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29 giugno 2026

Dove investe Eni Next, la società di venture capital di Eni che ha finanziato quattro unicorni

La realtà guidata da Clara Andreoletti ha sostenuto 23 startup con 650 milioni di dollari complessivi
Dove investe Eni Next, la società di venture capital di Eni che ha finanziato quattro unicorni

Clara Andreoletti, amministratore delegato di Eni Next (courtesy Eni)

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Contenuto tratto dal numero di giugno 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Dai biocarburanti alle rinnovabili, dalla robotica avanzata alla fusione a confinamento magnetico. In otto anni Eni Next, la società di corporate venture capital di Eni, ha investito più di 650 milioni di dollari in 23 startup che, con le loro tecnologie, possono contribuire alla transizione energetica dell’azienda, ridurne le emissioni, migliorarne l’efficienza e fornire soluzioni digitali d’avanguardia. Quattro di queste startup sono diventate unicorni, cioè hanno superato il miliardo di dollari di valutazione. “A guidarci negli investimenti è il principio alla base di Eni, cioè quello della neutralità tecnologica”, spiega Clara Andreoletti, ceo di Eni Next. “Non esiste un’unica soluzione per la transizione energetica: serve un mix tecnologico adattabile ad applicazioni ed esigenze diverse”.

La società ha sede a Boston e si appoggia all’ecosistema di innovazione e ricerca locale, che ruota in gran parte intorno al Mit. Gli Stati Uniti sono il mercato su cui ha puntato di più, con circa il 50% degli investimenti totali. L’Italia, con il 20%, è seconda in un portafoglio molto diversificato dal punto di vista geografico, che comprende anche “investimenti significativi in Europa e in Canada”. Questo ecosistema sarà al centro di Eni Next Day, che il 18 giugno, a Milano, metterà insieme startup, investitori e rappresentanti di istituzioni e mondo accademico. 

Andreoletti, quali sono le tecnologie e i settori su cui prevedete di concentrarvi maggiormente nei prossimi anni?
Ci aspettiamo di espandere gli investimenti in tutte le soluzioni tecnologiche che possono supportare trasversalmente la transizione. Penso a quelle per lo sviluppo e la produzione dei minerali critici e dei materiali avanzati, o alle innovazioni nel supercalcolo, nell’intelligenza artificiale e nella robotica avanzata. Questi nuovi ambiti si integrano con i pilastri storici che guidano il nostro portafoglio fin dalla fondazione.

Tra gli ambiti in cui avete investito ci sono il quantum computing, la robotica e i nuovi materiali. Il concetto di compagnia energetica sta cambiando?
Gli investimenti di Eni Next riflettono l’approccio di Eni, che storicamente investe nell’innovazione come fattore di competitività e leva per realizzare la transizione energetica. Supportiamo innovazioni di frontiera che svolgeranno un ruolo sempre più centrale negli sviluppi del settore energetico. Per esempio, il supercalcolo e l’intelligenza artificiale, compresa quella fisica, oltre ad accelerare il processo di innovazione e industrializzazione, potranno permettere applicazioni in ambiti quali l’ottimizzazione di sistemi energetici complessi e lo sviluppo di nuovi materiali ad alte prestazioni, fondamentali per tecnologie come la fusione e la robotica umanoide.

Al momento di valutare un investimento, quanto conta il ritorno finanziario e quanto la possibilità di integrare le tecnologie di una startup nelle attività di Eni?
Entrambe le dimensioni sono imprescindibili, e i risultati ottenuti finora lo dimostrano: abbiamo investito più di 650 milioni di dollari con un multiplo sul capitale investito di circa 3. Il nostro vantaggio, rispetto a un fondo di venture capital puramente finanziario, risiede proprio nell’essere parte di un’azienda energetica: non mettiamo a disposizione delle startup solo il capitale, ma anche conoscenza e partnership.

Una volta compiuto un investimento, come avviene, nella pratica, l’integrazione delle tecnologie nell’ecosistema di Eni?
Il nostro approccio si fonda sul principio dell’open innovation, che unisce la ricerca interna di Eni con la flessibilità delle realtà innovative esterne. L’integrazione non segue un percorso uguale per tutti, ma è un processo dinamico, che si adatta alla maturità di ciascuna startup. C’è un ambito tecnico-operativo, in cui facilitiamo il contatto con le business unit di Eni per avviare progetti pilota o test sul campo, e ci sono casi in cui avviamo un dialogo più strategico, come con Commonwealth Fusion Systems (Cfs), società per la commercializzazione dell’energia da fusione.

C’è un caso che considera rappresentativo di questo modello di collaborazione?
Cfs è l’esempio più emblematico. La relazione è nata dalla nostra partnership ventennale con il Mit, che ha creato le basi scientifiche su cui si è innestato l’investimento. La crescita di Cfs riflette la fiducia del mercato nella commercializzazione dell’energia da fusione. In questo percorso, Eni contribuisce con il proprio know-how industriale e tecnologico.

Nel vostro portafoglio coesistono tecnologie già mature e altre più sperimentali. Come scegliete il mix tra le soluzioni consolidate e quelle che avranno bisogno di tempo per trovare applicazioni industriali?
La nostra strategia ha un orizzonte temporale flessibile, che ci consente di coprire l’intero ciclo di vita dell’innovazione. Investiamo sia in progetti in fase iniziale, gestendo il primo sviluppo tecnologico e l’alto tasso di rischio a esso associato, sia nella fase di scale-up, in cui l’obiettivo principale è l’espansione del mercato. L’obiettivo è avere un portafoglio bilanciato, capace di accogliere startup con differenti livelli di maturità e una varietà di settori.

Per i prossimi anni prevedete di aumentare la quota di investimenti in Italia?
La nostra ambizione è farla crescere. Il mercato italiano è un terreno sempre più fertile per l’innovazione, come dimostrano le realtà nazionali d’eccellenza che abbiamo in portafoglio, quali Energy Dome (stoccaggio energetico) e Generative Bionics (robot umanoidi). Il nostro ruolo è duplice: come investitore portiamo capitale, mentre come player industriale apriamo le porte di un mercato globale e contribuiamo a incrementare la visibilità delle startup tra gli altri investitori.