L’industria italiana della difesa è in crescita: nel 2025 il valore delle autorizzazioni all’export di materiali d’armamento ha raggiunto 9,16 miliardi di euro, in aumento del 19% rispetto all’anno precedente. Un dato che conferma la centralità del comparto militare italiano nello scenario internazionale, tra aumento delle tensioni geopolitiche, rafforzamento della domanda Nato e boom dei servizi ad alta tecnologia collegati alla difesa.
La fotografia emerge dalla Relazione annuale sulle operazioni autorizzate per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali d’armamento, trasmessa dal Governo al Parlamento e sintetizzata in una nota del Servizio Studi del Senato. Il documento raccoglie le autorizzazioni rilasciate nel 2025 dall’Uama (Unità per le autorizzazioni dei materiali d’armamento del ministero degli Esteri).
L’analisi delinea un mercato molto concentrato. A fronte di 159 operatori autorizzati, le prime 15 aziende esportatrici rappresentano oltre il 90% del valore complessivo delle licenze. Si nota inoltre un cambiamento nella geografia del business: il Medio Oriente è diventato il principale mercato di destinazione e il Kuwait balza al primo posto tra i Paesi acquirenti.
Le aziende più attive
In cima alla classifica c’è Leonardo, che nel 2025 ha ottenuto 416 autorizzazioni all’export per un valore superiore a 4,17 miliardi di euro, pari al 54,09% del totale nazionale autorizzato. Il gruppo controllato dal Mef si conferma così il baricentro industriale della difesa italiana, con una presenza che spazia dagli aeromobili all’elettronica militare, fino ai sistemi integrati e alla cybersicurezza.
Dietro Leonardo si posizionano Iveco Defence Vehicles con 574 milioni di euro autorizzati (7,44%), Rwm Italia con 356 milioni (4,62%) e Mbda Italia con 245 milioni (3,17%). Tra gli operatori più rilevanti figurano anche Elettronica, Rheinmetall Italia, Avio, Wass Submarine Systems, Northrop Grumman Italia e Thales Alenia Space Italia.
Il quadro mostra una filiera sempre più polarizzata attorno a grandi campioni nazionali ed europei, ma anche una crescente integrazione internazionale dell’industria italiana della difesa. Nel 2025 sono aumentate inoltre le imprese registrate nel comparto: il numero totale è salito a 498 aziende contro le 433 dell’anno precedente. A cambiare è anche la natura stessa dell’export. Se la vendita di materiali resta la voce principale, cresce in modo significativo il peso dei servizi (manutenzione, assistenza tecnica e formazione) che nel 2025 arrivano a rappresentare quasi il 35% del totale autorizzato, contro poco più del 3% dell’anno precedente.
Il Medio Oriente diventa centrale
La geografia dell’export italiano della difesa cambia rapidamente. Nel 2025 il Kuwait è diventato il principale destinatario delle autorizzazioni italiane con 2,59 miliardi di euro, un salto enorme rispetto ai 243 mila euro registrati nel 2024. Dietro il Paese del Golfo si collocano Germania, Stati Uniti, Ucraina, Francia e Regno Unito.
La crescita delle commesse provenienti dall’area Mena ridefinisce gli equilibri dell’export nazionale. Medio Oriente e Nord Africa rappresentano ora il 37% delle esportazioni italiane del settore, superando l’area Ue-Nato che scende al 31,7%. Crescono anche Turchia, India e Brasile, mentre cala drasticamente il peso dell’Indonesia, che nel 2024 era stato il primo mercato di sbocco.
Secondo la relazione annuale dell’Uama, il dato riflette una crescente integrazione dell’industria italiana con le grandi filiere internazionali della difesa e con i partner strategici europei e atlantici. Tra le categorie più esportate figurano aeromobili, missili, veicoli terrestri, munizioni ed elettronica avanzata, a conferma del progressivo spostamento del settore verso piattaforme tecnologiche sofisticate.