Jo Ann Jenkins, Karen Lynch e le donne over 50 che stanno conquistando i vertici aziendali negli Stati Uniti

Jo Ann Jenkins donne over 50
(foto Rich Fury/Getty Images)
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Jo Ann Jenkins donne over 50
(foto Rich Fury/Getty Images)

Questo articolo di Maggie McGrath è apparso su Forbes.com.

Poco dopo essere diventata, nel 2014, ceo di Aarp – un’organizzazione dedicata ad aiutare gli americani di età superiore ai 50 anni -, Jo Ann Jenkins se ne è uscita con un consiglio piuttosto radicale: non andate in pensione.

“Ho 57 anni e mi sto divertendo tantissimo”, ha detto Jenkins nel 2015. “Ho avuto alcune meravigliose esperienze lavorative nel corso dei miei oltre 30 anni qui a Washington, ma devo dire che oggi sto trovando più soddisfazione nel lavoro che faccio che in qualsiasi altra posizione che ho ricoperto”.

Fortunatamente per le c-suite del paese – i vertici delle aziende -, le donne stanno seguendo questo consiglio e il 2020 ha visto il numero più alto di sempre di ceo donne a capo delle più grandi aziende americane. Molte di queste hanno anche più di 50 anni e, scardinando la cultura aziendale a impronta maschile nota come “boys club”, stanno contribuendo a infrangere le norme anagrafiche e di genere. Forbes e Know Your Value stanno dando voce a queste persone in grado di rompere le barriere in un nuovo spazio settimanale del Morning Joe, in onda negli Stati Uniti su Msnbc Questa settimana, i riflettori vanno sulle donne over 50 che stanno raggiungendo i vertici delle aziende in cui lavorano e stanno rompendo il cosiddetto soffitto di cristallo.

Tra queste c’è Rosalind “Roz” Brewer, 58 anni: già 48esima donna più potente al mondo secondo Forbes, la chief operating officer di Starbucks è destinata a continuare ancora la sua scalata: a gennaio è stata nominata ceo di Walgreens Boots Alliance. Quando prenderà il timone della società a marzo, non sarà solo la prima donna ceo in azienda, ma anche l’unica donna di colore a ricoprire il ruolo di chief executive di un’azienda S&P500.

Oltre ad aver parlato apertamente delle dinamiche razziali durante le riunioni aziendali (“Quando sei una donna di colore, fai molti errori. Fai errori dal momento che pensi di non poter raggiungere quel lavoro che vorresti avere” ha detto in un discorso di laurea del 2018 allo Spelman College), ha anche riferito di essere sorpresa di quanta attenzione ha ricevuto per le barriere che ha infranto.

Jane Fraser, 53 anni: la banking executive scozzese entrerà nella storia quando diventerà ceo di Citigroup il mese prossimo. Fraser è attualmente presidente dell’azienda e, subentrando all’attuale chief executive Michael Corbat, sarà la prima donna a gestire una delle quattro banche più grandi di Wall Street.

Fraser ha iniziato la sua carriera nell’ufficio fusioni e acquisizioni di Goldman Sachs a Londra ed è entrata a far parte della società di consulenza McKinsey nel 1994. Ha trascorso metà dei suoi dieci anni di mandato lavorando part time, poiché i suoi figli erano ancora piccoli. “Ciò che posso dire è che puoi avere tutto, ma non aspettarti di averlo tutto nello stesso momento”, ha riferito Fraser durante una conferenza fintech di dicembre.

Karen Lynch, 58 anni: è diventata chief executive di Cvs, una delle più grandi aziende sanitarie del mondo, il primo febbraio. È stata recentemente vicepresidente esecutivo dell’azienda e presidente di Aetna, dopo aver ricoperto in precedenza posizioni dirigenziali presso Cigna e Magellan Health Services.

Lynch ha raccontato di come si fosse sentita spinta ad entrare nel settore sanitario in seguito ad alcune dolorose esperienze personali. Perse infatti sua madre per suicidio quando aveva 12 anni e sua zia, già madre single con un figlio a carico, la allevò insieme ai suoi tre fratelli. La zia morì poi per un enfisema quando Lynch aveva 20 anni: quello fu il vero punto di svolta della sua vita.

“Ironia della sorte, ero più motivata di prima, grazie a quel senso di frustrazione e impotenza. Non sapevo cosa chiedere ai medici, cosa fare quando soffriva di dolori fisici o come orientarmi in un sistema di cure così complicato e confuso”, ha detto Lynch a Forbes nel 2018. “Volevo evitare che qualcun altro si sentisse come mi sono sentita io. La determinazione che ho raggiunto in quel momento mi guida ancora oggi”.

Carol Tomé, 64 anni: undicesima donna più potente al mondo secondo Forbes, Tomé è chief executive di Ups. È un ruolo che non aveva minimamente pianificato: dirigente di lunga data di Home Depot, di cui era arrivata a diventare cfo, è andata in pensione nel 2019.

La pensione non è durata a lungo. Quando Ups, società che vede nel suo consiglio Tomé dal 2003, ha avuto bisogno di un nuovo chief executive nel 2020, Tomé ha deciso di ritornare alla sua vecchia vita aziendale. Wall Street sembra approvare la sua leadership: le azioni Ups sono aumentate del 65% da quando ha preso le redini a giugno.

Sebbene sia la prima donna a gestire Ups, Tomé si è presa la responsabilità di assicurare che non sarà l’ultima. “Il primo dirigente che ho nominato qui in Ups è stata la nostra responsabile delle comunicazioni, Laura Lane”, ha detto il primo ottobre. “Il primo lavoro che ho creato da quando sono entrata è andato a una donna”.

Jo Ann Jenkins, 62: è l’unica ceo in questo elenco che non ha preso il timone della sua azienda – Aarp, la più grande organizzazione di appartenenza senza scopo di lucro e apartitica del mondo – negli ultimi dodici mesi. Dirige Aarp dal 2014 e, in questo ruolo, si pone come un modello per chiunque metta in discussione il proprio valore o non si senta pronto a smettere di lavorare anche se la società (o il conto in banca) la pensano diversamente.

“Ho sempre detto: ‘So di poter gestire qualunque situazione’. Voglio dire, alla Biblioteca del Congresso, il bilancio era ben oltre un miliardo di dollari”, ha detto Jenkins al New York Times nel 2019, in riferimento al suo lavoro come chief operating officer dell’istituzione.

Jenkins ha iniziato la sua carriera presso il dipartimento per l’Edilizia operativa e lo sviluppo urbano degli Stati Uniti e ha continuato a lavorare per i dipartimenti dei Trasporti e dell’Agricoltura prima di approdare alla Biblioteca del Congresso. È entrata a far parte di Aarp nel 2010 e, sebbene sappia che non lavorerà per sempre, non riesce a immaginare di essere inattiva. “Mi darò sempre da fare” dice.