
Per anni i porti turistici sono stati raccontati soprattutto come luoghi di approdo. Oggi, invece, stanno diventando qualcosa di molto più interessante: infrastrutture che concentrano turismo, servizi, sostenibilità, investimenti e relazione con il territorio. È dentro questa trasformazione che si colloca il calendario 2026 dei Blue Marina Awards, il circuito che torna ad attraversare le coste italiane con un programma di appuntamenti dedicati a uno dei segmenti più dinamici, e ancora sottovalutati, della blue economy nazionale.
Il punto, in fondo, è semplice: la portualità turistica non riguarda più soltanto la nautica. Riguarda la qualità dell’esperienza, la capacità di attrarre flussi, l’evoluzione dei servizi, l’impatto ambientale delle infrastrutture e il modo in cui una destinazione costruisce il proprio posizionamento. In altre parole, riguarda il modo in cui il mare entra nell’economia reale dei territori.
È anche per questo che i Blue Marina Awards, nel tempo, hanno progressivamente allargato il proprio perimetro. Non più solo riconoscimento o osservatorio di settore, ma piattaforma di confronto su come gli Awards possano diventare snodi evoluti di competitività territoriale. L’edizione 2026 conferma questa traiettoria con un calendario itinerante che attraverserà l’Italia costiera toccando Lazio, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Calabria, per poi chiudersi a Roma tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre.
Il percorso partirà il 29 aprile dalla Base Nautica Flavio Gioia, farà poi tappa l’8 maggio al Marina Cala dei Sardi, il 5 giugno a Marina Uno, il 23 giugno al Marina di Capo d’Orlando, l’8 luglio al Marina Carmelo e il 9 ottobre a Porto Cervo. A queste date si affiancheranno anche due momenti di approfondimento ad Andora e a Genova, quest’ultima durante il Salone Nautico.
Ma la geografia, da sola, non spiega il senso del progetto. La vera questione è che gli Awards stanno cambiando funzione. Non sono più soltanto infrastrutture al servizio della navigazione, ma piattaforme ibride in cui convergono ospitalità, servizi premium, filiere locali, innovazione gestionale, efficientamento energetico e nuove aspettative del turismo costiero. La qualità di un porto turistico oggi si misura tanto nell’efficienza operativa quanto nella sua capacità di essere integrato con il territorio, leggibile per il mercato e coerente con i nuovi standard di sostenibilità.
In questo scenario, i Blue Marina Awards si muovono su un terreno che interessa sempre di più anche il mondo dell’impresa e degli investimenti: quello delle infrastrutture leggere ad alta capacità di attivazione economica. Un marina ben progettato e ben gestito non è soltanto un servizio per la nautica, ma un acceleratore di valore per la destinazione in cui insiste. Migliora l’attrattività, allunga la permanenza, alza la qualità percepita, genera indotto e rafforza il dialogo tra waterfront, turismo e tessuto produttivo locale.
Non sorprende allora che il format 2026 metta al centro proprio i temi che stanno ridefinendo il comparto: sostenibilità ambientale, transizione energetica, innovazione, inclusività, accoglienza e competitività. Parole che rischiano spesso di apparire rituali, ma che in questo caso toccano nodi molto concreti: come si rende un’infrastruttura costiera più efficiente, più attrattiva e più coerente con una domanda internazionale che si aspetta standard sempre più alti?
La risposta, almeno in parte, sta nel passaggio che distingue i progetti maturi da quelli solo ben raccontati: la capacità di misurare. È probabilmente questo uno degli elementi più interessanti dell’edizione 2026, che introdurrà il BESI – BMA Event Sustainability Index, il modello sviluppato per monitorare la sostenibilità ambientale degli eventi del circuito. Gestione operativa, mobilità, performance ambientale: il principio è applicare agli appuntamenti gli stessi criteri di osservazione e miglioramento continuo che il progetto promuove per il settore.
È un dettaglio solo in apparenza tecnico. In realtà dice molto del momento che sta attraversando la blue economy italiana. In una fase in cui sostenibilità e innovazione sono entrate stabilmente nel lessico pubblico, il vero discrimine non è più dichiararle, ma trasformarle in processi, indicatori, standard e capacità organizzativa. E chi riuscirà a farlo prima, con maggiore credibilità, avrà un vantaggio competitivo reale.
“I Blue Marina Awards nascono con l’obiettivo di accompagnare i porti turistici italiani in un percorso di crescita e qualificazione, mettendo al centro sostenibilità, innovazione e capacità di fare rete con i territori”, osserva Walter Vassallo, ideatore dei BMA. “Il calendario 2026 rappresenta un’evoluzione naturale di questo percorso, sempre più orientato alla misurabilità dei risultati e alla condivisione delle buone pratiche”.
Il tema, del resto, ha una rilevanza che supera il singolo comparto. “La portualità turistica rappresenta un asset strategico per lo sviluppo dell’economia del mare in Italia”, sottolinea Luciano Serra, presidente di Assonat-Confcommercio. Una definizione che fotografa bene il cambio di prospettiva: non più solo approdi, ma infrastrutture territoriali in grado di sostenere crescita, servizi, reputazione e relazione con le comunità locali.
È qui che i Blue Marina Awards sembrano aver intercettato qualcosa di più profondo di un semplice trend di settore. Hanno compreso che il futuro della portualità turistica italiana non si giocherà soltanto sulla qualità degli ormeggi o sull’efficienza delle strutture, ma sulla capacità di questi luoghi di diventare interfacce evolute tra mare, impresa e territorio.
E in un Paese che ha nel mare uno dei suoi più grandi vantaggi competitivi, questa non è più una questione laterale. È una partita industriale, culturale e strategica.



