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Cultura 14 Aprile, 2020 @ 5:53

Ottavio Fabbri, il “pittore delle stelle” cresciuto con i grandi dell’editoria

di Forbes.it

Staff

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Pittore, scultore, regista e soprattutto artista. Non basterebbe una sola parola per definire la poliedrica personalità di Ottavio Fabbri, figlio dell’editore Dino Fabbri. Che in questa intervista a forbes.it ha raccontato le sue più grandi passioni, e perché il mondo lo conosce come il “pittore delle stelle”.

Mi racconta la sua infanzia? Cosa ha significato essere figlio di una grande figura del mondo dell’editoria? 

La mia infanzia è iniziata subito con una bella accoglienza dal mondo delle stelle. Mia nonna paterna si chiamava Stellina e la canzone d’amore di mia mamma e mio papà era Stardust di Hoagy Carmichael. Forse sono stato allattato dalla Via Lattea (ride, ndr). Pare che, dopo papà e mamma, io abbia pronunciato la parola telescopio. Grazie a mio padre, fondatore della Fratelli Fabbri Editori, ho potuto assistere alla crescita di un’editoria nuova attraverso la vendita dei fascicoli con un sistema di diffusione capillare in tutto il mondo. Ricordo ancora l’enciclopedia Conoscere, diffusa in decine di lingue, o I maestri del colore. Un periodo ricco di incontri con personaggi del mondo dell’arte che frequentavano la casa editrice e che ho avuto la grandissima fortuna di incontrare.

Perché la definiscono il “pittore delle stelle”? Che legame ha con lo spazio e cosa lo affascina di più di quest’ultimo? 

Mi definiscono il pittore delle stelle perché questo è appunto il mio tema pittorico fin da quando ero ragazzo. La sera d’estate al mare passavo ore a guardare il cielo stellato cercando forse delle risposte a quell’incanto e al suo mistero infinito. Cominciai quindi a interessarmi di fisica e a leggere moltissimi testi. Mia madre era pittrice e io sono cresciuto in mezzo ai pennelli e al profumo dei colori della sua tavolozza, oggetto per me magico, e ai libri d’arte di mio padre. Ma la scelta di dipingere stelle e galassie era innata; il famoso critico d’arte Achille Bonito Oliva, venuto a una delle mie prime mostre disse: “Fabbri è come se avesse dipinto da sempre!” e molti anni dopo, all’inaugurazione di una mia esposizione, Buzz Aldrin, astronauta della prima missione lunare Apollo 11, disse: ”Ho già visto i dipinti di Fabbri nello spazio”. Ecco, questo è stato il più bel complimento della mia vita.

Ci sono delle reference artistiche, cinematografiche o musicali che lo ispirano quando crea?

Le referenze artistiche migliori sono quelle inconsapevoli, soprattutto pittoriche, che emergono più come humus culturale di fondo che come soggetto di diretta ispirazione. Da bambino volevo sempre visitare i musei e mio padre mi faceva vedere i libri d’arte che pubblicava. Così imparai a riconoscere al volo un dipinto di Giovanni Bellini o una scultura di Rodin in qualsiasi museo andassi con mia madre. Roberto Longhi, grande critico d’arte, mi fece una intervista alla radio, avevo quattro anni, in cui rimase impressionato dalla velocità con la quale riconoscevo i pittori sui libri che mi faceva vedere. Per quanto riguarda l’ispirazione derivata dal cinema o dalla musica non c’è una relazione diretta con la mia pittura per quanto l’atmosfera di certi film come “2001: Odissea nello spazio”, certamente mi suggestionarono. Io stesso ho diretto alcuni film fra cui “Viaggio d’amore” con Omar Sharif e Lea Massari tratto da una poesia di Tonino Guerra. Una volta la Levi Montalcini mi disse che gli artisti e gli scienziati attivano le stesse sinapsi cerebrali, quindi un matematico può essere un buon violinista, un pittore e un appassionato di scienza. Io, pittore del cosmo, sono appassionato di tutto ciò che riguarda la fisica quantistica e una mia intuizione pittorica ha avuto recentemente conferma in una foto di un Black Hole. Questo è un esempio di interazione fra sinapsi di cui parlava la Montalcini. Per quanto riguarda l’ispirazione che proviene dalla musica, non saprei cosa rispondere: quando dipingo non ascolto musica perché se la musica è bella mi vien da credere che sto dipingendo un bel quadro.

Quando ha capito di voler fare l’artista? Di quali progetti va particolarmente fiero?

In realtà non ho mai veramente pensato di fare l’artista. Ero un bambino con tante curiosità sul mondo ed ero felice quando vedevo in montagna una notte stellata. Mi sentivo interpellato da tanta bellezza dell’Universo. Forse ho intuito che un giorno sarei diventato un pittore di stelle e di galassie. Comunque pittore delle mie stelle e delle mie galassie e di paesaggi cosmici, non di realtà astronomica, ma di ciò che avrei creato io quasi con la sensazione di un ricordo di un universo già visto in un’altra vita e in un altro luogo non sulla Terra. Universo che dipingo da trenta anni e a cui l’Agenzia Spaziale Italiana ha fatto onore nel 2018 con una grande mostra nella sua magnifica sede di Tor Vergata a Roma con una bella introduzione critica di Ilaria Salaiolo e la presentazione dell’astronauta Luca Parmitano.

Oltre alle stelle, il cinema: un’altra sua grande passione. Ce la racconta?

I miei primi ricordi di una macchina da presa risalgono a quando avevo sei anni, mia mamma aveva una piccola cinepresa 8 millimetri che io non osavo toccare e aspettavo sempre la magia della proiezione dopo che il filmino veniva consegnato da un laboratorio a mia madre: era un gran piacere rivedersi su un schermo casalingo accompagnati dal rumore tipico dei proiettori di quegli anni. Ben altra cosa rispetto ai video attuali. E comunque per me il vero primo incontro con il grande cinema  avvenne a Bologna dove vivevano i miei zii. Abitavano in un appartamento con un terrazzo che si affacciava su un cinema all’aperto, e d’estate era un incanto vedere i film da casa, privilegio assoluto e grande magia per un ragazzino alla scoperta del mondo. E cosi, da grande, ho iniziato a fare dei documentari; poi sono stato assistente volontario di Visconti in Morte a Venezia e ho diretto alcuni film: mi piace ricordare Movie Rush, Banana Republic con Lucio Dalla e De Gregori, Speed Fever con Niki Lauda e i piloti di formula 1, e Viaggio d’amore con Omar Sharif e Lea Massari, considerato per le nomination nel 1990. Adesso sto preparando un altro film. Non c’è molta differenza fra la pittura e il cinema, si tratta in entrambi i casi di riempire di luce una tela bianca.

So che ha avviato una collaborazione con Sharon Stone, e tantissimi altri progetti…

I miei dipinti di stelle, galassie e paesaggi cosmici sono stati riprodotti su stoffe pregiate e qualche anno fa ho creato anche una linea di moda dal titolo “Stars&Stars” con testimonial a Dubai Sharon Stone per un evento di charity per Amfar alla presenza della famiglia regnante. La Rolls Royce dal 2017 realizza dei modelli di automobili con il tetto interno ispirato ai miei cieli di stelle.  Recentemente, alla fashion week di Milano di settembre, Nicole Kidman e Chiara Ferragni hanno presentato una sfilata dal titolo “Starry Night” ispirata ai miei dipinti riprodotti su alcuni down jackets per la Bosideng. In ottobre 2019, Christie’s ha organizzato per l’associazione Dino Ferrari una serata di beneficenza con dei miei dipinti di stelle che ho avuto l’onore di donare. All’Agenzia Spaziale Italiana, inoltre, nella sua fantastica sede di Tor Vergata, l’astronauta Parmitano ha presentato l’anno scorso una mia grande mostra con 40 quadri in esposizione. Probabilmente in una futura missione spaziale un mio dipinto di stelle verrà portato in orbita e sarà dedicato ai bambini di tutto il mondo. Ho anche realizzato un progetto, già pubblicato, di una “Piramide di Pace e di Luce sulla Luna”.

Sta scrivendo un libro, di cosa parlerà?

Come diceva Picasso: “Ci vogliono molti anni per diventar giovani!” e io, forte di questa splendida massima, creo ogni giorno nuovi progetti. Recentemente ho scritto un libro che uscirà il prossimo inverno su una serie di incontri abbastanza straordinari della mia vita fin da bambino.

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