“Mi sono appassionata al mondo delle startup con WeCrashed”: Anne Hathaway racconta la nuova miniserie sulla storia di WeWork

Anne Hathaway
Anne Hathaway (Photo by Frazer Harrison/Getty Images)
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Anne Hathaway confessa di essere sempre stata appassionata di imprenditoria, fin da quando era bambina. Figlia di un avvocato del lavoro e di una madre attrice, entrambi attivisti, è nata a Brooklyn ma cresciuta a Millburn, New Jersey. “Mi è sempre piaciuto molto lavorare. Decisi che volevo fare l’attrice quando, a soli sei anni, vidi mia madre recitare il ruolo di Fantine in Les Misèrables a teatro. Per quella stessa parte, al cinema, ho vinto un Oscar, molti anni dopo. Quindi, adesso, ripensandoci, credo che sia stato il destino a scegliere questa strada”, confessa al SXSW di Austin, in Texas. Dove ha presentato la mini serie tv WeCrashed, in onda su Apple TV+, di cui è anche produttrice esecutiva.

“Racconta la storia di Adam, interpretato da un bravissimo Jared Leto, e la sua compagna di vita e d’affari, Rebekah Neumann, che ho interpretato con la massima intensità, avendo fatto molta ricerca su di lei. Adam è il fondatore di WeWork e questa storia mi ha fatto anche appassionare al mondo delle startup”. 

“Mi piace lavorare come produttore, perché posso scegliere quello che desidero e le storie in cui credo davvero. L’ho già fatto per Song One, nel 2014, ambientato a Brooklyn, dove sono cresciuta, e che mi riguardava personalmente per la mia grande passione per la musica”. Anne è stata anche produttrice esecutiva di Colossal, nel 2016, e quest’anno, sempre in veste di produttrice, sta realizzando Live Fast Die Hot e The Lifeboat. Al Festival del cinema di Cannes sarà nel colossal Armageddon Time ed è stato appena annunciato che Mothers Instinct, un remake del film belga del 2018 Duelles, sarà presentato in quel periodo.

Intanto, Anne mira a diventare un’investitrice sostenibile. Ed è disposta a esplorare diverse possibilità.

Quando si è avvicinata alla serie WeCrashed conosceva la storia di WeWork?

No, sapevo di cosa si trattava ma non conoscevo la storia dei due co-fondatori, Adam Neumann e Miguel McKelvey. Trovo sia incredibile quello che abbiano inventato e che mai, come adesso, sia tanto attuale. Dopo il Covid, e dopo la minaccia della guerra, la gente ha bisogno di credere nelle startup e negli unicorni, nella possibilità che un’idea possa diventare un grande successo, cambiare il modo di lavorare, rivoluzionare le menti. Come ha fatto, in fondo, WeWork con il co-working. Adam e Rebekah sono partiti da una base positiva, ma alla fine hanno fallito.

A cosa pensa sia dovuto il loro fallimento?

Non ho le competenze per giudicare, ma ho fatto molta ricerca sul mio personaggio dato che esistono un documentario, un podcast e tantissimi articoli e video. Per quanto riguarda il mio personaggio ho cercato di mettere in risalto le sue doti anche come essere umano, moglie e madre, oltre che come imprenditrice, per cercare di comprendere le sue ragioni più nel profondo. Di certo, il suo fallimento può servire da esempio per cercare di comprendere cosa sia andato storto. E anche di valutare la propria brama di potere che, se non gestita nella giusta direzione, può portare qualsiasi azienda alla distruzione.

A cosa pensa sia dovuto, invece, il successo di WeWork?

Di certo al fatto che la gente non ama stare sola, ma vuole socializzare e lavorare insieme. Inoltre, il carisma naturale di Adam come ceo, e lo stile di vita spirituale e salutare di Rebekah, li ha portati a vendere un marchio in cui le persone hanno creduto e che hanno acquistato.

Rebekah Neumann è cugina della star di Hollywood Gwyneth Paltrow. Pensa che questo abbia contribuito al suo successo iniziale?

Sì, alcune persone erano ossessionate da questo e dal successo di Gwyneth e del suo business, Goop. Ma sono convinta che alla fine a risultare vincente sia stata l’idea, come per molte startup divenute poi grandi aziende profittevoli. Nel caso di WeCrashed, in cui sono anche produttrice esecutiva, ho creduto nella storia perché trattava argomenti molto attuali come il capitalismo in fase avanzata, la positività che può divenire tossica se esasperata, la mercificazione della spiritualità.

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Certo, perché la remunerazione personale e professionale è molto più alta. E sento di non essere più una semplice esecutrice.

Continua ad amare molto recitare?

In realtà, ancor prima di vedere mia madre in una produzione teatrale volevo già recitare. Quando avevo tre anni vidi mia madre recitare Eva Perón in Evita, alla Playhouse a Allenberry, in Pennsylvania. Quando ero tra il pubblico, insieme ad altri bambini, mi parve qualcosa di magnifico ma, allo stesso modo, naturale ‘trasformarmi’ in un’altra persona. Ero una bambina piena di di immaginazione, e questo mi serviva per entrare in altri mondi, dove potevo diventare chiunque e scomparire nei momenti più duri della vita. Da teenager soffrivo di ansia e depressione: la superai proprio grazie alla recitazione e all’amore della mia famiglia. La recitazione è la mia immensa passione, il mio primo grande amore e, di certo, non l’abbandonerò mai. Cominciai a 13 anni a scrivere ai maggiori agenti perché mi rappresentassero. Da subito, presi questo lavoro molto sul serio. Sapevo che dovevo lavorare duramente se volevo sfondare. E tutto cominciò a 16 anni quando ottenni un ruolo nella commedia tv Get Real.

Al momento abita a New York con suo marito, l’uomo d’affari Adam Shulman, e i vostri due figli. Sarebbe felice se seguissero il suo stesso percorso?

Naturalmente non posso, e non mi sento, di decidere per loro, ma preferirei che cominciassero a lavorare più tardi di quando iniziai io. Ma li incoraggerò e supporterò in quello che decideranno fare come hanno fatto i miei genitori. Con la tecnologia il mondo sta cambiando velocemente ed è davvero difficile prevedere il futuro. Per questo, oggi voglio investire in progetti sostenibili: per garantire ai miei figli un mondo migliore.

Ha infatti investito nel marchio di acqua ultra purificata ZenWTR, fondata nel 2020, a Los Angeles…

ZenWTR produce bottiglie realizzate al 100% con plastica riciclata. Mi hanno sempre dato fastidio le bottiglie d’acqua lasciate sul set e buttate via, a tal punto che cominciai a portare la mia bottiglia al lavoro. Ci tengo a sostenere le soluzioni sostenibili in modo da ridurre la mia dipendenza dai prodotti di plastica usa e getta. E ci tengo a dare il mio contribuito nella lotta contro la crisi climatica.

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