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SpaceEconomy 17 Ottobre, 2019 @ 10:29

Sensori ottici nello spazio: la sfida dell’imprenditore Alfredo Maglione

di Emilio Cozzi

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Space economy: Optoi Microelectronics - clean room
La clean room “Classe 1000” per l’assemblaggio secondo standard aerospaziali

Articolo tratto dal numero di ottobre di Forbes

Spazio, la nuova frontiera: suona così futuribile, o se si preferisce finto, da ricordare l’incipit di Star Trek.
La realtà, per una volta più ricca della fantascienza, è che lo spazio è un orizzonte concreto: l’attività umana oltre l’atmosfera ha ricadute tecnologiche, scientifiche ed economiche sempre più significative. E un impatto verificabile nella vita quotidiana di ognuno.

Alfredo Maglione, fondatore e presidente di Optoi Microelectronics
Alfredo Maglione, fondatore e presidente di Optoi Microelectronics

Lo sa bene Alfredo Maglione, fondatore e presidente di Optoi Microelectronics, azienda con cui produce componenti microelettronici ottici e sensori optoelettronici intelligenti. Per dirla semplice, il cuore di una miriade di dispositivi che renderanno l’internet of things una realtà.

Un attimo; ma lo spazio che c’entra? “Essere capaci di sviluppare tecnologie per applicazioni spaziali”, spiega Maglione, “significa acquisire competenze progettuali, sui materiali e sulla validazione dei prodotti senza paragoni in altri ambiti. Per questo 10 anni fa abbiamo raccolto la sfida della space economy: l’obiettivo era di estenderne l’approccio a tutti i nostri progetti. Il corollario è stato aumentare la nostra credibilità”.

Non che Maglione e la sua Optoi ne avessero così bisogno: 52 anni, trentino, Maglione si è laureato in ingegneria con tesi sperimentale sulla sensoristica lavorando alla Fondazione Bruno Kessler. L’idea di Optoi è nata lì, come spin-off del prestigioso istituto di ricerca: “nel 1995, quando stavo specializzandomi, incontrai alcuni imprenditori entusiasti all’idea di produrre sensori ottici ad alta precisione; un settore all’epoca appannaggio esclusivo di aziende giapponesi e statunitensi. Con alcuni di loro, fondammo Optoi, per conquistare il mercato italiano dei produttori industriali di macchine utensili, in Europa superato solo da quello tedesco”.

Missione compiuta: con un ricavo nel 2018 di 3 milioni di euro (Ebitda 15%) e una crescita nel 2019 prevista fra il 10 e il 20% (con Ebitda al 18%), da anni Optoi è il punto di riferimento per i settori industriale e veicoli speciali. Mercati che l’azienda approccia non da fornitore, ma come partner: con i propri acquirenti, sviluppa prodotti innovativi, possibilmente brevettabili, che valorizzino la posizione del cliente nel mercato di riferimento.

Tutto chiaro, a parte gli orizzonti spaziali dell’azienda. “Siamo partiti”, chiarisce Maglione, “muovendoci in controtendenza: in un’Italia che vendeva i propri gioielli tecnologici, ci siamo dedicati alla microelettronica, consapevoli di quanto si potesse concretizzare l’eccellenza delle nostre università. È un’attitudine che chiamiamo ‘innovazione concreta’, il passaggio dalla ricerca a una produzione all’avanguardia. Negli anni, a questa scommessa se n’è aggiunta un’altra: sviluppare tecnologie che non fossero solo alte, ma anche affidabili”. Lo spazio e il suo rigore hanno quindi accompagnato l’evoluzione naturale dell’azienda trentina, diventata nel 2013 un gruppo con, fra le altre realtà, le brasiliane InnovaSens, Duon e Tns.

Il campo aerospaziale ci ha stimolati a migliorare i nostri standard; Optoi era già una realtà unica in Italia, perché esperta di sensori e con il controllo completo della loro filiera, dalla progettazione all’assemblaggio fino alla vendita. Lavorare per lo spazio ci ha però permesso di essere fra i pochi a fornire parametri affidabilistici: oggi garantiamo non solo che la nostra tecnologia funzioni in condizioni estreme, come fuori dall’atmosfera, ma che in quelle condizioni funzioni per anni. È un approccio che abbiamo declinato in ogni settore: quando parliamo con un cliente industria 4.0, possiamo vantare l’omologazione dell’Agenzia spaziale europea e il rispetto dei criteri di affidabilità più stringenti, in qualsiasi ambito applicativo dei nostri sensori”.

Un risultato che dice di una dedizione decennale: “abbiamo vinto diversi progetti con le agenzie spaziali nazionali, a cominciare nel 2005 da quella francese, la Cnes, che anticipò l’Agenzia spaziale italiana (Asi) e quella europea (Esa), per cui siamo stati selezionati come sviluppatori di componenti critici utilizzati nei satelliti.

Ci aspettiamo che nei prossimi 10 anni la space economy cresca sensibilmente. Per quanto ci riguarda, lo testimonia il numero di opportunità derivanti da enti privati che nei loro sistemi richiedono tecnologie come quelle di Optoi; due su tutti, Thales Alenia Space e Airbus, colossi nel settore. A loro si affiancano possibilità sempre più consistenti con committenze private, ma anche il coinvolgimento nel programma “Mirror GovSatCom”, mirato alla realizzazione di un sistema satellitare innovativo, l’Ital-GovSatCom. Lo spazio è un settore strategico in Europa, che implica la necessità di investire per essere più indipendenti, per esempio, dagli Stati Uniti. Per le aziende come Optoi, è la sfida più ghiotta”.

Per tutti, la nuova frontiera dell’eccellenza. Uno spazio “concreto”, altro che Star Trek.

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