Nel nuovo ciclo della moda globale, la leadership non si misura più con un solo parametro. Dopo il boom post-pandemico, il settore entra in una fase di normalizzazione, con crescita più lenta (+0,9% nel 2025) e maggiore selettività. In questo contesto emergono due classifiche distinte: quella dei gruppi più grandi per fatturato e quella dei player più efficienti per redditività.
Secondo il report di Area Studi Mediobanca, le 75 principali multinazionali della moda hanno generato complessivamente 541 miliardi di euro di ricavi, superando del 32,7% i livelli pre-Covid. I numeri mostrano che mentre alcuni gruppi dominano per scala globale, altri costruiscono il loro vantaggio competitivo sulla capacità di generare margini elevati.
I giganti della moda: le aziende leader per ricavi
La classifica per fatturato conferma il predominio dei grandi conglomerati e dei player globali del retail. In testa si posiziona Lvmh con 80,8 miliardi di euro, leader indiscusso del settore per dimensione e diversificazione. Seguono Inditex (39,9 miliardi), Nike (39,4 miliardi) e Adidas (24,8 miliardi), mentre H&M si attesta a 21,1 miliardi.
Si tratta di gruppi capaci di operare su scala globale, con modelli industriali basati su volumi elevati, supply chain efficienti e una presenza capillare nei mercati internazionali. Non a caso, il 62% dei ricavi complessivi è generato da player europei, che continuano a guidare il sistema moda mondiale per dimensione e struttura.
I campioni dei margini: le aziende più redditizie
Se la classifica cambia guardando alla redditività, emerge con forza il primato del lusso. In testa si conferma Hermès con un ebit margin del 41,1%, seguita da Moncler (29,2%) e Birkenstock (26,3%).
Tra i player più profittevoli figurano anche Deckers Outdoor (25,4%), Chanel (24%) e Prada (22,7%), che ha registrato una significativa progressione negli ultimi anni.
Il dato evidenzia un punto chiave: il lusso resta il segmento più redditizio con un margine medio del 19,7%, grazie a pricing power, controllo della distribuzione e forte identità di marca. Al contrario, sportswear e lifestyle mostrano margini più contenuti, pur trainando la crescita dei ricavi.
Il ruolo dell’Italia tra presenza e dimensione
Nel panorama globale, l’Italia si distingue per numero di aziende più che per dimensione. Con 14 gruppi tra i principali player europei, è il Paese più rappresentato, ma contribuisce solo per il 9% al fatturato aggregato, ben distante dalla Francia che pesa per il 39%.
Tra le realtà italiane spiccano Prada (5,7 miliardi di ricavi), seguita da Oniverse (3,7 miliardi), Moncler (3,1 miliardi) e Giorgio Armani (2,3 miliardi).
Il modello italiano resta caratterizzato da una forte frammentazione e da dimensioni medie inferiori rispetto ai competitor francesi, ma si distingue per maggiore propensione agli investimenti e una struttura più diversificata tra lusso e lifestyle. Un equilibrio che rappresenta al tempo stesso un limite in termini di scala e un’opportunità in termini di flessibilità e innovazione.