La stella di “La La Land” Emma Stone racconta a Forbes i suoi prossimi progetti da produttrice

(Photo by Emma McIntyre/Getty Images)
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È una delle più grandi (e pagate) attrici di Hollywood. Ma adesso, Emma Stone ha deciso di diventare anche imprenditrice, cominciando il mestiere di producer. Nell’agosto 2020, lei e il marito, il regista di Saturday Night Life, Dave McCary, hanno deciso di aprire la compagnia di produzione Fruit Tree. Che ha già firmato un contratto con A24 Films per distribuire due progetti: il film When You Finish Saving the World e la serie tv Shadows.

Durante il Sundance Film Festival 2022, Emma ci ha raccontato questa nuova avventura e i suoi piani per il futuro. Tra i progetti preferiti in cui ha lavorato ci sono i film The Help, The Amazing Spider-Man, Birdman, La La Land, Battle of the Sexes e The Favourite del regista Yorgos Lanthimos. Con quest’ultimo Emma ha appena girato un altro film, Poor Things, la cui uscita è prevista quest’anno.

Lei è nata a Scottsdale, in Arizona, e ha cominciato a recitare fin da bambina…

Ero una bambina timida, ma rumorosa, perfino un po’ autoritaria. Soffrivo di attacchi di panico e, all’inizio, la recitazione mi è servita per combatterli. Sul palcoscenico mi sentivo totalmente a mio agio: interpretare altri personaggi mi aiutava a combattere le mie ansie e le mie paure. Una sorta di terapia. Ho cominciato dal teatro, anche se mi piaceva la sketch comedy. In fondo, ho voluto recitare fin da quando avevo quattro anni. Dato che mi vedeva tanto appassionata, mia madre ha deciso di farmi prendere lezioni di recitazione e di ballo. Qualche anno dopo, ci siamo trasferite a Los Angeles in un piccolo appartamento. Ricordo ancora adesso le audizioni, una dietro l’altra… Finalmente, dopo diversi rifiuti, mi hanno presa. Ricordate il film La La Land, in cui il mio personaggio si confronta con diverse prove di questo tipo? Ecco…

Cosa l’ha spinta ad andare avanti?

Penso che la determinazione sia un fattore fondamentale. Mio padre era amministratore delegato di un’azienda, quindi sono sempre stata ispirata da una forte etica del lavoro. Mi sono sempre prefissata di accettare ruoli in cui credevo, non importava se fossero comici, romantici, o drammatici. Ancora adesso, mi ispiro a tante donne che hanno segnato il mio percorso e tra queste ci sono artiste carismatiche come Diane Keaton e Marion Cotillard.

Quando ha deciso di diventare anche produttrice?

Conosco bene il mestiere, non ho nemmeno finito il liceo perché lavoravo moltissimo. Ho capito che la mia carriera avesse bisogno di un’evoluzione. Come attore sei un ingranaggio, alla mercé del processo: ora sento che voglio creare qualcosa e supportare altri attori e registi.

Ha lavorato con Jesse Eisenberg in Zombieland. Perché ha scelto proprio il suo film, When You Finish Saving the World, per cominciare?

Zombieland è stato una rivelazione. Nessuno avrebbe immaginato una tale popolarità. Da allora, ho iniziato a riflettere su questo business e sulle sue potenzialità. Come produttrice credo nel potere delle storie. When You Finish Saving the World racconta quella di un’attivista che gestisce un rifugio per sopravvissuti ad abusi domestici, ma ha una relazione difficile col figlio adolescente, che si estrania da lei e cerca di fare business sui social media. Mi è sembrata una riflessione sul mondo contemporaneo, e sull’importanza di occuparci delle cause in cui crediamo e delle persone che amiamo.

Non l’ha spaventata cominciare a produrre un film durante la pandemia?

Sono convinta che per avere successo bisogna correre dei rischi. Conosco bene Jesse e la sua professionalità, e mi piaceva il fatto che fosse al suo esordio come regista. All’inizio ne abbiamo discusso su Zoom, dati i tempi di isolamento, ma è bastato poco per convincerci. Ero certa che avrebbe fatto un buon lavoro. In realtà, siamo venuti a conoscenza di questo progetto grazie all’agente di Julianne Moore, che è la protagonista del film. Tutto questo è stato un altro fattore di fiducia per me e i miei soci, e mi ha spinto a investire.

Qual è la filosofia della vostra casa di produzione?

Con mio marito Dave e i nostri partner di produzione, Ali Herting e Kevin Kelly, vogliamo sviluppare progetti su piccola scala, realizzati da registi emergenti. Lavorando alla miniserie di Netflix Maniac di Cary Fukunaga mi sono interessata alla produzione notando come il pubblico sia desideroso di storie nuove e singolari. Un po’ di esperienza l’ho fatta come produttore esecutivo di Crudelia. Anche per questo ho deciso di rimanere fuori dal mondo dei blockbuster, che conosco bene: richiede grossi investimenti.

Nel film si parla anche di come sfruttare la propria creatività online.

Conosco le potenzialità dell’online: mio marito Dave ha sfondato su YouTube con il suo gruppo comico di sketch McCary Good Neighbor. Questo l’ha portato poi a entrare al Saturday Night Live, una leggenda in America. Mi affascina come sul web si possa trovare gente a cui piace quello che fai e la pensa come te. Avrei desiderato trovare qualcosa di simile da ragazzina, quando mi sentivo un’outsider e desideravo incontrare coetanei come me. Di certo, le possibilità imprenditoriali sono aumentate in tutti i settori grazie alla tecnologia. In futuro, mi interesserebbe esplorare di più anche questo campo.

Che consiglio darebbe a una persona che inizia una carriera o un business?

Se si tratta di qualcuno di molto sensibile e insicuro come ero io in principio, consiglio di non avere timore dei propri errori. Servono per imparare. Cercate piuttosto di incanalare le ansie, lo stress e gli attacchi di panico nella vostra creatività. Per troppo tempo ho pensato che essere troppo sensibile fosse addirittura una maledizione, ma oggi mi rendo conto come sia una fortuna, perché può anche aiutare ad avere successo. Consiglio di non sedersi e aspettare che le cose succedano, ma di andare là fuori, di scoprirle, esplorarle, viverle e farle accadere.

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