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14 settembre 2026

Sam Altman: OpenAI non si quoterà in borsa quest’anno

Sam Altman ha dichiarato che l’Ipo di OpenAI non avverrà nel 2026 perché l’azienda “ha ancora molto da fare”
Sam Altman: OpenAI non si quoterà in borsa quest’anno

Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI (foto Anna Moneymaker/Getty Images)

Mary Whitfill Roeloffs
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Mary Whitfill Roeloffs

Sabato, l’amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, ha messo fine a un anno di frenetiche speculazioni a Wall Street confermando che il colosso dell’IA non si quoterà in borsa nel 2026; ha definito “poco saggio” procedere con un’Ipo in un clima di crescente preoccupazione per la sicurezza dell’intelligenza artificiale.

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Punti chiave

  • Altman – che in precedenza aveva sostenuto una proposta di Anthropic volta a rallentare lo sviluppo dell’IA in attesa che le normative e i protocolli di sicurezza si adeguassero – ha dichiarato che l’Ipo di OpenAI non avverrà nel 2026 perché l’azienda “ha ancora molto da fare”.
  • In un’intervista rilasciata ad Alyson Shontell di Fortune Magazine, Altman ha affermato che OpenAI deve poter prendere decisioni non necessariamente orientate agli interessi degli azionisti, inclusa quella di “sospendere” il rapido sviluppo dell’IA per compiere “maggiori progressi in termini di sicurezza e allineamento”.
  • Altman ha aggiunto che OpenAI, l’azienda creatrice di ChatGpt, non avverte alcuna “pressione” per una quotazione imminente: “Lo diciamo da tempo: lo faremo quando saremo pronti”.
  • In una nota inviata al personale di OpenAI la scorsa estate, Altman aveva spiegato che più l’azienda si avvicina all’auto-miglioramento ricorsivo (ovvero la capacità dell’IA di creare autonomamente nuove IA), più l’Ipo rischia di allontanarsi nel tempo, poiché “la tecnologia e il mondo potrebbero cambiare in modi sorprendenti e potrebbero esserci valide ragioni per rimanere un’azienda privata in quella fase”.

Dichiarazione principale

“Direi di no per il 2026”, ha affermato Altman. “Abbiamo molto lavoro da svolgere, come rispondere alle esigenze attuali in termini di sicurezza e allineamento e gestire la collaborazione tra settore e governi; sono felice di poterlo fare rimanendo un’azienda privata”.

Contesto

Banchieri di Wall Street, esperti e investitori privati ​​erano convinti che il 2026 sarebbe stato l’anno in cui OpenAI avrebbe realizzato la più grande Ipo della storia. OpenAI ha intrapreso i primi passi formali per passare dalla sua struttura di governance no-profit a quella di “Public Benefit Corporation” nel 2025; diverse testate, tra cui il Wall Street Journal, hanno riferito che l’azienda stava gettando le basi preliminari per una quotazione in borsa prevista per l’ultimo trimestre del 2026.

Verso la fine del 2025, la valutazione implicita di OpenAI ha superato i 500 miliardi di dollari e i banchieri di Wall Street hanno iniziato a ipotizzare apertamente un debutto in borsa da mille miliardi di dollari. In primavera, concorrenti come Anthropic hanno depositato in via riservata la documentazione per l’Ipo e, mentre le notizie su SpaceX dominavano il dibattito mediatico, gli osservatori hanno definito il 2026 come l’anno di una vera e propria “corsa all’Ipo”.

Gli analisti sostenevano che OpenAI dovesse quotarsi nel 2026 per massimizzare la liquidità prima che l’entusiasmo del mercato si raffreddasse; nel frattempo, su piattaforme come Polymarket, la probabilità stimata di una quotazione di OpenAI entro la fine dell’anno saliva oltre il 60%. A sabato, tale probabilità sul sito di scommesse si attesta al 4%.

Il fatto del giorno

Sabato, Anthropic e OpenAI si sono impegnate a rallentare lo sviluppo dei propri modelli di intelligenza artificiale, incoraggiando altre aziende a fare lo stesso. Altman ha sostenuto l’iniziativa lanciata dal co-fondatore di Anthropic, Dario Amodei, dichiarando che OpenAI, al pari di Anthropic, consentirà il monitoraggio da parte di gruppi esterni per garantire che lo sviluppo dei modelli avvenga nel modo più responsabile possibile.

A margine

Il dibattito pubblico tra le aziende di IA giunge poco dopo che diversi addetti ai lavori hanno lanciato allarmi preoccupanti sul futuro di questa tecnologia. Jacob Coxon, ex ricercatore di Anthropic e OpenAI, ha scritto che gli sviluppatori impegnati nella creazione di strumenti di superintelligenza “credono sinceramente che essa possa ucciderci tutti entro la fine del decennio” e ha accusato i laboratori all’avanguardia di “giocare d’azzardo con le nostre vite”. Evan Hubinger, dipendente di Anthropic, ha avvalorato le affermazioni di Coxon, stimando una probabilità superiore al 10% che un’IA non allineata ai valori umani causi l’estinzione dell’umanità nei prossimi dieci anni.

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