Smart working all’estero? Revolut concede due mesi l’anno ai suoi 2.000 dipendenti

Nik Storonsky, ceo e founder di Revolut
Nik Storonsky, ceo e founder di Revolut.
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Revolut segue la trasformazione digitale e lavorativa innescata dal Covid-19 e integra definitivamente lo smart working come costante all’interno dell’azienda. In una nota ufficiale, l’app finanziaria con 15 milioni di clienti in tutto il mondo fondata dal miliardario Nikolay Storonsky, a cui Forbes stima un patrimonio netto di 1,2 miliardi di dollari, ha infatti annunciato che consentirà ai suoi oltre 2mila dipendenti di lavorare dall’estero fino a 60 giorni l’anno.

“Una volta che le restrizioni per viaggiare saranno allentate – e sempre seguendo le linee guida delle autorità sanitarie nazionali – i dipendenti Revolut avranno l’opportunità di lavorare temporaneamente da un luogo diverso rispetto al Paese di impiego”, rivela l’azienda che sottolinea anche di aver studiato le normative applicabili in materia di imposte per la società, immigrazione, imposte sul reddito e previdenza sociale per creare una policy vantaggiosa e conveniente per i dipendenti. Tra i vari motivi che hanno spinto Revolut a dar vita a questa rivoluzione lavorativa ne spicca soprattutto uno: ossia venire incontro alle richieste dei dipendenti, che provenendo da Paesi diversi, hanno espresso la necessità di visitare le famiglie più spesso o per periodi più lunghi.

“Riteniamo che quando i vari Paesi inizieranno a revocare le restrizioni locali e di viaggio”, dichiara Jim MacDougall, vp of people di Revolut, “questa nuova policy sarà un enorme successo tra i dipendenti di Revolut. Poiché stiamo eliminando i confini nel settore dei servizi finanziari, aveva senso allineare alla nostra missione di prodotto anche la politica interna. I nostri dipendenti hanno chiesto flessibilità e questo è ciò che stiamo offrendo loro come parte della nostra continua attenzione all’esperienza e alla selezione dei talenti”.

Revolut e l’impegno verso lo smart working

L’impegno di Revolut verso la promozione e l’implementazione dello smart working non è però una novità. Già a febbraio scorso, la società ha annunciato il passaggio a un modello ibrido, supportato dall’innovativa strategia immobiliare RevLabs che prevede il riutilizzo di tutti i suoi uffici come spazi collaborativi flessibili. In risposta alle preferenze chiaramente espresse dai suoi oltre 2.000 dipendenti, Revolut ora consente alla stragrande maggioranza di scegliere quando e quanto spesso desiderano lavorare da casa o recarsi in ufficio. Si tratta quindi di un progetto pilota che, però, dovrebbe essere già completamente implementato entro la fine dell’anno.

Questa nuova strategia di business avviata dalla società segue ovviamente delle ricerche interne avviata dalla stessa Revolut. Seconde le quali oltre il 56% dei dipendenti preferirebbe lavorare da casa tra le 4 e le 2 volte a settimana, mentre il 36% vorrebbe lavorare da remoto al 100%. Solo il 2% di tutti gli intervistati preferirebbe lavorare tutti i giorni dall’ufficio. Ma non è tutto. Il 95% ha anche evidenziato che lo smart working non abbia influito sulla produttività personale o che il cambiamento sia stato positivo. E non è un caso, quindi, se sia nel 2020 che nei primi mesi del 2021 la società sta continuando ad incrementare la sua base di clienti.

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