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La guerra del litio: dentro la sfida tra Europa e Cina per il petrolio del XXI secolo

“Il litio diventerà presto più importante di gas e petrolio”. Così si è espressa, nel settembre 2022, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, per sottolineare la rilevanza del litio negli anni a venire. Il litio è, infatti, un metallo chiave per la transizione energetica ed ecologica dell’Occidente: è utilizzato per la produzione delle batterie delle auto elettriche ed è presente in tutti i prodotti elettronici, nei pannelli solari e nelle turbine eoliche. Il suo consumo è previsto in crescita, in questo secolo, di circa 60 volte rispetto al precedente. Per questo viene chiamato anche oro bianco, in contrapposizione con l’oro nero, il petrolio. Il futuro, quindi, non avrà bisogno solo di petrolio, ma anche e soprattutto di litio. 

L’Ue, che importa il 98% delle terre rare raffinate dalla Cina, per ridurre questa dipendenza ha lanciato nel marzo 2023 il Critical Raw Materials Act. Il piano prevede di estrarre almeno il 10% dei minerali critici, tra cui il litio, all’interno dei confini Ue e di raffinarne in Europa almeno il 40%. Per raggiungere l’obiettivo, si punta ai paesi sudamericani, e in particolare quelli del cosiddetto ‘triangolo del litio’: Cile, Argentina e Bolivia. Questi tre paesi, secondo il Servizio geologico americano, posseggono circa il 54% delle riserve di litio conosciute.

Il Cile è il secondo produttore al mondo di litio, dopo l’Australia, con una quota di circa il 30%. Il litio cileno, però, non è estratto dalle rocce come quello australiano, ma da laghi salati sotterranei. Il processo di estrazione, che prevede il pompaggio dell’acqua in superficie e poi la sua evaporazione, è molto lungo, costoso e dispendioso dal punto di vista idrico, con un impatto ambientale rilevante. Nella regione andina del Salar de Atacama per estrarre litio sono andate perse, infatti, il 65% delle risorse d’acqua.

Gli investimenti cinesi

Il tema dell’impatto ambientale è uno dei motivi che hanno spinto il presidente cileno Gabriel Boric, nell’aprile 2023, alla nazionalizzazione dell’industria estrattiva del litio. Il governo ha previsto per decreto che, d’ora in avanti, le aziende minerarie straniere dovranno lavorare in partnership con la compagnia statale per l’estrazione dell’oro bianco. Il cancelliere della Germania, Olaf Scholz, e la Ue stanno facendo leva sia sull’attenzione all’ambiente, sia sul proporre di raffinare il litio in loco per scardinare la presenza cinese.

Un primo passo in questa direzione è l’accordo tra la tedesca Aurubis e la cilena Codelco. Non sarà facile, però, scalzare la Cina dal Sudamerica. Pechino, che detiene la produzione di oltre il 70% delle batterie elettriche a livello globale, ha investito nei paesi del triangolo del litio 16 miliardi di dollari. Perdipiù, nel corso degli anni ha elargito ulteriori prestiti infrastrutturali per 17 miliardi all’Argentina e per 3,4 miliardi alla Bolivia, come riferisce lo Us Congressional Research Service. Proprio in Bolivia, accreditata delle maggiori riserve di litio al mondo, l’azienda cinese Catl ha siglato a gennaio scorso un importante accordo con la compagnia statale Yiacimentos de Litio Bolivianos (Ylb). Così l’azienda cinese ha ottenuto, insieme alla compagnia statale boliviana, l’esclusiva sullo sviluppo della promettente industria estrattiva di litio locale.

Le paure degli Stati Uniti

Questo accordo è dirompente dal punto di geostrategico, come conferma anche Benjamin Gedam del think thank Wilson Center: “La Cina sta dominando in questo settore e la Bolivia si trova proprio al centro della competizione globale”. In Argentina, seconda per riserve di litio a livello mondiale, la cinese Ganfeng Lithium ha acquistato per 962 milioni di dollari l’azienda Lithea, che detiene la maggioranza di due importanti giacimenti. In Cile, invece, un’altra compagnia cinese, Tianqi Lithium, è proprietaria del 24% della Sociedad Quimica y Minera (Sqm), una delle principali produttrici di litio al mondo. 

La presenza cinese in Sudamerica preoccupa gli Stati Uniti, come afferma anche la generale dell’esercito Usa Laura Richardson: “La crescente influenza negativa della Cina nella regione può mettere a rischio la sicurezza degli Stati Uniti”. I tre paesi del triangolo del litio, però, non vogliono rimanere alla mercé delle potenze globali per lo sviluppo di quella che potrebbe essere la risorsa del XXI secolo. Per questo, insieme al Brasile si sono riuniti per creare una Opec del litio che possa aiutare i paesi aderenti a creare un’industria delle batterie autoctona, senza limitarsi alla mera estrazione del minerale. Questa organizzazione, se avesse successo, potrebbe anche controllare la produzione e i prezzi del litio, come fa l’Opec con il petrolio, con un impatto enorme sia geopolitico sia economico a livello mondiale.

Il triangolo del litio

Cina, Usa e Unione europea sanno, perciò, che in Sudamerica si gioca una partita fondamentale per le loro economie e per le loro ambizioni di politica estera. Vincere la corsa alle immense riserve sudamericane per la Cina vorrebbe dire controllare completamente la filiera produttiva delle batterie a ioni di litio, costringendo Ue e Usa a una dipendenza alquanto scomoda. Inoltre, le permetterebbe di diversificare le proprie forniture oggi troppo legate alle importazioni dall’Australia, paese appartenente al blocco Occidentale e potenzialmente ostile in caso di una aggressione a Taiwan.

Per americani ed europei, invece, le importazioni dal triangolo del litio sono fondamentali per affrancarsi dal rivale asiatico e per portare avanti la transizione ecologica. Senza litio, nessun Green deal è possibile. Bloccarne o limitarne l’esportazione non solo frenerebbe il passaggio alla mobilità elettrica, ma rallenterebbe l’evoluzione di tutta la filiera tecnologica. Si fermerebbe la società occidentale, come accaduto negli anni Settanta con la crisi petrolifera o come rischiava di fare la Russia con il gas nel 2022. L’oro bianco sarà, quindi, centrale per lo sviluppo del pianeta, come lo è stato l’oro nero nei due secoli scorsi.

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