanzioni non ancora imposte alla Russia. E cosa potrebbe innescarle”

Le implicazioni per paesi e aziende

Dato che la guerra ha acceso nuovamente i riflettori sulla dipendenza dall’energia russa, secondo Larry Fink, adesso, le aziende e i governi guarderanno con più attenzione alle loro dipendenze da altre nazioni. Aspetto che se da una parte “potrebbe portare le aziende a effettuare più operazioni onshore o nearshore, con un conseguente ritiro più rapido da alcuni paesi”, dall’altra, potrebbe creare dei vantaggi a Messico,  Brasile, Stati Uniti o a centri di produzione nel sud-est asiatico. Causando, al contempo, notevoli “sfide per le aziende, inclusi costi più elevati e pressioni sui margini”.

Fondamentale, inoltre, sarà anche l’attenzione verso l’inflazione. Dato che già, a causa di alcuni fattori scatenati dalla pandemia, negli Stati Uniti ha raggiunto il livello più alto degli ultimi anni e nell’Ue, in Canada, e nel Regno Unito è superiore al 5%. “I salari non hanno tenuto il passo e i consumatori ne sentono l’onere poiché devono far fronte a salari reali più bassi, bollette energetiche in aumento e costi più elevati alla cassa del negozio di alimentari. Ciò è particolarmente vero per i lavoratori a basso salario che spendono una parte maggiore del loro salario per beni essenziali come gas, elettricità e cibo”, ha precisato Larry Fink, che avvisa anche le banche centrali: “Devono scegliere se vivere con un’inflazione più alta o rallentare l’attività economica e l’occupazione per abbassare rapidamente l’inflazione”.

LEGGI ANCHE: “Guerra e inflazione turbano i mercati. Ecco perché può profilarsi un nuovo periodo d’oro per real estate e Hedge Fund”

La guerra in Ucraina spingerà le valute digitali

Se le sanzioni economiche imposte alla Russia hanno spinto al rialzo le transazioni in criptovalute, di contro, secondo Fink, la guerra potrebbe spingere “i paesi a rivalutare le loro dipendenze valutarie e accelerare le valute digitali”. Anche perché già prima del conflitto, diversi governi stavano cercando di svolgere un ruolo più attivo nelle valute digitali e definire i quadri normativi in ​​base ai quali operano.

“La banca centrale statunitense, ad esempio, ha recentemente lanciato uno studio per esaminare le potenziali implicazioni di un dollaro digitale statunitense”, sottolinea il numero uno di BlackRock, che aggiunge: “Un sistema di pagamento digitale globale, progettato con cura, può migliorare il regolamento delle transazioni internazionali riducendo il rischio di riciclaggio di denaro e corruzione. Le valute digitali possono anche aiutare a ridurre i costi dei pagamenti transfrontalieri, ad esempio quando i lavoratori espatriati restituiscono i guadagni alle loro famiglie”.

LEGGI ANCHE: “Euro digitale entro fine 2021? Ecco come funzionerà”

Lo shock energetico

Infine, guardando allo shock energetico causato dal conflitto, il pensiero di Fink è abbastanza chiaro. “Molti paesi sono alla ricerca di nuove fonti di energia. Negli Stati Uniti gran parte dell’attenzione è rivolta all’aumento della fornitura di petrolio e gas, e in Europa e in Asia, il consumo di carbone potrebbe aumentare nel corso del prossimo anno. Ciò, quindi, rallenterà inevitabilmente il progresso mondiale verso il net zero nel breve termine”. Di conseguenza, “abbiamo bisogno che le politiche pubbliche adottino un approccio più olistico ea lungo termine al fabbisogno energetico mondiale”, conclude Fink.

Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Forbes.it QUI.