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19 febbraio 2026

Il nomadismo digitale come leva di rigenerazione territoriale: in Italia 900mila persone all'anno

Il nomadismo digitale non è più una nicchia turistica ma una potente leva di rigenerazione territoriale: l’interesse si è spostato dall’avventura in solitaria alla ricerca di stabilità, comunità e qualità della vita nelle aree rurali
Il nomadismo digitale come leva di rigenerazione territoriale: in Italia 900mila persone all'anno

Enzo Argante
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Enzo Argante

Il nomadismo digitale non è più una nicchia turistica ma una potente leva di rigenerazione territoriale.
L’analisi di oltre 800.000 conversazioni social e 155 articoli di stampa, contenuta nel Quarto Rapporto sul Nomadismo Digitale in Italia realizzato dall’Associazione Italiana Nomadi Digitali con l’Università Cà Foscari di Venezia, certifica un cambio di paradigma post-pandemico: l’interesse si è spostato dall’avventura in solitaria alla ricerca di stabilità, comunità e qualità della vita nelle aree rurali.

In Italia però è una pratica non ancora del tutto sviluppata: il Belpaese sta sottovalutando questa opportunità strategica, rimanendo intrappolata in una visione “turistico-centrica” che riduce i professionisti da remoto a semplici visitatori. Nonostante l’introduzione di un visto specifico nel 2024, il sistema alza barriere all’ingresso, quali procedure burocratiche che richiedono la presenza fisica nei consolati esteri, tempi di attesa fino a 4-5 mesi per un appuntamento e l’obbligo di dimostrare alloggi garantiti e redditi minimi (circa 28.000 euro), senza offrire in cambio un ecosistema di servizi adeguato.

In questo contesto, il quadro normativo nazionale frammentato e una narrazione mediatica spesso superficiale frenano il potenziale di un fenomeno che potrebbe essere il vero motore di rinascita per le nostre aree interne.

“È necessario rendere l’Italia un Paese attrattivo. – commenta Luca Furfaro, consulente del lavoro, Welfare Specialist e Membro del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione Italiana Nomadi Digitali – Per farlo, non basta ridurre la pressione fiscale: è fondamentale semplificarla. Occorre puntare sul digitale per facilitare l’accesso agli strumenti necessari allo svolgimento di un’attività in modo regolare in Italia, rendendo il prelievo fiscale più semplice, trasparente e coerente con l’accesso ai servizi di welfare. Un sistema veloce e snello permetterebbe di intercettare i nomadi digitali, che oggi restano completamente fuori dal perimetro”.

Non esiste ancora un dato ufficiale per misurare con precisione quanti nomadi digitali entrino o soggiornino nel Paese. Molti lavoratori remoti infatti, arrivano come cittadini dell’Unione Europea o turisti per brevi periodi, senza bisogno di permessi di soggiorno.
Senza numeri diretti, si possono però fare stime affidabili guardando ad altri Paesi europei con sistemi di tracciamento più evoluti, come Spagna ed Estonia. La Spagna ha creato una categoria specifica per i nomadi digitali internazionali e pubblica i dati sulle autorizzazioni rilasciate. Scalando questi numeri ai flussi italiani, si stima che i nomadi “tracciabili” in Italia siano tra 20.000 e 45.000.

L’Estonia va invece oltre, calcolando non solo i visti ma la presenza complessiva, inclusi chi non ne ha bisogno. Applicando lo stesso metodo ai turisti italiani, il totale dei nomadi digitali che potrebbero passare annualmente dal nostro Paese si attesta tra 850.000 e 900.000 persone. I due dati non si contraddicono: il primo coglie solo la parte visibile amministrativamente, il secondo la dimensione reale e totale. Senza un monitoraggio nazionale dedicato, questa forbice resta la stima più attendibile.

Furfaro ha presentato nel report una proposta che intende riconoscere e regolamentare il lavoro subordinato svolto integralmente da remoto, distinguendolo dalle forme già esistenti (telelavoro e lavoro agile) e garantendo parità di diritti e tutele con i lavoratori tradizionali, promuovendo inoltre l’adeguamento dei modelli organizzativi alle trasformazioni tecnologiche e sociali, incentivare la creazione di un ecosistema ricettivo per i lavoratori nomadi digitali.

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