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Classifiche 2 maggio, 2019 @ 8:00

Lavoro, etica e destino. Giorgio Armani si racconta a Forbes

di Forbes.it

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Giorgio Armani
Giorgio Armani (Getty Images)

Pubblichiamo di seguito alcuni stralci dell’intervista a Giorgio Armani che Eva Desiderio ha realizzato per il numero di Forbes attualmente in edicola.
Per leggere l’intervista integrale scopri il numero di maggio di Forbes. Abbonati.

 

Giorgio Armani durante una sfilata a Milano in occasione dell’ultima Fashion Week. (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Cosa significa oggi e cosa ha significato per lei il lavoro nella vita? Come ci si sente quando si è protagonisti di una storia di successo sempre in costante progresso?
Sono cresciuto in una famiglia con una grande etica del lavoro, severa nell’educazione dei figli. Lavorare era un dovere, ma quando mi sento chiedere “perché la moda?” posso soltanto rispondere: perché evidentemente era destino. Un accumularsi di esperienze che hanno contribuito a costruire un lavoro che allora nessuno conosceva. Ho tenuto duro, formandomi attraverso attività sempre diverse, giorno per giorno, e ho avuto ragione. Il lavoro è la storia e la ragione della mia formazione, e anche se sono felice di quello che ho fatto e dei risultati ottenuti, qualche volta mi sembra che sia successo tutto troppo in fretta. Anche perché non accetto di accontentarmi, pretendo sempre il meglio da me e dagli altri. E il meglio c’è sempre, basta sforzarsi di raggiungerlo.

Lei ha cominciato a lavorare quando era molto giovane. Quale consiglio darebbe ai ragazzi e alle ragazze di oggi impegnati a trovare la propria strada?
Dare consigli non mi piace. Ai giovani, soprattutto, perché la società cambia i suoi riferimenti e i modi di esprimerli, padroneggia tecnologie e sistemi di comunicazione sempre più complessi, allarga i suoi confini arrivando quasi a farli sparire. Una cosa soltanto mi sento di dire: se si è animati da una vera, grande passione, meglio osare.

“Lavorare era un dovere, ma quando mi sento chiedere “perché la moda?” posso soltanto rispondere: perché evidentemente era destino”.

Guardiamo all’Italia. Come vede la situazione del nostro paese?
Complicata, imprevedibile. Percorsa da inquietudini e contraddizioni. Ma non è una situazione nuova per l’Italia: già in passato il nostro paese ha affrontato minacce e grandi difficoltà, interne come esterne, e ha attraversato periodi duri, sia a livello sociale che economico. Sono convinto però che, come abbiamo sempre fatto, riusciremo a trovare il percorso più giusto per noi, seguendo i valori corretti. Credo che siano proprio questi a rendere uno Stato grande, e a permettergli di rafforzarsi, anche economicamente.

Sempre più aziende straniere comprano imprese italiane. Teme che il nostro know how prima o poi verrà meno? E la nostra artigianalità e maestria? Come difenderci da questo saccheggio che nella moda ha ormai grandi dimensioni, nel passaggio dai competitor europei a quelli cinesi?
Il futuro della moda italiana è tutto da scrivere, e il momento in effetti è delicato. La nostra naturale inventiva sarà fondamentale in questo senso, come la libertà dagli schemi che ci consente di adattarci sempre, con originalità. Ma il nostro vero ostacolo forse è quella propensione a non credere nelle nostre forze, che ci impedisce di promuovere come dovuto, tutto quello che facciamo. E comunque, non dimenticherei che, se qualcuno compera, c’è qualcun altro che desidera vendere.