Di PNA
Il mondo dell’alta finanza è sempre più in fermento, con Mps e Intesa Sanpaolo che tengono la barra dritta, determinate a portare avanti i rispettivi piani di espansione e a ridisegnare gli equilibri del sistema bancario italiano. Chi pensava che il risiko bancario si sarebbe fermato a Mps-Mediobanca e alle nozze tra Bper e Popolare di Sondrio ha dovuto ricredersi. Sono bastati pochi mesi perché a Piazza Affari venisse inaugurata ufficialmente una nuova stagione di operazioni di m&a.
Mesi in cui Intesa SanPaolo ha lanciato un’Opas su Mps attraverso un un accordo con Unipol, e in cui il Monte ha tirato fuori gli artigli per difendere la propria indipendenza, promuovendo una doppia Ops su Banca Generali e Banco Bpm.
Risiko bancario, il ruolo di UniCredit
Cosa succederà a questo punto? Chi riuscirà a fare scacco matto sullo scacchiere del risiko bancario italiano? Nelle ultime ore si sono affacciati nuovi rumor anche su UniCredit, in particolare sulla possibilità che la banca gestita dal ceo Andrea Orcel, per quanto impegnato ad assumere il controllo di Commerzbank, torni a guardare all’Italia.
A ventilare l’ipotesi è stato un report di Mediobanca riportato da Il Giornale: “Con una quota di mercato inferiore al 10%, crediamo che una mossa di UniCredit sia ormai necessaria per consolidare il posizionamento della banca nel suo mercato domestico”. Gli analisti non hanno fatto i nomi dei possibili target di Orcel, ma il quotidiano li ha identificati in Mps, Bpm e Banca Generali.
Il risiko esploso negli ultimi mesi a Piazza Affari potrebbe arricchirsi dunque di una nuova sorpresa? Certo, se anche Orcel finisse per puntare su Mps, lo scenario inevitabile sarebbe quello di uno scontro tra le due principali banche italiane per conquistare il Monte. Ma la banca senese non ha alcuna intenzione di tornare a indossare le vesti di preda. Piuttosto, dopo aver espugnato la fortezza di Mediobanca, ora vuole anche Bpm e Banca Generali. Le due Ops, ha chiarito l’ad di Mps Luigi Lovaglio, “non sono condizionate l’una all’altra”, il che significa che “possiamo portarne a termine una, senza portare a termine l’altra”.
Per Mps la vera partita è il wealth management
Ma a Piazza Affari c’è chi sostiene che a Rocca Salimbeni interesserebbe soprattutto Banca Generali, in quanto il suo controllo le consentirebbe di rafforzarsi ulteriormente nel wealth management, in cui ha già iniziato a crescere grazie all’acquisizione di Mediobanca. Lo stesso Lovaglio, nella call con gli analisti con cui ha spiegato le due offerte, ha fatto la seguente precisazione: “Senza Banca Generali, creeremmo una banca più grande. Con Banca Generali, creeremo un modello di business fondamentalmente diverso”.
Mps, di fatto, punta a cambiare il mix di attività del gruppo, integrando in modo più rilevante banking, advisory e wealth management. Il rafforzamento nel wealth management permetterebbe in particolare a Mps di diversificare ulteriormente le fonti di reddito, aumentando il peso delle commissioni e delle attività a minore assorbimento di capitale rispetto al tradizionale business del credito. Ma lo scetticismo sul rischio di esecuzione non manca ed è stato fatto notare, oltre che dagli analisti, anche dal Financial Times, che ha scritto che MPS starebbe puntando in realtà su una integrazione a quattro (considerando anche Mediobanca).
Parole che Lovaglio ha rispedito subito al mittente, ricordando che “l’integrazione con Mediobanca è già in corso” e che “considerarla alla stregua di nuova transazione sovrastima in modo significativo sia ciò che resta da fare sia il rischio complessivo di esecuzione”.
Il 10 settembre la prossima data decisiva
Nel frattempo, mentre diverse sono le voci che si alzano dal mondo della politica e dalle associazioni sul rischio che un eventuale successo dell’Opas di Intesa SanPaolo si traduca in uno spezzatino del Monte dei Paschi di Siena, l’Ufficio Opa della Consob ha inviato una missiva a Intesa SanPaolo, che dovrà dare chiarimenti su come intende procedere dopo le 2 Ops annunciate da Siena entro dopodomani, venerdì 4 settembre.
Messina non intende affatto arretrare. E proprio ieri fonti vicine a Ca’ de Sass hanno riferito che la doppia mossa di Mps non interferisce con l’Opas, aggiungendo che “non è invece da escludere che (le stesse due offerte del Monte) possano subire rallentamenti e sospensioni, tenuto conto dei numerosi profili di criticità autorizzativi e degli ulteriori elementi segnalati con gli esposti inoltrati da Intesa Sanpaolo e da associazioni di consumatori all’autorità”.
A farsi sentire anche fonti vicine a Siena, che hanno confermato che “tutto procede secondo i tempi previsti per quanto riguarda le due Ops annunciate da Mps”. Intanto, la data clou per il risiko bancario italiano è alle porte: giovedì prossimo, 10 settembre 2026, si terrà l’assemblea straordinaria di Intesa SanPaolo sull’aumento di capitale a servizio dell’Opas. Gli analisti di Equita hanno ribadito di ritenere che l’offerta di Messina rappresenti l’opzione per gli azionisti di Mps, “grazie a maggiore visibilità sulla generazione delle sinergie, alla migliore solidità patrimoniale e alla creazione di valore attesa superiore con un profilo di rischio più contenuto”.