Know-how e forte resilienza: la storia della famiglia Alvarez, fondatrice di uno dei rum premium più famosi al mondo

Claudio Alvarez
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Di fronte a difficolta dalle dimensioni insormontabili come guerre, pandemie, o calamità naturali, quando un imprenditore vede tutto il suo lavoro andare perduto può pensare che sia la fine. Ne è un triste esempio l’Ucraina, e a modo suo anche la Russia, paesi dove si era abituati fino a qualche mese fa a lavorare in un contesto economico globale e dove ora invece le aziende chiudono, crollano e temono di non potere ripartire mai più.

Ma nel male assoluto c’è sempre una luce di speranza. Stiamo parlando del know-how, di tutte quelle competenze immateriali che chi fa impresa conosce bene e che, non solo lo rendono capace di ripartire, magari in terra straniera, ma anche di eccellere e riconquistare il proprio spazio nel mercato.

Si pensi alla storia della famiglia Alvarez, fondatrice di Rum Matusalem, cacciata da Cuba dopo la rivoluzione e riuscita, dopo essersi rifugiata a Miami, a rilanciare la produzione dalla Repubblica Domenicana, diventando una case history di successo globale.

Abbiamo intervistato a Barcellona Claudio Alvarez, attuale titolare e membro della quarta generazione di imprenditori, che ha raccontato come è stato possibile preservare la propria identità e affermarsi come brand leader nel mondo dei rum di qualità.

Le va di raccontarci la storia di Matusalem?

Ron Matusalem nasce nel 1872 a Santiago de Cuba. Deve il suo nome al patriarca dell’Antico Testamento, che si dice abbia vissuto per 969 anni. Un riferimento perfetto per il sistema di invecchiamento di questo rum super premium. Tra il 1930 al 1950 la reputazione di Matusalem si diffuse in tutto il mondo quando l’isola caraibica divenne la destinazione di celebrità e trendsetter. Un periodo che verrà ricordato come la Golden Age dell’isola, e di cui la nostra bottiglia fu senza dubbio un’icona.

Ma poi, a seguito della rivoluzione, la mia famiglia fu costretta a lasciare il Paese e si trasferì a Miami. Era la fine degli anni’50 e tutto sembrava perduto. C’è voluto del tempo, ma non ci siamo arresi e ho piano piano rilevato tutto ciò che era stato Matusalem, a  partire dal marchio, per rilanciarlo in Repubblica Domenicana dove le condizioni climatiche e del suolo sono molto simili a quelle di Cuba.

I vostri prodotti sono invecchiati anni, e anche grazie al metodo solera la qualità dello scorrere del tempo è incanalata e mantenuta. Qual è il vostro metodo produttivo?

Siamo stati definiti il “cognac dei rum”, e la cosa ci fa piacere. Ma la nostra tecnica di invecchiamento è in realtà di origine spagnola. I segreti del metodo Solera sono stati sviluppati originariamente per produrre sherry e brandy, noi siamo stati solo bravi a intuirne la grandissima potenzialità. Grazie a questo metodo di lavoro riusciamo a creare grandi invecchiamenti come 15 o 23 anni, ormai apprezzati in tutto il mondo.

Sublime Decanter II

Quest’anno  festeggiate 150 anni, e avete voluto celebrarli con una release speciale. Come è stata selezionata e imbottigliata?

Quest’anno per noi è una ricorrenza davvero speciale, per questo a ottobre abbiamo presentato Sublime Limited Edition, un rum unico creato per celebrare il 150° anniversario del marchio. La mia famiglia ha meticolosamente selezionato le botti più antiche per creare una miscela iconica. Ne è nato un rum intenso, dalla tonalità ambrata, con riflessi mogano,  e che al palato evoca rovere, caramello e frutti rossi, per finire con fumo di quercia, frutta secca dolce e tabacco.

Abbiamo anche realizzato una bottiglia ad hoc, un decanter disegnato in esclusiva a mano e numerato da Vista Alegre, produttori di vetro dal 1824. Ne esistono solo 450 bottiglie. Più che il rum stesso, vogliamo che passi questo messaggio: per quanto difficile possa sembrare la situazione, bisogna andare avanti. Avere 150 anni vuol dire aver visto succedere di tutto nel mondo: siamo ancora qui, e vogliamo restarci per fare sempre meglio.

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