Intelligenza artificiale e modello Spotify: la ricetta di eDreams Odigeo per i viaggi post-pandemia

Dana Dunne eDreams Odigeo
Dana Dunne, amministratore delegato di eDreams Odigeo (foto edreamsodigeo.com)
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“Non siamo un’azienda di viaggi che usa la tecnologia. Siamo un’azienda tecnologica che si occupa di viaggi”. Dana Dunne, l’amministratore delegato di eDreams Odigeo (eDO), sintetizza così la filosofia di una delle principali compagnie di viaggi online d’Europa. Un gruppo da 17 milioni di clienti che è tra i pochi nel settore ad avere già recuperato, almeno per numero di prenotazioni, dal trauma del Covid: nei 12 mesi tra il 1 aprile 2021 e il 31 marzo 2022, ne ha registrate 12,5 milioni, cioè il 10% in più del periodo 1 febbraio 2019-31 gennaio 2020. “Sono risultati superiori alla media del mercato, che per il resto è ancora al di sotto dell’era pre-pandemia del 30-50%”, dice Dunne.

Il modello Spotify

L’azienda ha dichiarato, per lo stesso anno, “un forte miglioramento finanziario e operativo”. In particolare, ha ridotto le perdite da 124,2 a 65,9 milioni di euro. Ai risultati ha contribuito Prime, un programma di abbonamenti che spera di trasformare eDO in una sorta di Spotify dei viaggi. Nato nel 2017, Prime aveva 2,9 milioni di membri alla fine del primo trimestre 2022, cioè il triplo rispetto a un anno prima. “Non so se questo sia il futuro dei viaggi”, ammette Dunne. “So che il nostro esperimento ha successo e che, quando una cosa ha successo, altri provano a imitarla. Qualcuno ci ha già provato. Esistono, però, barriere all’ingresso”.

Anche per puntare sul ‘modello Spotify’ eDO ha annunciato l’intenzione di assumere 500 specialisti hi-tech. “Abbiamo uno dei più grandi team europei dedicati al machine learning e all’intelligenza artificiale”, spiega Dunne. “Vogliamo insistere in questa direzione. Quando dico che ragioniamo come una tech company, penso anche al fatto che i nostri riferimenti non sono solo compagnie di viaggi. Se si tratta di promozione di nuovi prodotti, per esempio, cerchiamo di imparare da aziende come Netflix”.

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I nuovi viaggi

La ricerca di nuovi modelli, del resto, è diventata una necessità per molte aziende del settore, che è stato tra i più colpiti dalle limitazioni agli spostamenti. E l’impatto non è stato solo economico. “Molti, per esempio, hanno deciso di viaggiare su distanze più brevi rispetto a prima”, dice Dunne. “Almeno in parte, però, il fenomeno potrebbe essere temporaneo. Alcuni Paesi non hanno ancora riaperto le frontiere, altri richiedono ancora un tampone negativo a chi arriva. Sottoporsi ai test provoca sempre stress e, soprattutto nel caso di famiglie numerose, costi non trascurabili”. Alcuni stati, poi, sono ancora indietro con la campagna di vaccinazione, “e questo dissuade molti potenziali turisti”.

Secondo Dunne, “quando si parla di trasformazioni del settore, bisogna distinguere tra viaggi per lavoro e viaggi per divertimento”. I cambiamenti del segmento business, che in passato rappresentava fino al 75% dei profitti di alcune compagnie aeree, potrebbero essere permanenti. “La tecnologia non può sostituire il mare e la spiaggia, mentre gran parte degli spostamenti d’affari sono stati sostituiti da videochiamate su Zoom. E non credo si tornerà mai alle modalità di lavoro del passato. Molte tra le principali società mondiali hanno adottato un regime ibrido. Quelle più piccole le imiteranno”.

Sono cambiate, poi, anche le modalità di acquisto. Molti, spiega Dunne, prenotano con minore preavviso rispetto all’era pre-Covid. Sempre più persone lo fanno in formato digitale, e in particolare via telefono. “Gli acquisti da mobile erano comuni solo per cifre inferiori ai 100 euro. Con la pandemia, però, anche persone poco abituate al digitale sono state costrette a prendere dimestichezza con il telefono. Ora si fidano di più e compiono acquisti anche per somme più alte. Quelli per le vacanze sono tra questi”.

La transizione energetica

L’altra trasformazione in corso, nel mondo dei viaggi, è quella energetica. Il trasporto aereo, per esempio, è considerato uno dei cosiddetti settori hard to abate, cioè più difficili da decarbonizzare. “Nel 2020 siamo diventati la prima compagnia di viaggi carbon neutral, cioè a emissioni nette di anidride carbonica nulle”, dice Dunne. “Per quanto riguarda le nostre operazioni, cerchiamo di cerchiamo di usare nel modo più corretto energia e acqua, di gestire al meglio i rifiuti e i viaggi dei dipendenti. Il 90% dell’energia che alimenta le nostri sedi è energia pulita. Intendiamo raggiungere il 100% nel 2024”.

Quanto all’intero settore, Dunne ammette che “bisogna ridurre le emissioni. Alcune aziende hanno già cominciato a farlo: ci sono compagnie aeree che le hanno ridotte anche del 60%. Per favorire questo processo, abbiamo deciso di caratterizzare con un bollino verde, sulla nostra piattaforma, i voli a emissioni più basse”. Dunne sottolinea anche come i viaggi abbiano “un impatto positivo di per sé. Innanzitutto perché aprono la mente. Se oggi la maggior parte delle persone si è convinta che siamo tutti uguali, è perché lo ha constatato viaggiando”. Poi c’è l’aspetto economico: un posto di lavoro su dieci, nel mondo, è legato al turismo.

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