Tim Cook “il generoso” regalò a Trump un Mac Pro da 6.000 dollari

(Mandel NGAN:AFP via Getty Images)
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(Mandel NGAN:AFP via Getty Images)

“Tim Apple”. Così lo ribattezzò un giorno l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump con una espressione che divenne subito un popolare meme, espressione al confine tra la battuta e la gaffe di cui il tycoon neworkese è stato sempre generoso.

Una ghiotta informazione spunta adesso da un’ informativa che elenca le donazioni ricevute dall’ex presidente, informazione riportata in fondo al documento United State Office Government Ethics, che previene i conflitti di interesse tra gli “Executive Branch”. Il regalino spuntato nelle mani di Tim Cook, ceo di Apple, si chiama Mac Pro 2019 e costa 5.999 dollari come riporta il sito specializzato The Verge. E’ stato il primo iMac Pro creato nella fabbrica di Flextronics di Austin, Texas.

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Accompagnato dall’ onnipresente figlia prediletta Ivanka, Trump qualche tempo prima del lancio del nuovo Mac Pro, fece visita alla factory texana che assembla i potenti Mac Pro dal novembre 2019. Nella delegazione, fatto non trascurabile, faceva Steve Mnuchin l’allora Segretario del Tesoro. Il cadeau, ben accetto da Donald, lo avrebbe aiutato alla Casa Bianca anche per la frenetica attività che ha svolto sui media e sui social media prima di essere bannato. La fabbrica di Austin continua tuttora ad essere attiva nella produzione di workstation per il mercato domestico e ha beneficiato delle esenzioni tariffarie volute dall’ex Presidente. Queste macchine, infatti, hanno lavorazioni molto meno sofisticate dell’iPhone che invece viene prodotto dalla Foxconn cinese, e secondo gli ultimi rumors starebbe lavorando a due prototipi di iPhone foldable, pieghevoli.

Rapporto conflittuale

Tim Cook oltre a essere un manager visionario e parecchio efficace che inizia a lavorare prima dell’alba, ha mostrato con lo spigoloso Trump grandi capacità diplomatiche. Dopo gli urti iniziali i due hanno trovato un feeling che si è esteso a tutti i quattro anni di presidenza. Ma a Cook va il merito di aver agito senza piaggeria, duro sulle questioni ambientali che Trump ha sempre escluso dalle priorità, contrario alle scelte sull’immigrazione (all’interno dell’Apple Campus c’è sempre stato un alto tasso di ingegneri che provengono dall’India, dal Far Est e dai Paesi Latini).

Per contro, Tim Cook è stato conciliante quando si trattava di commentare la riforma fiscale favorevole alle big company e l’introduzione di dazi sull’import del “nemico” cinese. Anche i freni che il presidente ha imposto a Huawei e di recente a Xiaomi, due brand in grado di guadagnare ampie fette di mercato a danno di iPhone, non sono di certo dispiaciuti a Mr Cook.