Dopo due mesi trascorsi sotto la soglia di stabilità, la reputazione dell’Italia torna a crescere. L’AI Reputation Index elaborato da Cogit AI per Forbes Italia assegna al Paese uno score di 71,3 punti su 100 nel mese di luglio, in aumento di 1,5 punti rispetto a giugno. Un recupero che interrompe la fase di rallentamento osservata tra maggio e giugno e restituisce l’immagine di un sistema che continua a mostrare capacità di reazione, pur in presenza di fragilità strutturali.
A sostenere questa ripresa sono soprattutto tre fattori: il consolidamento del settore bancario, i risultati ottenuti dallo sport italiano sulla scena internazionale e una tenuta dell’economia superiore alle aspettative, nonostante il contesto geopolitico resti complesso. Più debole, invece, il contributo della politica, che continua a rappresentare il principale elemento di pressione sulla reputazione complessiva del Paese.
Il peso del risiko bancario
L’elemento che più ha inciso sul Reputation Index di luglio è il riassetto del sistema bancario italiano. L’offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena e l’avanzata di UniCredit nel capitale di Commerzbank hanno riportato il settore finanziario al centro del dibattito economico europeo.
Non sorprende quindi che Banche e Finanza siano il comparto con il punteggio reputazionale più elevato del mese, pari a 88,5 punti. Anche la classifica delle aziende riflette questo scenario: Intesa Sanpaolo conquista il primo posto con uno score di 93,8, davanti a UniCredit (92,2), mentre Ferrari completa il podio grazie anche all’effetto della vittoria di Charles Leclerc a Silverstone. Tra le prime dieci figurano inoltre Mediobanca, Eni, Stellantis, Poste Italiane, Enel, Nexi e Brunello Cucinelli.
La stessa dinamica emerge osservando la graduatoria dei manager. Carlo Messina guida il ranking con 95,5 punti, seguito da Andrea Orcel e Pier Silvio Berlusconi. Tra i nomi che registrano la crescita più significativa compare anche Luca de Meo, recentemente nominato alla guida di Kering, mentre Flavio Cattaneo corregge parte del forte incremento registrato il mese precedente.
Innovazione e sport rafforzano l’immagine del Paese
Accanto alla finanza, il report individua altri due motori della ripresa reputazionale: innovazione e immagine internazionale.
L’Innovazione Tech raggiunge 7,8 punti su 10, confermandosi la dimensione più forte dell’indice. A contribuire sono anche alcune delle principali realtà dell’ecosistema italiano dell’innovazione. Bending Spoons viene indicata con una valutazione di 11 miliardi di dollari, mentre tra i brand emergenti spicca Unobravo, che guida la classifica con 82 punti, seguita da Exein, Lexroom, Serenis e D-Orbit. Il quadro restituisce l’immagine di un tessuto imprenditoriale sempre più orientato verso software, intelligenza artificiale, cybersecurity e salute digitale.
Anche lo sport continua a rappresentare un importante strumento di soft power. La finale raggiunta da Jannik Sinner a Wimbledon e il successo di Charles Leclerc nel Gran Premio di Silverstone rafforzano la percezione internazionale dell’Italia, contribuendo a portare questa dimensione dell’indice a 7,6 su 10. Secondo il report, sono esempi di come risultati concreti possano produrre benefici reputazionali non solo per gli atleti, ma anche per i marchi e il sistema Paese.
Politica e inflazione restano i principali freni
Se economia e innovazione sostengono la reputazione italiana, politica e coesione sociale continuano invece a rappresentare le principali criticità.
Il comparto Politica e Istituzioni è l’unico a scendere sotto la soglia dei 70 punti, fermandosi a 58. Pesano il clima di crescente polarizzazione, le tensioni interne alla maggioranza e l’incertezza legata alle prospettive della prossima manovra economica. Anche la stabilità politica registra un arretramento rispetto al mese precedente.
A limitare la crescita contribuisce inoltre il ritorno dell’inflazione al 3,2%, che continua a incidere sul potere d’acquisto delle famiglie e sul clima di fiducia. Per Cogit AI, proprio la coesione sociale rimane la dimensione più fragile dell’intero indice, confermando come la reputazione del Paese dipenda non soltanto dai risultati economici, ma anche dalla percezione della stabilità istituzionale e della qualità del contesto sociale.
I prossimi tre mesi
Le previsioni elaborate dal modello indicano uno scenario di sostanziale stabilizzazione. L’ipotesi di base vede lo score salire leggermente fino a 71,5 punti entro ottobre, mentre lo scenario più favorevole porterebbe l’indice a 74,5 grazie a un accordo commerciale tra Unione europea e Stati Uniti e al completamento del consolidamento bancario.
Non mancano però i rischi. Una crisi di governo potrebbe far scendere il Reputation Index fino a 62,1 punti, mentre un’eventuale escalation nello Stretto di Hormuz, con ripercussioni sui mercati energetici, rappresenterebbe un ulteriore elemento di pressione. Due scenari che confermano quanto la reputazione del Paese resti strettamente legata non solo alle performance economiche, ma anche alla capacità delle istituzioni di garantire stabilità in una fase ancora caratterizzata da forte incertezza internazionale.