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L’Italia è oggi uno tra i paesi più longevi al mondo con un’aspettativa di vita che ha raggiunto gli 83,9 anni nel 2024 e secondo le proiezioni nel 2050 arriverà a 87,2 anni. Nel 2025, la Silver Economy europea ha raggiunto un valore di 5,7 trilioni di euro contribuendo per il 32% al PIL dell’Unione europea e avendo un impatto su welfare, sanità e sostenibilità dei sistemi di protezione sociale.
In questo scenario Longevity+ si propone come piattaforma di confronto per immaginare nuovi modelli di welfare e servizi capaci di rispondere alle reali esigenze di una società che cambia.
Al fine di fornire una mappatura delle tecnologie che guidano l’innovazione nel campo della longevità, TEHA ha sviluppato un modello interpretativo dell’ecosistema AgeTech, che si basa su un campione delle 150 principali aziende europee attive nello sviluppo di soluzioni tecnologiche per la longevità. Questo approccio ha consentito di classificare le soluzioni proposte identificando 5 cluster tecnologici:
Le 150 imprese europee per la longevità hanno raccolto finanziamenti totali pari a 5,5 miliardi di dollari, evidenziando una crescita significativa dell’interesse degli investitori verso le tecnologie per la longevità, ma anche una struttura del mercato ancora selettiva.
L’Italia si limita a gestire gli effetti della transizione demografica o vuole costruire un ecosistema nazionale capace di coglierne sfide e opportunità?
Sono stati tre gli interventi prioritari nel nostro Paese evidenziati dai risultati della prima edizione di Community Longevity+. La necessità di definire una strategia nazionale per la longevità, l’urgenza di investire nelle longevity skills sviluppando competenze tecniche, manageriali e culturali adeguate a governare la transizione demografica durante tutto l’arco della vita e infine l’introduzione di sandbox regolatorie dedicate, fondamentali per favorire la sperimentazione.

Enzo Alessandro Di Puma, Chief Operating Officer di AXA Italia ha parlato di “rivoluzione che coinvolge contemporaneamente lavoro, modelli di business, welfare, servizi, città e spazi di vita, sfide da affrontare in maniera integrata e con un approccio sistemico, mettendo in campo il meglio delle esperienze, anche in ambito tecnologico”.
In questo nuovo scenario, il settore assicurativo svolge una funzione essenziale: “può accelerare la creazione dell’infrastruttura che abilita autonomia e benessere grazie a dati, modelli predittivi e servizi digitali integrati. La nostra ambizione è semplice e radicale: usare la tecnologia per accompagnare le persone nel corso di tutte le fasi della loro vita, meglio e più a lungo, trasformando la longevity in un vantaggio competitivo per il Paese”.
Di Puma sottolinea l’importanza di un cambio di paradigma culturale nella lettura del fenomeno: “Dobbiamo smettere di guardare la transizione demografica come un costo, ma vederla come un’opportunità di trasformazione per il nostro Paese. Servono team multigenerazionali per raggiungere questo obiettivo: in AXA abbiamo fatto un investimento significativo in formazione e tecnologia per rendere il nostro ambiente di lavoro molto più inclusivo e agile”.
Esiste però un profondo gap geoeconomico che l’Italia deve colmare: il Regno Unito attrae oggi quasi la metà degli investimenti europei (oltre 2 miliardi di dollari), mentre l’Italia rimane ferma a 68,2 milioni, fuori dalla top 10 continentale. Cosa serve concretamente per colmare questo gap e trasformare la Silver Economy in un vero motore di crescita?

“La longevità non è una variabile demografica, ma una traiettoria di futuro che richiede visione, capacità di agire insieme – superando i silos settoriali – con programmazione di lungo periodo e scelte strategiche coerenti”, ha dichiarato Letizia D’Abbondanza, Chief Customer & External Communication Officer di AXA Italia. “È lo spirito della Community Longevity+, che abbiamo l’onore di sostenere come funding partner, ed è anche il cuore dell’impegno di AXA Italia nell’innovare prevenzione e protezione lungo tutto l’arco della vita, facendo leva su un ecosistema che unisce tecnologia, AI, salute e innovazione sociale”.
D’Abbondanza ha sottolineato quattro punti fondamentali: investire in ricerca, progresso e tecnologie avanzate per ambiti come il welfare, la sanità, ma anche la finanza; lo scambio intergenerazionale; l’innovazione sociale con nuove pratiche volte a migliorare il benessere delle comunità e l’innovazione territoriale; la ricchezza delle best practices alle quali possiamo fare riferimento.
La longevità impatta fortemente anche il ruolo delle assicurazioni, dove la sfida è accompagnare la trasformazione con soluzioni concrete e innovative. I tre ambiti principali, espressi da Letizia D’Abbondanza, sono la protezione, la salute e la previdenza.
L’assicurazione è fondamentale per accompagnare le persone e garantire loro una maggiore stabilità, in quanto “oggi abbiamo un Paese che conta circa 4 milioni di over 65 in condizioni di non autosufficienza, ed oltre 7 milioni di caregiver”.
Il secondo elemento è la salute, che per il 58% degli italiani è la prima preoccupazione: “la spesa sanitaria privata out of pocket ammonta a circa 45 miliardi di euro, ed è necessario trovare delle soluzioni vadano bene per ciascuno stadio della vita dei nostri clienti”. Infine, la pensione: “soltanto il 38% dei lavoratori ha una pensione integrativa e oggettivamente molte donne hanno redditi bassi. Per garantire sostenibilità al sistema, dobbiamo aumentare la consapevolezza e anticipare la fase di accumulo e incentivare la previdenza complementare”.






