L’Ue attende il terzo vaccino mRna di CureVac, la biotech tedesca controllata dal miliardario Dietmar Hopp

(Photo by Christian Kaspar-Bartke/Getty Images)
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L’Italia si prepara a un parziale ritorno alla normalità. E questo nonostante tardi a decollare il programma nazionale di vaccinazione, a causa soprattutto dei timori emersi sul vaccino contro il Covid-19 prodotto da Astrazeneca e su quello monodose (sul quale c’è stata sempre grande attesa e speranza) realizzato da Johnson & Johnson, che ha annunciato però la sospensione negli Usa e il ritardo di consegne in tutta l’Ue.

Ma un terzo vaccino chiamato CVnCoV – che potrebbe ricevere prossimamente le necessarie autorizzazioni – potrebbe dare un nuovo impulso alla campagna vaccinale. Si tratta di quello dell’azienda biofarmaceutica tedesca Curevac, realizzato con mRNA, tecnologia sulla quale, secondo la Commissione europea, “bisogna concentrarsi perché ha dimostrato il suo valore”.

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CureVac

Domiciliata nei Paesi Bassi, ma con sede a Tubinga (Germania), CureVac è un’azienda biofarmaceutica nata nel 2000 dall’intuizione di uno dei suoi fondatori, il dottor Ingmar Hoerr. Il quale si accorse, mentre svolgeva un dottorato di ricerca, che quando veniva somministrato direttamente nel tessuto, l’mRNA della biomolecola (storicamente instabile) poteva essere utilizzato come vaccino o agente terapeutico dopo l’ottimizzazione, senza riformulazioni complicate o imballaggi molecolari necessari. Scoperta che inevitabilmente portò CureVac a spostare la sua attenzione sullo sviluppo di una nuova classe di farmaci basati sull’mRNA. Con un principio base ben preciso: l’utilizzo di questa molecola come supporto di dati per le informazioni, con l’aiuto del quale l’organismo stesso può produrre i propri principi attivi per combattere varie malattie.

Obiettivo che, fin da subito, ha conquistato l’attenzione di svariati e importanti player – come Bill & Melinda Gates Foundation, Boehringer Ingelheim, GlaxoSmithKline e il governo tedesco – con cui ha stipulato diversi accordi mirati allo sviluppo della sua tecnologia. L’azienda ha anche il sostegno dell’Europa che già nel 2015 ha assegnato il premio di 2 milioni di euro per l’innovazione nella tecnologia dei vaccini. E nei primi giorni della pandemia, gli ha elargito un prestito di 75 milioni di euro per aumentare l’impegno su un vaccino anti-Covid.

Oltre ad aver raccolto nel corso degli anni diversi finanziamenti proprio da questi enti, CureVac nel 2020 ha visto schizzare la sua liquidità da 30,7 milioni di euro (registrati nel 2019), a 1,3 miliardi di euro. Soprattutto, grazie ai 559,3 milioni di euro raccolti nell’investimento privato a luglio 2020, ai 192,9 milioni di euro di proventi netti ottenuti in seguito all’ipo all’interno del Nasdaq (avvenuta nel 2020), e a un pagamento anticipato non rimborsabile di 120 milioni di euro ricevuto da GSK, come sottolinea la stessa CureVac. Senza dimenticare che la società ha inoltre ricevuto 103 milioni di euro di pagamenti dalla sovvenzione fornita dal ministero federale tedesco dell’Istruzione e della ricerca (Bmbf) nel quarto trimestre del 2020; ai quali dovrebbero aggiungersi ulteriori 149 milioni di euro nel 2021, sempre se la società riesca a rispettare le varie condizioni della sovvenzione.

Investitori

Con una capitalizzazione di circa 750 milioni di euro in contanti, la società guidata dall’amministratore delegato Franz-Werner Haas vanta tra gli azionisti figure rilevanti del mondo imprenditore e istituzionale. Tra cui spicca il miliardario tedesco Dietmar Hopp, che secondo Forbes detiene un patrimonio di 11,7 miliardi di dollari.

Co-fondatore di Sap, Dietmar Hopp è il principale investitore di CureVac grazie all’oltre 80% delle azioni possedute dalla dievini Hopp BioTech holding GmbH & Co. KG, la holding (co-fondata proprio da Hopp) che ha come principale focus di investimento le società biotecnologiche innovative. Tanto che detiene partecipazioni in dieci società, sette in Germania, due in Svizzera, una in Italia. E quasi tutte sviluppano sistemi diagnostici, terapeutici e vaccini contro malattie gravi come cancro, infezioni batteriche e virali e disturbi neurodegenerativi.

Oltre ad Hopp, CureVac può contare sulla Bill & Melinda Gates Foundation che, oltre aver finanziato la società con 44,2 milioni di dollari, come evidenzia Forbes, risulta tra i principali azionisti della società tedesca. Senza dimenticare che, a giugno 2020, il governo tedesco con un investimento di 300 milioni di euro (finanziato direttamente dalla banca pubblica tedesca Kreditanstalt für Wiederaufbau, l’equivalente teutonico dell’italiana Cassa Depositi e Prestiti), ha acquisito il 23% delle azioni di CureVac.

Il vaccino

Il candidato vaccino di CureVac, CVnCoV, è un mRNA ottimizzato, non modificato chimicamente (questa è la vera differenza), che codifica la proteina spike a lunghezza intera stabilizzata in prefusione della SARS- Virus CoV-2 e formulato all’interno di nanoparticelle lipidiche (LNP). Ciò significa che il vaccino CureVac richiede un dosaggio minore, rispetto ai suoi diretti competitor (Pfizer e Moderna), può essere conservato per tre mesi a una temperatura di 5 gradi centigradi ed è più veloce nel reagire ai mutamenti. Lo scorso 23 marzo, infatti, la società tedesca ha dichiarato che il suo candidato vaccino è efficace anche contro la temuta variante sudafricana del Covid-19.

Accelerato dalla stipula di diverse partnership strategiche mirate al suo ulteriore sviluppo, alla produzione e alla commercializzazione, il vaccino di CureVac è in attesa di ricevere l’autorizzazione dall’Ema che potrebbe arrivare nel giro di qualche settimana. Considerando che il 12 febbraio l’agenzia europea ha iniziato la cosiddetta revisione ciclica (rolling review) per valutarne gli standard di efficacia, sicurezza e qualità farmaceutica e che “la procedura dovrebbe essere più breve rispetto a quella ordinaria, grazie al lavoro già svolto durante la revisione ciclica”, come ha dichiarato la stessa Aifa.

Guardando agli accordi con la commissione europea, CureVac fornirà agli Stati membri fino a 405 milioni di dosi di vaccino. In quanto il contratto (stipulato lo scorso novembre) copre 225 milioni di dosi iniziali e l’opzione per ulteriori 180 milioni di dosi, come ha evidenziato la stessa azienda guidata da Franz-Werner Haas.

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