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13 gennaio 2026

Dry January, dal risparmio alla salute: quanti lo fanno e perché

Dati su partecipazione e motivazioni del mese senza alcol, tra astinenza, riduzione e nuovi modelli di consumo
Dry January, dal risparmio alla salute: quanti lo fanno e perché

Cristina Mercuri DipWSET
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Cristina Mercuri DipWSET

Dry january è ormai una pratica diffusa. A gennaio, dire “sto facendo dry” non è più una scelta isolata ma qualcosa di socialmente condiviso. Questo ne spiega il successo, ma anche il limite: la logica del “tutto o niente” per 31 giorni può sostituire, invece di favorire, un rapporto più equilibrato e consapevole con l’alcol nel resto dell’anno.

Quanti lo fanno davvero e perché

Secondo Alcohol Change Uk, a gennaio 2025 circa 8 milioni di persone hanno provato a restare completamente astemie per 31 giorni, mentre 8,8 milioni hanno scelto di ridurre il consumo. Guardando alle intenzioni, un sondaggio YouGov del 23 dicembre 2025 indica che il 10% dei britannici prevede di non bere per tutto gennaio 2026.

La motivazione principale oggi è economica. Una ricerca di Alcohol Change Uk indica il risparmio come primo fattore (21%), seguito dal miglioramento della salute (20%) e dalla perdita di peso (15%).

Negli Stati Uniti i dati variano a seconda delle fonti. Morning Consult stima che nel 2025 abbia partecipato al dry january il 22% degli adulti sopra i 21 anni, mentre Circana parla del 30%. La differenza dipende soprattutto dalle definizioni adottate: astinenza totale o semplice riduzione dei consumi.

Allargando lo sguardo oltre gennaio, Iwsr rileva che nell’autunno 2025 il 39% dei consumatori adulti in 15 mercati ha praticato almeno un giorno di astinenza negli ultimi sei mesi. Il dato segnala però un lieve rallentamento rispetto ai picchi recenti, con cali in particolare negli Stati Uniti e nel Regno Unito.

Cosa funziona davvero del dry january

In poche settimane molte persone percepiscono miglioramenti su energia, qualità del sonno, lucidità, e notano con precisione quando il bere era diventato automatico.

C’è poi un valore culturale: dry january rende socialmente legittimo scegliere un’alternativa. Questo, per un settore come il vino (radicato nella convivialità), è un dato cruciale: la moderazione cresce quando è facile da praticare senza sentirsi fuori scena.

Il rischio è il rimbalzo. Un mese di controllo rigido può generare due effetti collaterali: la “licenza morale” (ho fatto bene a gennaio, ora posso recuperare) e il ritorno alle abitudini precedenti perché manca un metodo pratico per gestire occasioni e quantità nel lungo periodo.

C’è anche un punto sanitario spesso trascurato: per chi ha consumi elevati o una dipendenza, interrompere bruscamente può richiedere supporto medico. L’alfabetizzazione sulla moderazione deve includere anche questo tipo di responsabilità.

Un nuovo trend emerge tra i giovani e non solo, lo zebra striping: alternare una bevanda alcolica e una analcolica nella stessa serata. Drinkaware lo definisce esplicitamente come alternanza tra alcol e no-alcol. È un gesto banale, ma potente: rallenta il ritmo, riduce l’alcol totale, migliora l’idratazione e, soprattutto, mantiene intatto il codice sociale del bere insieme. Alcune letture di mercato lo trattano già come una delle strategie più concrete di mindful drinking.

Dealcolati

Qui entra in scena la categoria NoLo (no/low alcohol) e, nello specifico, i dealcolati: non come sostituti identitari del vino, ma come tecnologia di moderazione dentro occasioni reali. Il punto non è scegliere tra vino e zero. Il punto è costruire serate più lunghe e più social con una curva di consumo più intelligente: un calice con alcol quando conta, e un’alternativa ben fatta quando serve continuità di gesto, gusto e conversazione.

Negli Usa, un sondaggio commissionato dal Beer Institute mostra che il 60% di chi partecipa a dry january ritiene che prodotti low/no aiutino a raggiungere obiettivi di moderazione. E la direzione del mercato è coerente: Iwsr stima che il mercato no-alcohol Usa possa arrivare vicino ai 5 miliardi di dollari entro il 2028 (con crescita sostenuta 2024–2028).

Per l’Italia, la partita è anche linguistica e normativa: nel dibattito europeo il tema “dealcoholized / partially dealcoholized” e la sua etichettatura hanno un peso identitario, oltre che commerciale. Tradotto: il settore può scegliere se subire il trend o guidarlo con qualità, trasparenza e posizionamento.

 

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