Nuovo governo Meloni? I money manager sono ottimisti sull’Italia

Photo di Antonio Masiello – Getty Images
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“Non siamo troppo preoccupati per l’Italia”. È questa la frase ricorrente che circola tra la maggior parte dei fondi di investimento in riferimento alla vittoria alle elezioni, ampiamente pronosticata, di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia e della coalizione di centrodestra.

Un messaggio di fiducia dettato, per esempio, dalla risposta positiva dei mercati e dal fatto che la “coalizione ha abbastanza seggi per governare in modo stabile e, allo stesso tempo, non avrà la maggioranza parlamentare di due terzi che le avrebbe permesso di approvare le modifiche costituzionali”, come evidenziano gli esperti di Amundi.

Proprio la società di asset management controllata da Crédit Agricole si è anche soffermata su altri tre aspetti che stanno confermando il buonumore diffuso sulla vittoria della destra: il Pnrr, la legge di bilancio – la quale per ovvie ragioni di tempistiche sarà redatta in larga parte dal dimissionario presidente del consiglio Mario Draghi – e l’andamento dello Spread Btp-Bund, che si è dimostrato abbastanza stabile nel periodo precedente alle elezioni. Rivelando che sarà guidato dalla fiducia degli investitori nelle prospettive economiche della zona Euro, e che gli investitori possano prendere in considerazione di aumentare la loro esposizione ai Btp se lo spread risalisse nella zona 250 punti base.

“Quando il nuovo governo – insiste Amundi – presterà giuramento potrebbe voler apportare delle modifiche ai numeri delle finanze pubbliche e cercare di negoziare una revisione del piano nazionale di ripresa e resilienza. Ma è anche probabile che si attenga agli obiettivi fiscali dell’Ue ed eviti scontri con le istituzioni europee in materia di politica economica. È probabile che le promesse della campagna elettorale possano essere ridimensionate, ma che si provi comunque ad ottenere un certo allentamento fiscale”.

Dello stesso avviso anche Azad Zangana, senior european economist and strategist di Schroders. “Il principale partito sembra essere dell’idea di mantenere un approccio piuttosto conservatore alle finanze pubbliche. In realtà, al momento, non ha molta scelta, perché ormai è troppo tardi per presentare un nuovo bilancio per il prossimo anno. Questo significa che Fratelli d’Italia dovrà ripresentare il bilancio dell’anno scorso”. Di conseguenza, per ora la multinazionale inglese di gestione del risparmio si aspetta che la situazione “rimanga ragionevolmente stabile” e che bisognerà aspettare l’estate del 2023 per capire con “maggiore chiarezza come il partito di Giorgia Meloni vorrà muoversi sul fronte fiscale”.

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Fiducia a Giorgia Meloni

Per BlueBay Asset Management un altro fattore di fiducia è la stessa Giorgia Meloni, che “finora – secondo Kaspar Hense, senior portfolio manager della società inglese – ha dato l’impressione di essere una politica molto più ortodossa di Salvini o persino di Berlusconi. E il fatto la maggioranza del suo partito sia persino più ampia di quella di Forza Italia e della Lega messe insieme ci conforta sul fatto che seguirà le politiche promesse, che sono essenzialmente in netto contrasto con i suoi partner di coalizione: pro-Ucraina/anti-Russia, fiscalmente rigorose e più allineate alle politiche europee anche per quanto riguarda la Belt and Road Initiative cinese”.

La fiducia è rivolta anche al “Transmission Protection Instrument” della Bce, che finora ha contribuito a contenere le preoccupazioni sul debito sovrano italiano. “Sebbene lo spread dei titoli sovrani italiani a 10 anni sui Bund rimanga relativamente elevato, è lontano dai picchi raggiunti durante la crisi dell’area Euro; sin dall’annuncio del TPI è rimasto vincolato a un range di variazioni limitato”, ha assicurato Sebastian Vismara, economista finanziario e strategist della BNY Mellon Investment Management.

Pigra e prematura, invece, secondo Ulrike Kastens, economist Europe di DWS, l’analisi che porta a fare “paragoni con la presa del potere da parte di Benito Mussolini, avvenuta quasi esattamente 100 anni fa. Negli ultimi 30 anni, infatti, la vivace e aperta società italiana e le sue istituzioni democratiche si sono dimostrate straordinariamente resistenti, crisi dopo crisi”.

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