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Business 7 Novembre, 2019 @ 4:00

Le nuove sfide del mercato del lusso secondo l’analisi di EY

di Forbes.it

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store fendi
StoreFendi nel Xinyi District Mall Taiwan.(Shutterstock)
Nel 2018 il settore del lusso e quello cosmetico hanno raggiunto a livello globale un giro d’affari di 451 miliardi di euro e si prevede che continuerà a crescere ad un tasso del 5% annuo fino al 2022. Si tratta di uno dei tanti dati emersi dallo studio “The luxury and cosmetics financial factbook – Tailoring the luxury experience”, firmato EY, che analizza lo scenario del settore dei beni di lusso personali, a livello globale. Sempre secondo l’analisi, per il mercato in esame la sfida di oggi è la capacità di personalizzare l’esperienza secondo il concetto di “Tailoring the luxury experience”.
Per quanto riguarda il segmento beauty, parlare di personalizzazione è ancora più importante. E attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie, tra cui ad esempio strumenti di rilevamento e riconoscimento della pelle. Dato interessante emerso dalla ricerca è soprattutto che i consumatori si aspettano che i brand condividano e riflettano la loro crescente passione per il sociale e le cause ambientali, nonché preoccupazioni relative ai rischi correlati all’esposizione a lungo termine a sostanze chimiche, ottenendo, da un lato, etichette più naturali e biologiche, e dall’altro un richiamo per la bellezza minimalista basata sulla tradizione, i rituali e regimi semplici (il 72,9% della generazione millennial preferisce prodotti organici, seppur inconsciamente).
Quanto all’M&A, il 2018 è stato un anno in crescita per numero di transazioni sia per il settore lusso sia per la cosmesi (rispettivamente 142 e 90 transazioni). Tuttavia, mentre il comparto lusso mostra un rallentamento nel 2019 per numero di operazioni, la pipeline nel settore beauty rimane forte e in crescita. Nel settore cosmetico, la crescita M&A degli anni passati non ha ridotto la pipeline di opportunità, con una maggior incidenza di operazioni di piccole e medie dimensioni attraenti per innovazione, tipologia di prodotto e/o seguito social. La dimensione media dei deal è scesa a 80 milioni di euro nel 2018 contro i 304 milioni del 2017.  In crescita nel comparto cosmesi il ruolo degli operatori private equity (coinvolti nel 31% dei deal nel 2018 e nel 43% dei deal nel 1H2019).
Business 14 Marzo, 2019 @ 12:56

Una Brexit no deal lascerebbe il segno anche sul lusso britannico

di Simona Politini

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tre look modelli
(burberry.com)

Il 29 marzo è sempre più vicino e, malgrado i tentativi della Premier Theresa May di trovare la soluzione per un divorzio dall’Unione Europea meno traumatico e l’emendamento votato dal Parlamento che esclude un’uscita senza accordo, l’economia britannica sta già facendo i conti con i possibili scenari che dovrà affrontare qualora il Regno Unito mettesse in atto una Brexit no deal.

Brexit no deal: conseguenze nel settore del lusso

L’ipotesi di una Brexit senza accordo semina incertezza su tutti i mercati compreso il mercato del lusso che potrebbe perdere circa il 20% del valore attuale delle esportazioni, pari a circa 7 miliardi di sterline. A rivelarlo è la ricerca commissionata da Walpole, l’organismo ufficiale dell’industria del lusso britannica, alla società di consulenza internazionale Frontier Economics.

A generare questa ingente perdita economica sarebbero i cambiamenti nell’accesso al mercato relativi a barriere tariffarie e non tariffarie. Le misure non tariffarie comprenderebbero norme in materia di salute e sicurezza o norme ambientali. Nei casi in cui il Regno Unito e i mercati di esportazione avessero regole diverse, i marchi britannici dovrebbero spendere tempo e denaro per dimostrare di essere conformi.

Nel dettaglio, secondo Walpole, con una Brexit no deal i 250 marchi di lusso britannici, come per esempio Burberry, Alexander McQueen e Bentley, potrebbero vedere una perdita di circa 6 miliardi di sterline all’anno nelle esportazioni verso l’UE (l’industria del lusso del Regno Unito esporta circa l’80% di ciò che produce principalmente in Europa) e un’ulteriore perdita di circa 800 milioni di sterline nella regione Asia-Pacifico, perdendo l’accesso agli accordi di libero scambio negoziati dall’UE in paesi come Giappone, Corea e Singapore.

L’ipotesi di una Brexit no deal soffoca le imprese nel Regno Unito

Le imprese di lusso britanniche si sono impegnate a rimanere in Gran Bretagna, ma stiamo perdendo la pazienza con il governo che ci ha portati al limite del no deal. Il governo deve categoricamente evitare una Brexit no deal per prevenire ulteriori danni a questo importante settore, oltre a porre fine all’incertezza che continua a soffocare le imprese in tutto il Regno Unito” ha dichiarato la ceo di Walpole, Helen Brocklebank.