I retroscena e le cause (legali) dietro ai lanci dei satelliti di Amazon

Amazon Space Economy
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Venerdì scorso il lanciatore Atlas V della United Launch Alliance ha portato in orbita KuiperSat-1 e 2, due prototipi dei satelliti che andranno a formare costellazione Kuiper progettata per essere la risposta di Amazon a SpaceX. La costellazione Kuiper, infatti, sarà composta da 3236 satelliti, che forniranno internet orbitale in diretta concorrenza con Starlink.

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KuiperSat-1 e 2, che orbitano a 500 chilometri di altezza, hanno aperto i pannelli solari e sono in contatto con la stazione di terra di Amazon a Redmont, nello stato di Washington, che gestisce la protoflight mission. Sono i primi satelliti costruiti e messi in orbita da Amazon e ora si tratta di imparare a gestirli, ma è comunque un primo importante passo.

In un derby tutto casalingo, Amazon, fondata da Bezos per l’e-commerce e che ora costruisce i satelliti della costellazione Kuiper, ha battuto Blue Origin, la compagnia di proprietà di Jeff Bezos, che focalizza il suo business su turismo suborbitale e sui lanciatori per carici medi. Purtroppo il lanciatore New Glenn, progettato per portare il orbita carichi come i satelliti Kuiper è in ritardo di almeno tre anni e il suo primo volo è previsto per il prossimo anno.

Nei piani originari i due prototipi sarebbero dovuti andare in orbita a maggio con il primo lancio del Vulcan, l’ultimo nato della United Launch Alliance. Ma, durante un test, l’ultimo stadio del Vulcan ha avuto una perdita di idrogeno, che si è incendiato. Ovviamente, il lancio di prova è stato rimandato e ci si aspetta avvenga entro la fine dell’anno.

Il passaggio ad Atlas 9

Amazon, per limitare il ritardo, ha così deciso di cambiare lanciatore ed è passata allo Atlas V, un veterano che verrà però dismesso perché utilizza motori russi. In effetti, il tempo stringe e il permesso dato dal Federal Communications Commission (FCC) non sarà più valido se metà della costellazione non sarà in orbita entro il 2026 (per poi essere completata entro il 2029).

A ben guardare, la decisione di comperare 83 lanci (divisi tra 27 New Glenn di Blue Origin, 38 Vulcan di United Launch Alliance e 18 Ariane-6 di Arianespace), annunciata nell’aprile del 2022, è stata forse un po’ azzardata, perché interamente basata su lanciatori non ancora entrati in attività. Anche se le tre compagnie assicurano che rispetteranno i tempi di consegna (e di lancio), Amazon ha deciso di tutelarsi comprando tutti gli ultimi nove Atlas V disponibili.

L’opzione Falcon 9

Da notare che l’opzione Falcon 9, il vettore spaziale più gettonato del momento (che ha effettuato settanta lanci solo quest’anno), non è stata nemmeno presa in considerazione. La cosa non è sfuggita agli analisti del Cleveland Bakers and Teamsters Pension Fund, un fondo pensione che ha azioni Amazon nel proprio portafoglio di investimenti. Considerando le possibili ripercussioni negative sul valore delle azioni in caso di ritardi nel lancio dei satelliti Kuiper, il fondo ha deciso di fare causa ad Amazon per non avere considerato l’opzione Falcon 9 additando un evidente conflitto di interessi di Bezos, proprietario di Blue Origin, ma anche chief executive di Amazon quando è stata fatta la scelta dei lanciatori.

Che tra i due space billionaire non corra buon sangue è noto, e la causa suggerisce che Bezos potrebbe avere fatto scelte antieconomiche (per gli investitori) perché “could not swallow his pride to seek his bitter rival’s help to launch Amazon’s satellites” (non ha messo da parte il suo orgoglio – noi diremmo ingoiato il rospo – per chiedere aiuto al suo acerrimo rivale per lanciare i satelliti di Amazon).

Come prevedibile, Amazon sostiene che la causa non abbia alcun fondamento. Tutto dipenderà dalle tempistiche dell’entrata in servizio dei nuovi lanciatori che Amazon ha acquistato. Ciascuno di loro ha già accumulato ritardi consistenti, mentre SpaceX lancia a un ritmo da record.

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