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Philippe Starck a Forbes.it: entro vent’anni il design scomparirà

Philippe Starck (Tullio M. Puglia/Getty Images for Kartell)

(realizzato in collaborazione con Philippe Branche)

Philippe Starck. Un nome diventato un brand. Come lui si definisce? Un esploratore, non solo del Design, ma soprattutto della natura umana. Dall’ultima stazione spaziale passando per lo spremiagrumi e lo yacht di Steve Jobs, Philippe Starck sembra aver pensato a tutto. Eppure, ancora oggi continua ad immaginare il mondo di domani, come la sedia A.I. progettata dall’intelligenza artificiale e presentata al Salone del Mobile di Milano. Intervista per Forbes Italia sul futuro del Design con una delle figure mondiali dell’estetica contemporanea, dall’iconico bar Felix a Hong Kong da lui progettato.

Come vede il futuro del Design?
Philippe Starck: “Non lo vedo. Ogni cosa nasce, vive, muore; il Design non fa eccezione. È una regola universale. Il Design moderno nasce alla fine degli anni 50 circa con Raymond Loewy ed è prima di tutto un bricolage estetico, il cui scopo è rendere più piacevoli gli oggetti che ci circondano. Tuttavia, la progressiva smaterializzazione della vita moderna finirà con l’uccidere il Design. Meno materia vorrà dire semplicemente meno cose da abbellire. Il Design come lo conosciamo oggi andrà a scomparire entro vent’anni.
Anche se il Design cambierà profondamente negli anni a venire, c’è ancora un’infinità di progetti da realizzare. Recentemente mi sono interessato a quello che definisco il futuro del futuro, ossia lo Spazio. Ho partecipato al progetto della prossima stazione spaziale internazionale in collaborazione con Axiom Space, che seguirà alla Nasa nello sviluppo del turismo spaziale. Ho studiato come il Design può supportare la vita in assenza di gravità. E posso dire con orgoglio che il comandante della stazione spaziale con cui ho collaborato mi ha rivelato che ho trovato molte soluzioni a problemi di vecchia data.”

Quale sarà il ruolo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale nel Design di domani?
Philippe Starck: “L’intelligenza artificiale sarà ovunque. E sarà anche l’unico strumento in grado di ristabilizzare il mondo moderno. Il pianeta Terra è come una nave impazzita che brucia da un lato e affonda dall’altro. L’intelligenza artificiale mi sembra necessaria per salvare l’umanità sulla Terra.
Per quanto riguarda il suo impatto sul mondo del Design, di recente ho collaborato con il produttore italiano Kartell e lo specialista di software Autodesk per realizzare la prima sedia interamente progettata dall’intelligenza artificiale. Mi sono posto una domanda semplice: «Come poter supportare il corpo utilizzando il minimo di materiale ed energia?”. Per due anni e mezzo l’intelligenza artificiale ha seguito un processo di deep learning, sperimentando tentativi fino a perfezionarsi. Il risultato finale è un oggetto che sembra una semplice sedia, ma è in realtà molto complesso. L’intelligenza artificiale è riuscita a concepire una sedia molto più efficiente di quanto avrei potuto fare io da solo. Per questo sono totalmente convinto del ruolo positivo della scienza per l’uomo. In ogni opera umana c’è più bene che male, la prova sta nel fatto che siamo ancora vivi. Il progresso è un beneficio immenso e indiscutibile.”

Philippe Starck è profondamente positivista: attraverso l’ordine, il progresso e la scienza, l’umanità si perfeziona. Ma il futuro del Design non dipende solo dall’uso delle nuove tecnologie. Si basa anche su nuovi luoghi di creazione e nuove fonti di ispirazione. Oggi il mondo sta guardando sempre più verso la Cina. Il Regno di Mezzo è divenuto una fonte di ispirazione per molti brand occidentali, in particolare nel settore del lusso. È anche il caso del Design? Due domande sulla Cina per l’iconico designer francese.

Quali sono le sue fonti e luoghi di ispirazione? Si lascia ispirare dalla Cina?
Philippe Starck: “Non ho muse ispiratrici. E la Cina non mi ispira più di altri Paesi. Tuttavia, ho un vizio: sono sapiosessuale, l’intelligenza mi affascina. Einstein, Tolomeo, Pascal, Platone, Cartesio e Victor Hugo sono per me dei maestri assoluti. Ciò che osservo in Cina è un senso molto profondo di vuoto e sintesi.”

Lavora spesso con la Cina?
Philippe Starck: “Principalmente quando sono invitato. Ci sono avventure sempre molto interessanti, come quella per creare il concept phone Mi Mix con Xiaomi, una società ancora giovane e gestita in modo innovativo. Di fronte a una struttura di ragionamento lineare in Occidente, il pensiero cinese è atomizzato. Questo tipo di collaborazioni sono importanti per meglio comprendere le differenze culturali.”

Mentre progetta gli oggetti del domani e si rivolge nuovi mercati come la Cina, Philippe Starck si interessa anche alle future generazioni di designer che saranno più “ecologiche”. Reciprocamente, per i giovani designer come Karl Chucri, co-fondatore del premiato Studio Caramel: “Philippe Starck rimane senza dubbio un maestro del pensiero per tutta la nostra generazione”. Per meglio comprenderlo, concludiamo con delle domande per delineare lo Starck-pensiero.

Come si diventa Philippe Starck?
Philippe Starck: “Non lo si diventa, si deve già un po’ esserlo. Questo può portare a qualche incompatibilità con la società. Ad esempio, ho un forte interesse per la scienza, ma non so risolvere una divisione o una moltiplicazione. Nonostante questo sto cercando di creare una società migliore per i miei amici, la mia famiglia, la mia comunità.”

Il Design è più pratico o estetico?
Philippe Starck: “È soltanto funzionale. L’estetica assume significato solo quando un oggetto ha risposto pienamente al bisogno di funzionalità. Ci sono molti temi con i quali si può giocare: sessuale, politico, umoristico, didattico. Ma il Design deve prima di tutto mettere in luce la funzionalità.”

A quanti progetti lavora ogni anno?
Philippe Starck: “Una media di duecento progetti.”

Quale progetto attuale ha più a cuore?
Philippe Starck: “Sono molto legato alla mia collezione di profumi STARCK PARIS. Sono un sognatore professionista, ma mio malgrado i sogni devono trasformarsi in materia per poter essere apprezzati e condivisi. Invece, con una singola goccia di profumo possiamo creare un universo effimero. È come avvolgere per un po’ una donna in una sfera di cristallo, che la proteggerà e le darà fiducia. È qualcosa di straordinario.”

Cosa pensa della natura umana?
Philippe Starck: “L’essere umano è divenire. Esistiamo solo perché ci evolviamo. Ho creato il profumo Peau d’Ailleurs per essere il simbolo di questa evoluzione, in particolare riguardo la questione dei generi. L’uomo maschile e la donna femminile non sono più due realtà separate. Ne è nata una fragranza senza genere, che permette di avvicinarsi alla natura fluida del genere umano.”

Infine, ha preparato questa intervista?
Philippe Starck: “No. Un’intervista è una conversazione e penso che la preparazione avrebbe impoverito questo scambio.”

Philippe Starck, dunque, un semplice brand? Molto più di questo. È un uomo con un naturale senso di poesia che ha affinato il suo pensiero per offrire la sua visione dell’uomo ai contemporanei. Philippe Starck è quindi un poeta – dall’antico termine greco poiesis che significa “creazione”. Ma dietro al creatore, c’è un fine pensatore che sa come piegare la materia per rivelare nuovi orizzonti.

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