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26 febbraio 2026

Al Baretto San Marco cresce a Milano: nuovo lusso quotidiano tra Sant’Ambrogio e Tortona

Alla base c’è la visione imprenditoriale di Redi Shijaku e un concetto di 'nuovo classico italiano' inteso come un linguaggio capace di rileggere l’eleganza del passato attraverso una sensibilità perfetta per l’oggi
Al Baretto San Marco cresce a Milano: nuovo lusso quotidiano tra Sant’Ambrogio e Tortona

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Contenuto tratto dal numero di febbraio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Il quartiere Sant’Ambrogio di Milano è una nuova tappa per Al Baretto, che estende il proprio linguaggio senza tradirne i codici. Atmosfera, servizio e cucina dialogano in modo coerente, costruendo abitudini e relazioni durature. “Quando un luogo funziona, lo riconosci dalle persone che tornano”.

In una Milano sempre più internazionale, dove il comparto della ristorazione si sta orientando verso format legati al consumo rapido, a servizi e location scenografici, oppure a percorsi di alta cucina fortemente strutturati, Al Baretto ha costruito nel tempo un’identità fortemente riconoscibile, fondata sulla continuità dell’esperienza e su un’idea di eleganza contemporanea.

Un progetto che interpreta il lusso come qualità quotidiana, fatta di atmosfera, ritmo e attenzione costante al dettaglio, con una presenza che si fa riconoscere, seppur in modo discreto. Alla base c’è la visione imprenditoriale di Redi Shijaku e un concetto di ‘nuovo classico italiano‘ inteso come un linguaggio capace di rileggere l’eleganza del passato attraverso una sensibilità perfetta per l’oggi. Un equilibrio che prende forma in spazi raccolti e un’ospitalità costruita sulla naturalezza, abbandonando superflui formalismi. È su questi presupposti che è nato Al Baretto San Marco, primo indirizzo del gruppo, aperto in via Marsala 2.

Il locale si è affermato rapidamente come uno degli indirizzi più frequentati da una clientela attenta e consapevole. “San Marco è nato senza l’ambizione di espandersi. Volevo creare un luogo intimo ed elegante, dove le persone potessero riconoscersi, tornare, sentirsi a proprio agio senza formalismi”, racconta il fondatore. “Quando un posto funziona davvero, lo capisci dal tipo di persone che lo frequentano e dalla continuità delle relazioni che si costruiscono nel tempo. Al Baretto San Marco è diventato questo: un punto di riferimento naturale per chi condivide un certo modo di vivere, fatto di qualità quotidiana”.

La dimensione contenuta diventa parte integrante dell’identità del luogo, favorendo un rapporto diretto tra sala, cucina e ospiti. L’esperienza si sviluppa attraverso un tempo scandito dai rituali dell’ospitalità, costruendo abitudini e diventando pienamente riconoscibile. La proposta gastronomica segue lo stesso principio, con una cucina classica italiana, raffinata e coerente, basata su ricette in cui ogni sapore è perfettamente leggibile e gli ingredienti sono selezionati con attenzione, dando vita a un ristorante che accompagna il quotidiano, scelto per stare bene e condividere momenti di relazione.

Nel tempo, Al Baretto San Marco è diventato un punto di riferimento per una comunità trasversale composta da imprenditori, professionisti, creativi e ospiti internazionali, accomunati dal senso del savoir-vivre: una clientela che riconosce nel locale un luogo di incontro dove la qualità dell’esperienza prevale sull’esposizione e l’atmosfera favorisce la continuità delle relazioni. Elemento centrale del progetto è il bar, collocato all’ingresso e riconoscibile per la cupola che richiama l’italianità più classica. Questa area rappresenta il cuore relazionale dell’esperienza, uno spazio continuo in cui mangiare, bere e conversare convivono, in cui il tempo assume un ritmo diverso e accompagna il servizio con la sua ritualità. Questa centralità, unita alla coerenza dell’atmosfera, contribuisce a costruire una forte riconoscibilità, capace di evocare per affinità con alcuni grandi indirizzi europei legati a una cultura dell’ospitalità fondata su continuità e misura.

Nel 2025 il progetto ha compiuto un passaggio naturale con l’apertura di Al Baretto Sant’Ambrogio, in via Privata Bobbio 1, nel distretto di Tortona. “Sant’Ambrogio non è nato da un piano di crescita, ma dall’esigenza di dare spazio a un’esperienza che aveva già trovato la sua identità. È un’evoluzione coerente, pensata per crescere senza perdere quell’intimità che, per me, resta il vero lusso”, racconta Shijaku.

Il nuovo indirizzo amplia la scala del progetto e ne sviluppa i codici in una forma più articolata, mantenendo l’identità. Lo spazio è nato dopo oltre due anni di progettazione curata dallo studio Atrio 47 e ha introdotto interni completamente sartoriali, pensati per dialogare con l’architettura e con il passare delle stagioni. Il legno di mogano, le tonalità azzurre e l’equilibrio cromatico definiscono un ambiente in cui ogni elemento è parte integrante della narrazione. Tutto è disegnato su misura: dalle applique Ambrogine, progettate e brevettate dallo studio, al nuovo sistema di tende sviluppato secondo i codici del nuovo classico italiano, per mantenere una presenza attuale nel tempo. La realizzazione è affidata ad artigiani locali, rafforzando l’identità di un progetto costruito con controllo diretto e visione precisa. La location di Sant’Ambrogio integra una cucina a vista con chef table e una saletta privata dedicata a incontri business ed eventi riservati. La proposta gastronomica prosegue nel solco di una cucina classica italiana eseguita con precisione e coerenza, dove la qualità dell’esecuzione guida ogni scelta.

In entrambi gli indirizzi, la squadra di sala è un elemento centrale: profili di forte presenza contribuiscono a rendere l’esperienza costante e riconoscibile. Al Baretto ha saputo costruire nel tempo un rapporto di fiducia con la città, basato su ritualità condivise e su un’idea di eleganza conviviale. Oggi il progetto cresce, trovando in Sant’Ambrogio una nuova espressione urbana, capace di dialogare con Milano mantenendo una voce propria.

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