La space economy cresce: ogni settimana in orbita 50 nuovi satelliti. Ma potrebbero volercene molti di più

SpaceX
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Per soddisfare una space economy in espansione, ci sono quasi 7.500 satelliti attivi che orbitano intorno alla Terra e una media di circa 50 che si alza in volo ogni settimana. Sono questi alcuni dei dati salienti pubblicati da uno studio di McKinsey & Company sulle prospettive della domanda e dell’offerta di lanci verso lo spazio. Lo studio approfondisce in particolare tre possibili scenari al 2030: domanda elevata, domanda base e domanda bassa.

Nello scenario di base, McKinsey prevede 27.000 satelliti attivi in orbita entro la fine del 2030, quasi il quadruplo rispetto a oggi – per sostenere questa cifra al 2030, dovrebbero essere lanciati da 4.000 a 5.000 satelliti all’anno.  In uno scenario a domanda elevata, in cui quasi tutti i lanci proposti si concretizzano, McKinsey si aspetta di vedere in orbita più di 65.000 satelliti entro il 2030.

La crescita

Secondo l’organizzazione no profit Space Foundation, la space economy è in forte crescita, con un aumento del 9% rispetto al 2020 e raggiungendo un valore di 469 miliardi di dollari nel 2021. Si tratta della crescita più alta registrata dal 2014.

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Chi opera nel settore

Molte delle società che operano nel settore sono parte di costellazioni multisatellitari, servendo applicazioni commerciali come il telerilevamento, le comunicazioni e la navigazione. Anche i governi stanno ampliando le proprie flotte di satelliti per missioni multiple. In futuro, una maggiore esplorazione dello spazio, il lancio di stazioni spaziali commerciali e persino il turismo potrebbero aumentare ulteriormente le esigenze di lancio.

Pubblico o privato?

Mentre l’attività spaziale governativa (militare e civile) continua a registrare una crescente domanda di lancio, il settore privato è il segmento in più rapida crescita, grazie ai progressi tecnologici e alla diminuzione dei costi che hanno incoraggiato l’innovazione e l’attività commerciale. Il prezzo dei lanci pesanti verso l’orbita terrestre bassa è sceso da 65.000 dollari al chilogrammo a 1.500 dollari al chilogrammo, con una riduzione di oltre il 95%. In quest’ottica, il programma Starlink di SpaceX è in prima linea, prevendendo il lancio di ben 42.000 satelliti per fornire banda larga globale e altri servizi.

Lo stato della domanda di lanci

Per quanto l’andamento della domanda sia incerto, anche i lanci stanno vivendo un momento di svolta. L’Atlas V di Ula ha venduto i propri lanci rimanenti e Arianespace ha contratti per i 5 voli Ariane restanti. Mitsubishi Heavy Industries si trova nella stessa situazione con il suo veicolo H2, mentre l’ultimo volo del suo Antares 230+ di Northrop Grumman è previsto per quest’anno.

Sono disponibili veicoli come la piattaforma Slvv di Isro, che per tenere il passo con gli ordini dovranno però superare il tasso di lancio raggiunto negli ultimi anni. Ciò implica che il Falcon 9 e il Falcon Heavy possano essere considerati i principali lanciatori medi e pesanti attivi. Nel frattempo, i satelliti V2 Mini consentono a SpaceX di avanzare con la propria costellazione satellitare di seconda generazione in attesa che la capacità di Starship entri in funzione.

I veicoli in sviluppo

Arianespace sta sviluppando l’Ariane 6, prevedendo fino a 11 lanci all’anno; Ula prevede fino a 30 lanci all’anno, mentre Blue Origin, con il razzo New Glenn, prevede una dozzina o più di lanci all’anno. Tutti e tre puntano a effettuare i primi lanci nel 2023, ma una buona parte della capacità è stata riservata anche alla costellazione Kuiper di Amazon e, nel caso di Ula, al programma di lancio spaziale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Infine, aziende come Firefly, Northrop Grumman e Rocket Lab stanno pianificando una nuova capacità di lancio media che potrebbe entrare in funzione già nel 2024.

Sul mercato incombe la Starship di SpaceX, che dovrebbe volare per la prima volta nel 2023 e, una volta raggiunto il pieno regime, dovrebbe effettuare lanci quotidiani, inviando in orbita oltre 100 tonnellate per lancio.

Conciliare domanda e offerta

Nel caso di una domanda elevata, ci sarebbe una carenza di 11.700 tonnellate (equivalenti a circa 300 veicoli pesanti o 800 veicoli medi) entro il 2025, il che implica che le previsioni ottimistiche di sviluppo della costellazione non risultino raggiungibili nel breve termine. Nel caso di uno scenario di base, è probabile che nei prossimi tre anni si verifichi una carenza minore, ma comunque significativa, di veicoli medi e pesanti. In prospettiva, Starship potrebbe essere un elemento rivoluzionario, se raggiungesse gli obiettivi di lancio e di riutilizzo, mentre altri fornitori si aggiungerebbero alla sovrabbondanza di offerta. Se invece si verificasse uno scenario di domanda ridotta, i fornitori di lanci medi e pesanti avrebbero una capacità in eccesso a breve termine.

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