All’apice del successo di WeWork, il patrimonio di Neumann era arrivato a 4,1 miliardi di dollari. Mentre l’azienda si avviava a una gigantesca Ipo, però, i giornali cominciarono a raccontare i suoi eccessi. Dalla passione per la tequila a proclami che il Washington Post ha giudicato “scollegati dalla realtà”. Neumann ha definito WeWork come un’azienda capace di “elevare la coscienza del mondo”. Nel 2018 ha detto che “ci sono 150 milioni di orfani nel mondo. Noi vogliamo risolvere questo problema e dare loro una nuova famiglia: la famiglia di WeWork”. Ed è deciso a diventare la prima persona nella storia ad accumulare un patrimonio di mille miliardi di dollari. Per avere un raffronto, l’uomo più ricco al mondo, Elon Musk, supera di poco i 220 miliardi. Ed è stato calcolato che, se si tiene conto dell’inflazione, il più ricco di sempre è stato John D. Rockefeller, con una fortuna tra i 300 e i 400 miliardi di oggi.
Il crollo
Più ancora degli eccessi di Neumann, a preoccupare gli investitori erano però i dubbi sul modello di business di WeWork: affittare spazi di coworking a chi non vuole o non può permettersi la locazione di un ufficio. I fondatori assicuravano che il mercato potenziale riguardava 255 milioni di clienti, per un giro d’affari di 3mila miliardi di dollari. Avevano convinto, tra gli altri, l’ad di JPMorgan Chase, Jamie Dimon, e quello di SoftBank, Masayoshi Son. Ancora nel 2019, quando furono depositate le carte per l’Ipo (in cui la parola “Adam” compare 169 volte), l’azienda stava però perdendo miliardi. Al termine dell’anno precedente aveva in portafoglio quasi 500 immobili nel mondo, ma registrava un passivo di 1,9 miliardi.
“La formula è destinata a non funzionare nei momenti di crisi”, scriveva Forbes Italia due anni fa. “I clienti di WeWork, infatti, occupano i locali in media per 15 mesi: molto meno della durata dei contratti della casa madre (15 anni). Perciò il business funziona nei momenti di boom ma è destinato a soffrire quando la congiuntura rallenta. E in quei momenti WeWork non può tagliare i costi”. L’Ipo fu abortita a pochi giorni dal debutto a Wall Street e Adam Neumann fu costretto a lasciare la sua creatura.
La mini serie WeCrashed
Nei mesi scorsi la storia di Neumann e WeWork è stata raccontata dalla mini serie tv WeCrashed, in onda su Apple TV+, con Jared Leto e Anne Hathaway (anche produttrice esecutiva della serie). “Di certo”, aveva raccontato a Forbes Anne Hathaway, “Il fallimento di Adam può servire da esempio per cercare di comprendere cosa sia andato storto. E anche di valutare la propria brama di potere che, se non gestita nella giusta direzione, può portare qualsiasi azienda alla distruzione”. Chissà quindi se la lezione sarà stata utile o se Neumann ricadrà negli stessi errori.







