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Leader 20 Febbraio, 2020 @ 9:37

Antonio Percassi, l’imprenditore con un passato in Serie A che ha creato il miracolo Atalanta

di Marcello Astorri

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Antonio Percassi, presidente dell'Atalanta
Antonio Percassi (Alessandro Sabattini/Getty Images)

A prescindere da come finirà la gara di ritorno, l’Atalanta di Antonio Percassi ha già fatto la storia. Perché per una cosiddetta provinciale arrivare a seppellire 4-1 il Valencia a San Siro davanti a 45mila spettatori, per giunta in un ottavo di finale di Chiampions League, è già di per sé storia. Ma l’aneddoto diventa ancora più curioso se ci si aggiunge che il presidente bergamasco, prima di essere un imprenditore, un manager e un dirigente sportivo, è stato un difensore centrale arcigno proprio di quell’Atalanta che oggi sta trascinando ai vertici dell’Europa calcistica. 

La sua carriera di calciatore risale agli anni Settanta. Cresciuto nel settore giovanile atalantino, Percassi entra a far parte della prima squadra dal 1970 e debutta in serie A nella stagione 1972-1973. In tutto, disputerà ben sette stagioni con la maglia nerazzurra, per 110 presenze, prima di trasferirsi al Cesena, nel 1977, quando la “sua” Atalanta lo sacrificò per avere in cambio l’attaccante Ezio Bortuzzo. In Romagna però la sua permanenza durò poco, perché il richiamo della carriera imprenditoriale aveva già preso il sopravvento. 

Infatti, da quando conobbe Luciano Benetton, nel 1976, la sua vita cambiò: da calciatore, si trasformò in manager e quindi in imprenditore con risultati piuttosto incoraggianti. Sarà lui, infatti, ad aprire a Bergamo i primi negozi monomarca del gruppo Benetton. Nella sua lunghissima carriera ha sviluppato la rete vendita di marchi arcinoti: tra gli altri si contano Nike, Victoria’s Secret, Ralph Lauren, Gucci, Levi’s e Ferrari. Di recente, ha ottenuto di essere il licenziatario unico in Italia per la famosa catena internazionale del caffè americano Starbucks (sbarcata in Italia, a Milano, nel 2018). Ma una delle imprese di cui Percassi va più orgoglioso è quella di aver portato nel nostro Paese il marchio Zara nel 2001, un affare frutto di un accordo con il fondatore del gruppo spagnolo Amancio Ortega. Nel suo palmares imprenditoriale, annovera nel 2016 anche un contratto in esclusiva con la Lego per aprirne i negozi italiani. 

Quel difensore fisicato e ruvido, quindi, di cambiamenti nella sua vita ne ha fatti parecchi. Dopo aver appeso gli scarpini, ad appena 25 anni, oggi è arrivato ad averne 66 e ha tra le mani quello che non si fa fatica a definire un impero. Il braccio operativo è la sua Odissea srl, la holding di cui è presidente e per mezzo della quale detiene anche il 51% di Kiko, azienda di cosmetica ideata dal figlio Stefano che nel 2018 ha fatturato 596 milioni di euro. Il gruppo Percassi però non si ferma a Kiko, sebbene questa azienda sia uno dei suoi asset più preziosi. Attraverso l’altra holding di famiglia, la Stilo Immobiliare Finanziaria, Antonio Percassi ha nel suo portafoglio vari investimenti immobiliari per un valore complessivo di 500 milioni di euro. Un forziere con all’interno il Torino Outlet Village a Settimo Torinese, il Sicilia Outlet Village di Enna, il Roma Outlet Village di Soratte e l’Oriocenter di Orio al Serio. Infine, tra le innumerevoli avventure imprenditoriali vale la pena citare, nel 2014, anche un investimento in Alitalia (per il 3,9% delle quote), o la partnership con Flavio Briatore per sviluppare il marchio d’abbigliamento Billionaire Italian Couture. 

L’amore per gli affari, però, non ha mai sostituito del tutto quello per il calcio. Il suo passato pallonaro è infatti riemerso con forza: già nel 1990 diventa presidente dell’Atalanta, durerà alcuni anni e si dimetterà nel 1994 a seguito di un campionato fallimentare che costò la serie B alla squadra orobica. Tornerà in sella solo nel 2010, subentrando ad Alessandro Ruggeri. Da qui inizia la parentesi che ci porta ai giorni nostri, quelli del modello Atalanta, dello stadio acquistato dal Comune di Bergamo per 8,6 milioni di euro nel 2017. E della prima, storica, qualificazione in Champions League con il calcio spettacolo dell’allenatore Gian Piero Gasperini, un tecnico allontanato dall’Inter e ritenuto da molti, prima dell’epopea atalantina, forse non all’altezza di certi palcoscenici. Anche in questo caso Antonio Percassi ha seguito il suo fiuto imprenditoriale, qualità che lo ha tradito poche volte nella sua vita. 

 

Trending 12 Dicembre, 2019 @ 4:08

Il miracolo Atalanta? Vale 40 milioni. Tutti i numeri delle italiane in Champions

di Massimiliano Carrà

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La fase a gironi di Champions League si è definitivamente conclusa nella giornata di ieri e, nonostante l’eliminazione dell’Inter, ha permesso al calcio italiano di poter festeggiare.

Oltre alla Juventus, che aveva già ottenuto il pass per gli ottavi grazie alla vittoria contro il Lokomotiv Mosca, la Serie A piazza altre due squadre tra le 32 qualificate alla fase a eliminazione diretta: Napoli e Atalanta.

Per i bergamaschi tra l’altro si tratta di una vera e propria impresa da scrivere negli annali, visto che questa è la prima volta che partecipa a un’edizione della Champions League. Proprio grazie alla vittoria degli uomini di Gasperini, l’Italia riporta sul tabellone degli ottavi di finale tre club, cosa che non accadeva dal 2011/2012.

Quanto ha guadagnato la Juventus

Fino ad adesso l’edizione 2019/2020 della Champions League ha già permesso ai bianconeri allenati da Maurizio Sarri di guadagnare 79,1 milioni di euro. Di questi, poco più di 55 milioni di euro la Juventus se li era già garantiti ancor prima di giocare il girone.

Ecco nel dettaglio quanto ha guadagnato la Juventus per la sua “presenza”:
– 10 milioni di euro dal market pool (legato al piazzamento nello scorso campionato di Serie A);
– 15,25 milioni di euro come bonus partecipazione per la fase a gironi
– 29,9 milioni di euro derivanti dal ranking decennale/storico

Per arrivare ai 79,1 milioni di euro che finora la Juventus ha guadagnato, bisogna aggiungere quasi 24 milioni di euro così suddivisi:
– 14,4 milioni di euro come bonus risultati (2,7 milioni di euro per ciascuna delle cinque vittorie e 900mila euro per il pareggio contro l’Atletico Madrid);
– 9,5 milioni di euro come bonus per il passaggio agli ottavi di finale.

Quanto ha guadagnato il Napoli

La squadra partenopea, affidata proprio dopo la partita vinta 4 a 0 contro il Genk a Gennaro Gattuso, si è già aggiudicata la cifra di 58,6 milioni di euro.

Di questi, come nel caso già analizzato della Juventus, 38,3 milioni di euro li ha guadagnati ancor prima di giocare il girone:
-7,5 milioni di euro dal market pool;
-15,3 milioni di euro come bonus partecipazione per la fase a gironi;
-15,5 milioni di euro derivanti dal ranking decennale/storico.

Per arrivare ai 58,6 milioni di euro che finora il Napoli ha guadagnato da questa edizione 2019/2020 di Champions League, bisogna aggiungere quasi 20,3 milioni di euro così suddivisi:
– 10,8 milioni di euro come bonus risultati (2,7 milioni di euro per ciascuna delle tre vittorie e 900mila euro per ogni pareggio);
– 9,5 milioni di euro come bonus per il passaggio agli ottavi di finale.


Quanto ha guadagnato l’Atalanta

L’Atalanta di Giampiero Gasperini e del presidente Antonio Percassi, durante questa storica esperienza nella massima competizione europea di calcio, ha già guadagnato la cifra di 39,4 milioni di euro.

Di questi, come già visto per Juventus e Napoli, 23,6 milioni di euro li ha guadagnati ancor prima di giocare il girone:
– 5 milioni di euro dal market pool;
– 15,25 milioni di euro come bonus partecipazione per la fase a gironi;
– 3,3 milioni di euro derivanti dal ranking decennale/storico.

Per arrivare ai 39,4 milioni di euro che finora l’Atalanta ha guadagnato da questa edizione 2019/2020 di Champions League, bisogna aggiungere 15,8 milioni di euro così suddivisi:
– 6,3 milioni di euro come bonus risultati (2,7 milioni di euro per ciascuna delle due vittorie e 900mila euro per il pareggio ottenuto contro il Manchester City di Guardiola);
– 9,5 milioni di euro come bonus per il passaggio agli ottavi di finale.