Da piazzista a industriale cartario: la coraggiosa storia di Roberto Tosca e della Celtex

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Ci sono eccellenze industriali in grado di guidare la ripartenza dell’economia italiana che operano in comparti vitali per il sistema Paese. Tra questi il settore cartario lucchese (il secondo al mondo per dimensioni) di cui Industrie Celtex, azienda leader nel mondo del tissue e nelle forniture del settore ho.re.ca e ristorazione, è una delle realtà più importanti.

Presente in 41 mercati, Celtex ha stabilimenti in Italia, Francia e Germania. È una multinazionale a misura d’uomo, che si può collocare in quello che viene definito il “capitalismo responsabile”, per la forte attenzione al rispetto del personale impiegato, all’indotto e al territorio, assolvendo ad una mission anche sociale. Dal 1987 tutti gli utili prodotti (che raggiungono cifre importanti) non vengono distribuiti ai soci, ma sono totalmente reinvestiti nell’azienda.

È una storia di successo e serietà quella di Celtex, la stessa di uno dei suoi fondatori, Roberto Tosca, direttore commerciale e azionista dell’azienda, un inizio poco brillante come sub-agente per la Toscana per la vendita di prodotti cosmetici per parrucchieri e, soltanto un anno dopo, in fuga lungo una strada di guadagni e di grandi soddisfazioni personali. Ma Tosca non si adagia mai, ha il fiuto per sentire e cavalcare i cambiamenti in arrivo e il coraggio di rimettersi in gioco e rilanciare. Come nel 1997, quando neppure trentenne, contro il parere di genitori e amici, con un collega investe tutto quello che ha in un piccolo macchinario per la produzione di tovaglioli da bar di cui un cliente vuole disfarsi. Un brutto macchinario, vecchio e ricoperto della sporcizia di decenni di onorato servizio, che si trasforma nell’opportunità di intraprendere una nuova avventura. Nasce così, in una porzione di capannone sfitto in Toscana, la Infibra di Roberto Tosca & C. Snc. Partecipa ai bandi per lo sviluppo dell’imprenditorialità giovanile gestiti da IG spa (oggi Invitalia) ed è l’unica azienda, tra quelle del corso di avviamento ammesse ai finanziamenti, che non solo riesce a partire, ma anche a sopravvivere. “Eravamo il progetto più piccolo, l’unico sopra Roma”, ricorda Roberto Tosca, “al nord, come dicevano i nostri colleghi di corso, forse l’unico veramente deciso a fare veramente impresa”.

Le difficoltà sono tantissime, i sacrifici pure. I due fondatori si alternano al primo macchinario in funzione (quello vecchio dei tovaglioli bar) con l’unico dipendente della neonata azienda. Si lavora di giorno in ufficio (in giacca e cravatta) e alla sera in produzione (scarpa antinfortunistica e tuta blu): “La fatica era davvero tanta” ricorda Roberto, “ma una sorta di magica sensazione ci faceva credere di essere padroni del nostro destino”. Aveva ragione, perché la Infibra cresce e si allarga. Nel 2009 salda l’ultima rata del prestito agevolato ottenuto: “Eravamo fieri e soddisfatti, a Roma erano increduli e una delegazione venne a trovarci per constatare il miracolo di persona.”

Nel frattempo arriva l’incontro e l’amicizia con l’amministratore di Celtex, azienda cartaria di rilievo del settore, che dispone di cartiere e nel 2008 ha finalmente un luogo vocato dove poter sperimentare nuovi macchinari per la produzione di prodotti “piegati”, come i tovaglioli prodotti, mentre Infibra consolida l’approvvigionamento costante della materia prima, divenendo di fatto produttore integrato.

La collaborazione funziona, il board societario di Celtex necessita di “linfa giovane” e di nuove forze per affrontare un necessario salto dimensionale: nasce Industrie Celtex spa, un’unica entità industriale dove Infibra confluisce mediante un processo di fusione per incorporazione. Si avvia la realizzazione di una nuova linea di prodotti, acquisendo i best sellers del canale professionale (fiore all’occhiello dell’azienda) e trasformandoli in versioni ad uso per il consumatore finale, mantenendone inalterata la qualità.