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19 agosto 2026

Un problema di tutti: la necessità della collaborazione del tessuto sociale per la crescita economica

Le disuguaglianze in Italia continuano ad aumentare, a cominciare da quelle economiche. Le grandi imprese hanno la responsabilità di contribuire ad arginarle. Ricordando che la questione non riguarda mai solo chi vive direttamente le difficoltà
Un problema di tutti: la necessità della collaborazione del tessuto sociale per la crescita economica

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Contenuto tratto dal numero di agosto 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

A cura di Paolo Bonassi, chief social impact officer di Intesa San Paolo.

Le disuguaglianze in Italia continuano ad aumentare, a cominciare da quelle economiche. Le grandi imprese hanno la responsabilità di contribuire ad arginarle. Ricordando che la questione non riguarda mai solo chi vive direttamente le difficoltà.

Negli ultimi anni l’Italia ha dimostrato una notevole capacità di resistenza agli shock economici, geopolitici e sociali che si sono succeduti. Tuttavia continuiamo a convivere con fragilità strutturali che rallentano il percorso verso una crescita stabile, duratura e inclusiva. Le disuguaglianze hanno continuato ad aumentare e molte famiglie vivono una condizione di crescente incertezza e vulnerabilità. Il 5% più ricco degli italiani detiene oggi poco meno del 50% della ricchezza netta nazionale, dieci punti in più rispetto al 2010. Per contro, la metà più povera della popolazione ne possiede soltanto l’8,5%.

In questo contesto, la responsabilità sociale delle imprese, oltre a essere un fattore reputazionale, deve diventare una leva strategica di sviluppo e di stabilità collettiva e deve farlo attraverso un cambio di paradigma, passando da una logica di interventi frammentati a una logica di sistema. Anche le iniziative più valide, se restano isolate, rischiano di produrre effetti limitati al cospetto di sfide così complesse. Oggi abbiamo bisogno di costruire alleanze capaci di mettere insieme competenze, risorse, esperienze e responsabilità condivise. Soprattutto, alleanze orientate a obiettivi tangibili. È necessario sviluppare una filiera attiva della filantropia e dell’impatto sociale, una rete ampia che coinvolga fondazioni, istituzioni, imprese, terzo settore, università e società civile.

Fare sistema significa anche costruire modelli di collaborazione continuativi, superando la logica emergenziale che troppo spesso caratterizza gli interventi sociali. Servono progettualità di lungo periodo, propositi comuni, capacità di condividere responsabilità e strumenti che consentano di misurare concretamente i risultati raggiunti. Le fragilità economiche, sociali e ambientali si intrecciano costantemente tra loro, generando nelle persone una percezione di instabilità permanente. La vulnerabilità abitativa si lega alla fragilità del reddito, la povertà educativa alla scarsa occupabilità dei giovani, le difficoltà di accesso ai servizi alla marginalità sociale, la fragilità ambientale alla salute collettiva. Ogni squilibrio tende a produrne altri, determinando effetti che si propagano sull’intero tessuto economico e civile del nostro Paese.

I territori, in questo percorso, hanno un ruolo decisivo. Le comunità locali conoscono i bisogni reali delle persone, intercettano le fragilità prima che diventino emergenze, custodiscono competenze e relazioni fondamentali. Per questo è importante che i territori vengano messi nelle condizioni di esprimere pienamente il proprio potenziale, dentro regole di sistema chiare e stabili, capaci di valorizzare gli sforzi comuni e favorire la collaborazione tra soggetti diversi.

Il tema centrale, dunque, ancor più di quanto si investe, è stabilire come vadano costruiti gli investimenti sociali. La vera sfida è generare un impatto di sistema in grado di creare connessioni tra pubblico e privato, tra economia della crescita e coesione sociale. È questa la precondizione necessaria per dare corso a uno sviluppo realmente sostenibile.
Anche il mondo bancario può svolgere un ruolo importante in questa direzione. Gli istituti di credito osservano da vicino i cambiamenti economici e sociali dei territori e possono accompagnare famiglie, imprese e comunità nelle fasi di sviluppo, così come in quelle di maggiore difficoltà. Possono facilitare connessioni, sostenere progettualità e contribuire alla diffusione di una cultura della responsabilità.

In qualità di prima istituzione finanziaria del Paese, Intesa Sanpaolo avverte con grande chiarezza il compito di contribuire alla crescita economica, anche attraverso una maggiore integrazione del tessuto sociale delle comunità in cui opera. È una responsabilità che sentiamo parte integrante del nostro ruolo. Per questo, da molti anni, investiamo con continuità nell’impatto sociale, nella valorizzazione dei territori e nel sostegno alle persone più fragili.
Le disuguaglianze rappresentano la principale emergenza sociale del nostro Paese, una convinzione che il consigliere delegato e ceo Carlo Messina pone da sempre al centro della propria visione. Come ha ribadito recentemente, l’approccio di Intesa Sanpaolo si fonda sull’investimento nei territori, l’assunzione di giovani, l’impegno nel sociale, il sostegno a imprese e famiglie per rafforzare l’economia dell’Italia.

Siamo stati tra i primi gruppi bancari a dedicare attenzione strutturale al terzo settore, riconoscendone il valore economico e sociale. Continuiamo a promuovere iniziative che abbiano un impatto concreto sulla vita delle persone e delle comunità locali. Un impegno che abbiamo confermato e ulteriormente consolidato nel nuovo piano di impresa 2026-2029, con un contributo aggiuntivo di un miliardo di euro per contrastare la povertà e ridurre le disuguaglianze, con l’obiettivo di generare un ritorno complessivo di tre miliardi di euro sul sistema socioeconomico.

Nel nostro lavoro quotidiano ci siamo dati un principio molto semplice: le disuguaglianze non riguardano mai soltanto chi le vive direttamente. Quando una parte della società resta indietro, si indebolisce l’intero sistema economico e sociale. Per questa ragione, comprendere le fragilità significa oggi guardare in profondità ai problemi nella loro interdipendenza.
Da questa convinzione è nata la collaborazione tra Intesa Sanpaolo per il Sociale, il centro studi Aiccon, Studi e ricerche per il Mezzogiorno e il research department di Intesa Sanpaolo, che ha portato alla realizzazione della ‘Geografia delle fragilità e delle disuguaglianze’, uno strumento di monitoraggio e analisi presentato il 19 giugno. L’obiettivo è mettere a disposizione non soltanto della nostra banca, ma anche delle istituzioni, del terzo settore e della società civile, una chiave di lettura per interpretare i fenomeni economici e sociali in modo integrato.

Disporre di strumenti di analisi condivisi è oggi fondamentale. Significa aiutare i territori a leggere meglio i cambiamenti in corso, individuare le aree di maggiore vulnerabilità e costruire risposte più efficaci. Perché senza conoscenza dei fenomeni è difficile costruire politiche realmente capaci di produrre un beneficio sociale di lungo periodo.
Non esiste crescita sostenibile in una società frammentata. E non esiste progresso socioeconomico duraturo senza fiducia, equità e partecipazione. Per questo crediamo che il futuro richieda una nuova stagione di collaborazione tra istituzioni, imprese e società civile, nella quale il valore sociale non sia considerato alternativo al valore economico, ma una sua condizione essenziale.