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29 aprile 2026

Nexi vola in Borsa dopo le indiscrezioni di un’offerta da parte di Cvc da 9 miliardi

Il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti e la natura strategica degli asset stanno frenando però l’operazione
Nexi vola in Borsa dopo le indiscrezioni di un’offerta da parte di Cvc da 9 miliardi

Eleonora Fraschini
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Eleonora Fraschini

Nexi accelera a Piazza Affari, spinta dalle indiscrezioni pubblicate dal Financial Times su una possibile offerta da circa 9 miliardi di euro da parte del fondo Cvc Capital Partners.

Il mercato ha reagito con entusiasmo: le azioni sono salite oltre il 6%, accompagnate da volumi ben superiori alla media recente. Il rumor ha riacceso l’attenzione su un gruppo che negli ultimi anni ha visto il proprio valore ridursi drasticamente, complice la pressione competitiva nel fintech europeo e la revisione dei modelli di pricing nel settore dei pagamenti.

L’operazione deve passare da Roma

L’ipotesi sul tavolo sarebbe quella di un delisting, con una valorizzazione che, includendo il debito, arriverebbe appunto a circa 9 miliardi di euro. Al momento però non esiste un’offerta formale e l’operazione appare ancora in una fase preliminare. A pesare, più dei numeri, è il contesto politico e regolatorio: Nexi è considerata un’infrastruttura strategica per il sistema finanziario italiano, un aspetto che rende l’eventuale deal molto più complesso di una tradizionale operazione.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, Cvc Capital Partners valuterebbe un’offerta solo in presenza di un chiaro via libera del governo italiano. Le norme sul Golden power consentono infatti all’esecutivo di bloccare operazioni su asset ritenuti strategici, tra cui le infrastrutture dei pagamenti.

Per superare questo ostacolo, tra le ipotesi allo studio ci sarebbe lo scorporo della divisione di digital banking, considerata particolarmente sensibile, con un possibile trasferimento a un investitore pubblico come Cassa Depositi e Prestiti. Una soluzione che punta a disinnescare il rischio veto, ma che non convince del tutto gli stakeholder istituzionali.

Proprio Cassa Depositi e Prestiti, uno dei principali azionisti, avrebbe mostrato freddezza verso l’ipotesi di delisting, sostenendo una visione più ampia e strategica del ruolo di Nexi nel sistema Paese.

Strategia industriale e interessi nazionali

L’eventuale operazione si inserisce in un contesto di trasformazione per Nexi, che negli ultimi anni ha accelerato la crescita attraverso acquisizioni rilevanti ma ha anche dovuto affrontare un progressivo calo della fiducia degli investitori.

L’attuale assetto azionario riflette questo equilibrio delicato: Cassa Depositi e Prestiti detiene circa il 19%, mentre il fondo Hellman & Friedman controlla il 22%. Quest’ultimo non sarebbe coinvolto in trattative, ma resterebbe pronto a valutare eventuali offerte. Di recente si è verificato anche un cambio al vertice, che ha visto uscire l’ex ceo Paolo Bertoluzzo e la nomina di Bernardo Mingrone ad amministratore delegato.

Gli analisti, pur riconoscendo il potenziale interesse industriale dell’operazione, hanno sottolineato che il fattore politico rappresenta la principale variabile di rischio. Le valutazioni implicite, inoltre, suggerirebbero un premio limitato rispetto agli attuali livelli di mercato, elemento che potrebbe ridurre l’appeal dell’offerta per gli azionisti.

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