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3 febbraio 2026

Crescono le candidature, calano le competenze: così l’intelligenza artificiale sta cambiando la selezione del personale

Domanda e offerta faticano a incontrarsi: cresce l’incertezza e la tecnologia diventa alleata strategica nei processi di assunzione
Crescono le candidature, calano le competenze: così l’intelligenza artificiale sta cambiando la selezione del personale

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Il mercato del lavoro italiano sta vivendo una fase di profonda trasformazione, segnata da un paradosso sempre più evidente: crescono le candidature, ma diminuisce la capacità delle aziende di individuare profili realmente in linea con le proprie esigenze. A mettere in luce questa dinamica è una nuova ricerca di LinkedIn, il più grande network professionale al mondo con oltre 1,3 miliardi di iscritti, che fotografa un divario sempre più marcato tra domanda e offerta di competenze.

Il paradosso del lavoro: più candidature, meno sicurezza

Secondo i dati raccolti dalla piattaforma, in Italia il numero di candidati per ogni posizione aperta è aumentato di quasi il 50% rispetto alla primavera del 2022. Un incremento che testimonia un mercato del lavoro sempre più competitivo, ma anche più complesso da decifrare. Nonostante il 43% dei professionisti intervistati dichiari di essere attivamente alla ricerca di un nuovo impiego nel 2026, quasi il 74% ammette di sentirsi impreparato ad affrontare concretamente il processo di selezione.

Questo clima di incertezza ha alimentato un fenomeno sempre più diffuso, definito ‘job hugging’: la tendenza dei lavoratori a rimanere aggrappati al proprio posto attuale per paura di non riuscire a ricollocarsi in modo adeguato. Una strategia difensiva che riflette un mercato meno dinamico, più prudente e maggiormente orientato alla stabilità.

Recruiting in affanno: l’intelligenza artificiale accelera il cambiamento

La sensazione di difficoltà non riguarda solo i candidati. Anche i recruiter vivono una fase di forte pressione: oltre la metà di loro, il 52%, dichiara che nell’ultimo anno è diventato più complicato individuare talenti qualificati, mentre il 63% afferma di non sentirsi del tutto preparato a gestire le aspettative crescenti delle organizzazioni. In altre parole, più candidature non significano automaticamente migliori candidature.

In questo scenario, l’intelligenza artificiale sta emergendo come uno degli strumenti più promettenti per colmare il divario tra aziende e professionisti. Se il 2025 è stato un anno di sperimentazione, il 2026 segna il passaggio a un’adozione su larga scala: il 90% dei recruiter prevede infatti di aumentare l’utilizzo dell’IA per supportare i processi di assunzione, valutare i candidati e identificare i profili più idonei.

Dal supporto tecnologico a un nuovo modo di selezionare

I primi risultati sono già incoraggianti. Tra chi ha utilizzato soluzioni basate sull’IA, il 54% afferma che queste tecnologie hanno permesso di scoprire competenze nascoste, difficilmente individuabili con i metodi tradizionali. Non solo: oltre la metà dei selezionatori intende ricorrere sempre di più all’intelligenza artificiale anche per le fasi di preselezione, convinta che questo consentirà di rendere più efficaci i colloqui e di ottenere insight migliori anche in presenza di un numero elevato di candidature.

“In Italia stiamo osservando una risposta molto positiva verso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi di recruiting, sia a livello quantitativo che qualitativo”, spiega Moreno Ferrario, head of enterprise di LinkedIn Italia. “Dall’esperienza delle aziende che hanno già adottato strumenti come Hiring Assistant, agente IA dedicato ai recruiter, emerge un dato interessante: l’adozione è trasversale e non legata a un settore specifico. Ciò che fa davvero la differenza sono la cultura interna, la visione e la leadership. Le organizzazioni più aperte all’innovazione comprendono che l’IA non serve solo a ottimizzare i processi, ma soprattutto a valorizzare le persone e le loro competenze”.

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